Faccia da…Vespa

Si narra, ma è solo una leggenda metropolitana, una specie di fiaba  e agli italiani le fiabe piacciono tanto, che Bruno Vespa sia figlio di Benito Mussolini.
Beh, io non ci credo. Ma quando mai? Pare, si dice, ma sono passati tanti anni…
Ma poi si sa che gli anni corrono, anzi volano e ci ritroviamo oggi con questo signore un po’ strabuzzante gli occhi, proprio come “lui”, ma questo non significa, ovvio. Eh, ci vorrebbe altro…certo che la madre è sempre certa , il padre, beh, sempre certissimo non è. Ma non è certo il suo caso. Sono solo pettegolezzi che girano girano e poi si posano, ma si sa i pettegolezzi si sprecano sempre quando una persona è famosa e non si può dire che non sia questo il caso.
Dunque, questo signor Bruno Vespa (per caso qualcuno lo conosce?) guarda caso, è andato ad Agorà, su RAI 3 a pubblicizzare la sua nuova fatica letteraria.
Ma quanti libri sforna quest’uomo? Due, tre all’anno?
Beh, comunque…durante la presentazione del tomo, lui Bruno, tomo tomo e cacchio cacchio ha detto, pensate un po’:
“Mussolini? Ebbe un grande consenso in Italia e all’estero per le sue opere sociali”.
Non l’avesse mai detto (meglio sarebbe stato), mal gliene incolse, sua signoria, la Rete, ha preso a mandargli missive non proprio carine a raffica.
Alle quali lui replica snocciolando le “opere sociali” che Mussolini ha prodotto durante la sua permanenza al potere.
Certo, la fiaba che sia suo figlio è una fiaba, d’accordo, ma lui un pochina di faccia da… Benito ce l’ha.
O no?

3 commenti su “Faccia da…Vespa”

  1. No, troppi brufoli.
    In quanto ai meriti… meglio sopressedere.
    Ma l’avete visto il Duce nei suoi proclami durante le adunate oceaniche?
    Le smorfie del viso, le labbra protese, lo strabuzzamento degli occhi, i tentennamenti della capoccia, le mascelle serrate, le mani al fianco: uno spasso.
    Un tragico spasso, purtoppo, perché quelle mosse, e non parliamo delle parole, dovevano pur piacere, non a tutti ovviamente, ma ad una buona fetta di italiani.
    Non si spiegano altrimenti, il culto induscusso del Capo, la romanità anelata, i sogni di gloria imperiali, l’irreggimentazione del popolo, la cultura fascista inculcata ai giovani, la pervasività del Partito in ogni aspetto della vita e delle istituzioni, per restare solo nell’ambito ideologico. Definire il resto una tragica frana è solo un’eufemismo.

    Risposta
    una tragica frana è davvero un eufemismo, ma di Vespa che mi dici? Solo che ha troppi brufoli? Ma …a guardarlo bene non ti sembra che abbia lo sguardo un po’ da furbetto? Guardalo bene. E poi che cosa si inventa per farsi pubblicità? come se ne avesse bisogno, pensa che è andato a Ballando con le stelle a fare una scena penosa, avrebbe dovuto ballare e invece è rimasto seduto al tavolo mentre le ballerine gli ballavano intorno, una scena ridicola! e l’avranno pure pagato?
    Sinceramente, mi stava poco simpatico prima, ora proprio … Ma…ora che ci penso, ma tu guarda la coincidenza. Milly Carlucci ha detto che lo aveva invitato tante volte, che lui aveva sempre detto no, ma tu guarda caso, quest’anno chi c’è fra le concorrenti? Indovina? La nipotina del Duce Alessandra e vuoi vedere che proprio lei ha messo la buona parola? Qui lo dico e qui lo nego, ca va sans dire.

  2. Spezzo una lancia a favore del Vespone. Lo so, Mussolini è un argomento tabù e si rischia solo il linciaggio mediatico. So anche che tirata la linea e fatte le somme, il ventennio è stato una sciagura per l’Italia e, per fortuna, anche per la Germania nazista.
    Lo sa sicuramente anche Vespa. Ma quando qualcuno fa notare che delle intuizioni di quel periodo sono ancora dei pilastri insindacabili dei giorni nostri viene sempre fuori il pandemonio e i perbenisti subito si inalberano e si riempiono di foruncoli. Più dello stesso Vespa.
    INPS, INAIL, assegni familiari, cassa per la disoccupazione, aiuti vari scaturiti dopo la depressione del ’29, sembrano quasi provvedimenti di sinistra. La corsa coloniale era una pratica diffusa in tutta Europa, solo che è stata fatta “all’italiana” e “l’Impero” che anche l’Italia doveva avere è stato un pasticcio controproducente per tutti.
    Lasciamo stare i treni in orario: è chiaro che in una dittatura certe cose funzionano, lo vediamo adesso in Cina come si fa a debellare una pandemia. Si muore molto più velocemente se si fa di testa propria che non con il virus. E, ovviamente, si impara anche come si debellano i dissensi ad Hong Kong.
    E difatti la propaganda fascista era forte fin dalle scuole più basse. Un blog come questo, dove si manda a quel paese il governo un giorno sì e l’altro pure, non sarebbe esistito. Poi l’alleanza col baffetto e le leggi raziali a completare il disastro.
    Vespa questa volta ha raccontato dei fatti, cosa che un giornalista ha il diritto/dovere di fare. Per contro ho l’impressione che scriva sempre lo stesso libro, visto che questi argomenti li aveva trattati anche in un testo di alcuni anni or sono.
    PS. La parte “INPS, ….” va rigorosamente letta con la voce dei documentari dell’Istituto Luce.

    Risposta
    Mauro, non credo sarà l’unico a spezzare lance per “Vespone”, in fondo lo conosciamo da lungi e anche a me, devo dire, non è proprio antipatico, mi fa solo venire le bolle quando incensa i politici, parla a vanvera e all’infinito sui peggiori crimini, discetta di qualsiasi cosa dal pulpito come se fosse un papa e poi che altro?…mah, cosucce che ora mi sfuggono, ergo, dicevamo, spezzi pure le lance i suo favore, ma…come lei osserva, non è la prima volta che fa certi discorsi e lei ha giustamente “l’impressione che scriva sempre lo stesso libro”, in soldoni, lei lo sa meglio di me che cosa potrebbe significare questo vero?
    Perché se sbagliare è umano, insistere nello sbaglio non lo è più, ma è ben altro. E se questo blog può scrivere che non gli piace tantissimo il governo un giorno si e un altro pure, lo deve, non certo a Vespa, ma a quei quasi 45 mila morti e altre decine di migliaia di mutilati della Resistenza, che non ci hanno pensato due volte a sacrificare la propria vita per la libertà. E non certo solo a loro ma sono loro quelli che hanno dato il via alla ribellione al fascismo che, per quanto possa anche aver fatto arrivare i treni in orario (non c’erano orologi nelle stazioni) e fondato questo:
    “Il governo Mussolini, con regio decreto legge 27 marzo 1933, n. 371, trasforma la Cassa nazionale in Istituto nazionale fascista della previdenza sociale (INFPS). Primo presidente fu Giuseppe Bottai a cui successe nel 1935 Bruno Biagi della Cassa medesima (legge 30 maggio 1907, n. 376)”. fonte Wikipedia.
    rimane una enorme macchia nera indelebile e incancellabile sulla storia italiana del novecento. E lei questo lo sa benissimo.

  3. Signor Mauro c’è un altro modo di essere perbenista, quello di chi dice “il fascismo che schifo, ma…” ed elenca “intuizioni” che sarebbero “pilastri”, manco dovessero sostenere la basilica di S.Pietro.
    Chiaro che qualsiasi regime qualcosa di buono la fa, ma il fatto è un’altro, e cioè , chi dice “ma” lo fa, in genere, (non dico lei), perché sotto sotto vorrebbe rivalutare un regime dittatoriale che, in quanto tale, è da rigettare tout-court .
    Se poi consideriamo i disastri che ha prodotto, non ci sono “ma” o “se” che tengono, il fascismo è da rigettare in toto e chi lo dice non è certo “perbenista”.

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