Castroni

Confesso che non c’ho capito niente, o poco.

Insomma a chi spetta la responsabilità di chiudere strade o piazze per evitare sovraffollamenti dopo le 21?

Non sembra essere chiaro se i sindaci sono sul piede di guerra. Il nuovo dpcm di Re Conte Primo, appena sfornato caldo come un cornetto ripieno, dice: (tra le tante altre cose):

“I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private”. (E meno male, ci mancava che mi lasciasse fuori di casa).

Potranno? O dovranno? E perché dovrebbe spettare ai sindaci? E perché non ai presidenti di regione e perché non a me?

Si a me! Beh che c’è? Ormai qui i conflitti di competenze stanno per innescare guerre. Ma non hanno altro a cui pensare? Il coprifuoco a macchia di leopardo spetta ai sindaci, dice il re della foresta Italia, Conte.

Il leopardo si sente offeso? E chi se ne importa? Tocca al sindaco, dice Conte. Tocca a me dice il sindaco?

Beh a chi tocca non s’ingrugna. Qualcuno se la deve bene prendere questa responsabilità…dunque abbiamo detto…il leopardo no, il Conte, nemmeno, io non ci penso proprio…chi resta?

Chi signore? Voi signore. E andiamo avanti cosi a dpcm e sciroppo per la tosse…asinina.

Ma io non capisco anche un’altra cosa…ma perché fanno i consigli dei ministri sempre in piena notte? Forse perché soffrono d’insonnia? O forse perché Re Conte spera che siano cosi rincitrulliti da non accorgersi delle castronerie che spara?

Mi sa, forse la seconda che ho detto. Castronerie che sparano, insieme un bel coro di castroni.

“Castroni”, non mi risulta sottolineato in rosso ora guardo perché.  “castrone , 1 Agnello castrato ‖ estens. Puledro castrato 2 fig. Persona balorda, sciocca, ignorante”.

Ecco cosa mi dice il dizionario, beh si lo sapevo ma volevo che me lo confermasse.

Da noi in veneto castrone significa uno che intriga i bisi, insomma un confusionario incapace ma presuntuoso. Senza offesa per i bisi.

Ci sta, no?

Ci siamo: Re Castrone!

Evvai!

 

Per (non) cambiare

A leggere certi articoli e commenti mi sento salire la nausea. Devo esprimere quello che penso prima che questa dimostri tutti i suoi esplosivi effetti negativi.

Ho come l’impressione che il mondo stia andando ai pazzi.

Va bene c’è un’ epidemia, pandemia, chiamiamola come vogliamo ma vogliamo che questa cosa ci faccia ammattire tutti? E’ questo che si sta cercando di fare a livello globale? No, non sono pazza, non sto dicendo che il virus non c’è.

Per carità, non vorrei che mi sentisse.

Ma vorrei dire, sommessamente, che mi pare che da molte parti si stia dando i numeri, troppi numeri.

E, siccome la matematica non è un’opinione, vorrei attenermi ai dati.

Abbiamo appena superato a fatica una clausura che ci ha tenuti tutti chiusi in casa e con la bocca tappata dalle mascherine. E passi, andava fatto, cosi è se vi pare.

Ma adesso? Che cosa sta succedendo? Non sono serviti a niente i sacrifici e dobbiamo sentirci dire da più parti che gli scemi siamo noi e che non ci siamo rinchiusi abbastanza. Abbiamo fatto i bambini cattivi e adesso giù botte?

Ma non vi sembra che ci sia qualche cosa di “malato” dentro queste teorie?

Ma se il lockdown era cosa buona e giusta perché non farlo durare, con criteri meno pesanti, almeno fino a quando il virus non fosse sparito dalla faccia della terra?
Perché aprire con flebili raccomandazioni e aspettare l’esplosione della curva per poi darci degli scemi e cattivi e indisciplinati e dietro la lavagna a tutti, quando si sa bene che le colpe risiedono solo ed unicamente in chi gestisce tutta la faccenda?

Dove sta Conte? Il mitico, il grande, il potente….avvocato Conte? Che fa? Minaccia di rinchiuderci se non facciamo i bravi?

E intanto se ne va in giro per il mondo con o senza mascherina (l’ho visto più volte senza) senza prendersi mai manco un raffreddore?
Ma, niente niente avrà anche lui una ricetta segreta che non ci svela? Oppure ha la tuta di Superman come Trump, sotto la maglia della salute?

Ma chi pensano di prendere per i fondelli?

Ebbene andiamo a batterci il petto e a cospargerci il capo di cenere e alle prossime elezioni (se mai ci saranno) rivotiamo “questa roba qui”, cosi la politica italiana tutta, potrà dire: bravi italiani brava gente e grazie virus. Cornuti e mazziati…per (non) cambiare.

Si sta come d’autunno sui banchi del Parlamento.

IL coraggio delle donne

Ho appena letto la notizia che questa notte Jole Santelli è morta.

La presidente della regione Calabria appena eletta, la prima donna a ricoprire un ruolo cosi importante ed anche ingombrante in Calabria, se n’è andata, come si dice spesso, in punta di piedi. Era da tempo malata di cancro ma non ne aveva fatta la minima pubblicità

Questa bella donna del sud mi è stata subito simpatica, vuoi perché determinata e coraggiosa, vuoi forse perché aveva un piglio molto deciso e si era opposta alle chiusure indiscriminate del governo alla sua regione quando i contagi erano quasi inesistenti.

Decisamente una donna, una persona coraggiosa che sapeva far fronte alla sua malattia e nel contempo pensare agli altri.

Militava da tempo in Forza Italia e, anche se sono lontana da questa formazione politica, riconosco in pieno il valore di questa donna combattiva e tenace nel “servire” la propria terra e nella lotta contro la criminalità e nell’intento deciso e più volte proclamato di combatterla fino alla fine.

Nella sua lettera agli  studenti per l’inizio del nuovo anno scolastico aveva scritto parole toccanti, aveva esortato gli studenti calabresi a vivere questo momento con gioia ma anche nel rispetto più assoluto delle regole anti-Covid ed aveva terminato incoraggiando gli studenti a credere nel futuro.

Quando Berlusconi le chiese di candidarsi lei aveva tentennato, non sapeva quanto futuro l’aspettasse e aveva chiesto al suo oncologo se poteva assumersi una tale responsabilità e lui l’aveva incoraggiata aggiungendo che sperava di essere uno dei suoi consulenti.

Anche per questo Jole Santelli era senza dubbio una donna che va ricordata soprattutto per il suo coraggio.

Dote che hanno in abbondanza le donne che sanno che non si ottiene nulla senza rischiare, lottare e soffrire ma che , se ne vale la pena, nessuno sforzo è abbastanza grande e Jole ha saputo dare testimonianza che il coraggio delle donne spesso va oltre il sacrificio di se stesse.

Porcata

Mi sono stancata da un bel pezzo del paternalismo che gira ancora tra gli uomini, tanti uomini, troppi uomini.

Uomini che non perdono la minima occasione per insegnarci la vita. Lo fanno con la presunzione di conoscere sempre cosa sia bene o meglio o addirittura fondamentale per noi donne.

E lo fanno parlando spesso da una cattedra, da un pulpito immaginario che gli è stato fornito dall’educazione (millenaria) che hanno ricevuto e che non riescono a togliersi di sotto ai piedi (o al sedere). E, devo dire che si sforzano molto poco, non solo per toglierselo, ma neppure per rendersi conto di starci sopra. Si credono in molti in tanti in troppi, titolati a tenerselo, quel pulpito. E deve essere di quelli che si possono trasportare ovunque, inglobato in loro stessi, una sorta di appendice invisibile, perché se ne servono spesso e fin troppo volentieri e spandono “perle di saggezza”,  quasi mai richieste. Difficile ancora per molti, tanti troppi uomini trattarci “alla pari”.

S i sentono in tanti in troppi anzi in un numero ancora decisamente insopportabile, in tante cose o in tutto “superiori “a noi donne e in diritto pieno e quasi “certificato” di imporci le loro dottrine.

Beninteso quando dico tanti, non intendo dire tutti,ma tanti si e mi sembra già che “tanti” siano, ormai, davvero troppi.

Due donne hanno di recente vinto (in coppia) il premio Nobel per la chimica a seguito di una importantissima scoperta. Ecco chi sono e cosa hanno scoperto:

“La Crispr/Cas9 scoperta da Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna è uno degli strumenti più potenti oggi nelle mani dell’ingegneria genetica. Può infatti essere utilizzato con uno strumento di altissima precisione (forse più simile a un bisturi che a delle forbici molecolari) per modificare l’informazione genetica (Dna) di animali, piante e microrganismi. Presentata per la prima volta nel 2012, la tecnica ha permesso di rivoluzionare la ricerca nelle Scienze della vita, portandola in una nuova epoca, e ha finora contribuito ad aprire nuove strade per la cura di molte malattie, da alcune forme di tumore alla fibrosi cistica, fino ad avvicinare il sogno di curare le malattie ereditarie.”

 

Dunque Emanuelle e Jennifer hanno ottenuto il Nobel per una scoperta che è destinata ad avere un enorme rilievo per la vasta gamma di impieghi in campo genetico e di conseguenza essere di fondamentale importanza per la cura di molte malattie, ed aprire nuove frontiere nella ricerca e nella cura di malattie finora considerate incurabili.

Vi sembra poco? A me sembra enorme.

Queste due donne però sono tra le pochissime donne ad aver vinto il Nobel in questa disciplina (come in altre).

Proprio per questo, loro stesse hanno voluto lanciare un messaggio importante:

” «Vorrei che questo premio mandasse un messaggio positivo alle giovani che vogliono seguire il sentiero della scienza, e dimostrare che anche le donne possono avere un impatto attraverso le loro ricerche», dice Emmanuelle Charpentier. «Sono orgogliosa del mio genere – le fa eco Jennifer Doudna – E credo che sia grandioso, specialmente per le giovani donne, vedere tutto ciò e vedere che il lavoro delle donne può essere riconosciuto tanto quanto quello degli uomini».

Ma, per una che ce la fa, altre mille restano ancora indietro, anzi molto indietro. E allora voglio ricordare le parole di:

” Malala Yousafzai, insignita del premio Nobel per la Pace nel 2014 diventando, a 17 anni, la più giovane vincitrice di un premio Nobel per la sua lotta per il diritto di tutti i bambini all’istruzione, che incoraggia le ragazze dicendo: “Se una ragazza può cambiare il mondo, cosa possono fare 130 milioni di ragazze?”

Molte le donne che ancora oggi nel nostro paese rimangono indietro e devono lottare contro le tante discriminazioni ai loro danni. Per questo voglio citare anche le parole di un’altra premio Nobel per la medicina nel 1977: Rosalyn Yalow

 

“L’incapacità delle donne di raggiungere posizioni di comando è dovuta in gran parte alla discriminazione sociale e professionale (..) dobbiamo credere in noi stesse o nessuno crederà in noi; dobbiamo alimentare le nostre aspirazioni con la competenza, il coraggio e la determinazione di riuscire; e dobbiamo sentire la responsabilità personale di rendere più semplice il cammino per chi verrà dopo”.

Già, ed era il 1977, pare che poco sia cambiato da allora.

L’altro giorno mi è capitato di leggere su di un blog questa frase scritta da un uomo:

“”Personalmente questa volta la PORCATA FEMMINISTA mi fa piacere perchè mostra come una donna… oltre che prostituirsi… abbia altre remunerabili carriere a disposizione, nel 21esimo secolo”.

( per chi avesse dubbi sul significato del termine “porcata”: dal dizionario Treccani: porcata s. f. [der. di porco]. – Azione indegna, sleale o poco onesta, spec. a danno d’altri, mascalzonata: è una p. questa che mi ha fatto! Meno com., azione, opera mal fatta, che disgusta sotto l’aspetto estetico, o morale, sociale.”).

Ecco, questo è quanto un uomo (ho detto un uomo, non tutti) pensa dell’assegnazione del Nobel alle due donne.

L’ha chiamata “porcata femminista” riferendosi nello stesso post alle quote rosa e alludendo alle stesse scoperte (per le quali le due donne sono state premiate) che sarebbero state portate avanti negli anni da uomini.

Va da sé che giudicare una frase fuori dal contesto non ha molto senso, ma è solo per dare l’idea di come ancora oggi si cerchi, magari buttandola lì con nonchalance, di sminuire una conquista importante da parte di due donne. Insomma le donne, bene o male non vengono giudicate nel merito delle loro azioni ma del fatto che le compiono essendo donne e quindi, per predisposizione “naturale” avrebbero meno “meriti” di un uomo.

Fare poi il parallelo tra la prostituzione e la ricerca in campo scientifico, pur se in tono vagamente scherzoso, ha, in sé,  a mio parere, una dose di maschilismo intollerabile.

E non è l’unico commento del genere che ho letto ma questo è uno dei peggiori.

Ma, purtroppo, non solo ancora troppo tollerato ma, in certi casi, persino “difeso” con mille accorgimenti dialettici e non solo e sempre dagli uomini. Purtroppo ancora oggi, molte, troppe donne cadono nella trappola del paternalismo imperante e si sentono quasi in dovere di difendere “l’opinione maschile” con un malinteso senso materno che non fa che alimentare un atteggiamento anacronistico, petulante e decisamente insopportabile!

 

 

 

 

 

 

 

 

Resistenza

Eccoci qui. Stato d’emergenza dichiarato governo defilato. Mascherine all’aperto e che altro? Contagi che aumentano con cifre impressionanti sparate da tutti i media ogni giorno e intanto non aspettiamo che il prossimo lockdown.

Il nostro bravo governo tanto lodato, che ci ha tenuto tre mesi a casa da marzo ad aprile ora che fa? Ci spranga in casa per altri sei mesi con le bandierine ai balconi con le scritte “andrà tutto bene”?.

“Siamo” andati al mare, alle movide, allo struscio, ci siamo precipitati nei bar, abbiamo portato i figli a scuola fiduciosi che “sapevano quello che facevano”…e adesso? L’Azzolina continua penosamente a dire che i contagi nelle scuole sono pochi, minimi, nulli e che le misure funzionano…ma quando mai?

Le scuole sono le prime fonti di contagio, si sapeva ma non si è fatto niente di valido per contrastarli, solo “misure” ridicole che stanno sortendo l’effetto di avere bambini e insegnanti continuamente sotto osservazione e vessati dai tamponi.

E i bar e i ristoranti, pizzerie e quanto altro? Si, andavano riaperti ma con controlli severissimi e aperti solo in certe fasce orarie per non dare l’impressione che eravamo “liberi tutti” di fare quel cavolo che ci pareva che tanto…ci pensa Conte.

Già, Conte! Dove sta Conte? Dove è finito Conte, non straparla più alla nazione come prima di dichiarare l’ennesimo stato d’emergenza? Lo ha dichiarato no? Bene ed ora che pensa di fare, lavarsene le mani? Già, ottima misura igienica, ma non basta caro signor presidente del Consiglio dei ministri.

Sarebbe ora che venisse detta tutta la verità e che parlaste davvero fuori dai denti: italiani la situazione è questa e quest’altra…altro che grande successo…i vostri sacrifici non sono serviti a niente, noi ce li siamo messi al collo come corone d’alloro e adesso spetta a voi sacrificarvi ancora per la “causa”!

“Restate a casa”, questo ritornello ci rintronerà nelle orecchie di nuovo, tra poco. E noi resteremo a casa, che altro possiamo fare? Recriminare sulle “buone intenzioni” mai messe veramente in atto da un governo incapace che conta solo sulla nostra resistenza al virus e alle sue politiche?

La mosca e il cetriolo

“I am speaking”, “sto parlando”, dice Kamala a Mike, “quel vecchio cetriolo ammuffito” (cit.) del vice di Trump.

Lo dice con un largo sorriso, come a dire: sei un gran maleducato, bitorzolo che non sei altro, non senti che sto parlando io adesso e che tu devi tacere? Ben detto!

Meglio dello “stai zitto, uomo” che Biden ha dovuto dire a Trump perché era peggio di una mosca cavallina che gli ronzava intorno e gli impediva non solo di parlare ma anche di esistere.

A proposito di mosche, una si è posata sul capo di Pence mentre parlava, le mosche sanno scegliere e si è accomodata serena e tranquilla mentre lui continuava imperturbabile e ininterrotto.

Ci sono persone che sono peggio delle mosche, non fanno che ronzare intorno al prossimo e a spargere i loro malefici umori ovunque. Si, sono i pettegoli, gli stalker, coloro i quali vanno in giro per tutti i luoghi dove possono farsi notare (proprio come la mosca di Pence) e li si beano di se stessi e della loro intelligenza sublime. Ma, nel contempo, ronzicchiano le loro cattiverie, spesso oscene, nei confronti di chi non gli corrisponde di amorosi o anche semplicemente, amicali o persino di semplice umana conoscenza…sensi.

Perché, diciamolo, non si può essere amici di tutti, in particolare delle mosche cavalline. Sinceramente farei fatica a conversarci cercherei, piuttosto, con tutto che sono una non violenta, di scacciarla e se proprio non se ne va anche di schiacciarla. Eh, si perdonate la crudeltà ma quando ce vò…

Un grosso moscone deve essere quel tale Ratcliffe (direttore ad interim dell’Intelligence) , che qualche giorno fa ha gettato quella che il portavoce della Clinton ha chiamato “bullshit”, ancora su di lei e su Obama che non sono in lizza, badate, ma…sono “amici” di Biden, il candidato presidente avverso al moscone gigante che vuole rimanere su quella sedia a tutti i costi.  Cosa ti va a scoprire in piena campagna elettorale? Che la Clinton a suo tempo avrebbe tramato coi russi per screditare Trump! Ma và?

E cosa chiede in cambio questo “signore”? Nulla, una cosina da niente: essere confermato capo dell’Intelligence americana se vince Trump! Nientedimeno.

Beh, come si può intuire, ognuno può pensarla come vuole ma io che sono maliziosa, penso che questo sia uno dei tranelli più sordidi che ci si possa inventare quando si è disperati. Ma non mi meraviglia, checchè.

Ma torniamo alle mosche, dicevo…in queste belle giornate di ottobre ce ne sono che girano sopra il miele se si lasciano le finestre aperte.

Io ne tengo sempre un bel barattolo sul tavolo in cucina, lo uso al posto dello zucchero, dicono che faccia molto bene ed è anche buono. Ebbene, capita, che qualche volta abbia trovato una mosca che gli girava intorno…che schifo ho pensato e subito ho lavato il barattolo con acqua corrente calda e fredda.

Voi direte…e che c’entra? C’entra perché le mosche è risaputo da tutti dove amano posarsi e si sa che di quella in giro se ne trova con tutti i cani e i padroni maleducati che la lasciano lì.

E perciò non sono solo fastidiose ma anche antigieniche. Insomma credo che Pence sia rimasto imperturbabile perché è abituato al suo capo che ha dimostrato di essere un moscone coi fiocchi. C’è anche chi lo difende, non lo ama ma lo difende perché sarà quel che sarà e cioè un bugiardo, evasore fiscale, assalitore di donne, traditore (per non sbagliare le sue moglii sono state cornificate tutte e tre con chiunque gli capitasse sotto mano, volenti o nolenti) intrallazzatore e spergiuro della Bibbia quando ha giurato fedeltà alla nazione dopo che aveva intrallazzato coi russi per vincere…e molto altro, però…c’è sempre qualche “però”, sempre qualcuno peggio di lui..ma è lui che vuole essere ancora presidente Usa, senza meritarlo… e non Clinton o Obama o il figlio del D… Ma ogni opinione è un’opinione e si può anche non essere d’accordo ma ci sono dati di fatto e i fatti sono la realtà delle cose che prima o poi si fa strada a dispetto di tutto e di tutti.

Naturalmente, mosche permettendo.

Ps: il vecchio cetriolo l’ho ripreso da “Gli aristogatti” ed è il maggiordomo Edgar, un ambiguo personaggio che rapisce i gattini di casa per prendersi l’eredità….

L’uomo smascherato

SuperTrump, l’uomo smascherato è uscito dall’ospedale più forte di prima. Dice che si sente come si sentiva vent’anni fa.

Perbacco, sembra che a lui il Covid abbia quasi fatto bene. Lo ha rigenerato.

Col pollice alzato verso il pilota dell’elicottero che lo scodellava sul prato della White House, è sceso dalla scaletta, col cappotto blu d’ordinanza ( per tutte le stagioni, penso lo porti anche a letto), senza un fremito, una qualsiasi cosa che dimostrasse che non era stato proprio benissimo, niente di niente.

Maquillage perfetto, capello phonato, ha fatto la sua passeggiata fino alla scalone, impeccabile nello stile, presidenziale fino al midollo. Go man, go!

Poi, appena salita la scalinata, si è girato e come Wanda Osiris ha tolto la mascherina e sorriso ai fans (immaginari) e ha detto di sentirsi un leone.

Mancava solo il ruggito finale e sembrava di vedere il logo della M.G.M.

Uno showman di prim’ordine questo presidente uscente. Si è detto “invincibile”.

Messaggio diretto a Biden, occhio fratello perché io sono io e tu non sei un…, forse nasconde un’arma segreta sotto il cappotto? Lo vedremo.

Intanto se ne va in giro per la Casa Bianca a infettare chi viene in contatto con lui. Fra poco si dovrà prendere da solo la diet coke dal frigo. Ma lui è imperturbabile. E’ tornato e mi aspetto di vederlo battersi i pugni sul petto mentre dice a Melania: io Donald tu Jane.

Aria (fritta) di regime

E’ insopportabile, nella mia vita non ho mai sentito questa atmosfera cosi pesante, molto simile ad un regime dittatoriale.

Il governo da un anno non fa che emettere DM e Dpcm, Parlamento esautorato, Speranza che fa piroette lessicali per spiegare alla nazione che fin’ora si poteva uscire, andare, ballare, aggrapparsi ai congiunti, quasi amici, amanti occasionali, fare feste danzanti, balli cene apericene, salire su un aereo affollato o treno o tram o altro, con la mascherina, beninteso, ma poi, via, andare,” Riprendiamoci la nostra vita”, sembrava lo slogan che andava più in voga, e adesso, di colpo, salgono i tamponi e salgono i contagi e sale la febbre ma non del sabato  o venerdì sera ma del giorno e della notte più nera e perciò: quaresima, tutti in giro mascherati anche dove non c’è un cane. Anzi, dove ci sono solo cani perché quelli ormai sono più degli umani.

Non sarà una dittatura ma lo sembra. Il governo resterà imbullonato alle poltrone a decretare qualsiasi cosa almeno fino a fine gennaio e noi, Popolo sovrano, resteremo incollati ai video di ogni tipo per sapere se la curva cala o sale, in attesa che qualcuno ci liberi dalla dittatura del virus, nemico invisibile che potrebbe ghermirci da un momento all’altro.

Mentre al governo si credono investiti da un’autorità improvvisamente calata dal cielo…Conte unto dal Signore, Speranza…ancora più unto, tutti gli altri…non ne parliamo proprio sono pronti per fare una bella frittura mista.

Partito democratico, ormai di democratico ti rimane solo il nome, stai vendendo il paese per trenta sporchi denari che i Cinquestelle ormai alla frutta ti mettono tutti i giorni sotto il tovagliolo.

Mai più avrai il mio voto, mai più avrete, nessuno di voi che sedete nel governo Conte due, il mio voto.

Quest’aria di regime che aleggia sempre più forte e che scende come il vento autunnale sulle nostre teste, ormai riempie tutta l’atmosfera e persino il meraviglioso tramonto che ho visto stasera mi sembrava  foriero di cattive notizie.

Andrà tutto bene?

Forse, ma solo se il popolo sovrano si sveglia dal torpore e comincia a far sentire la propria voce.

Off limits

L’11 non è un buon numero per i cinquestelle (il loro anniversario). Non lo sarebbe neppure il 5 perché, come è noto (!), negli arcani maggiori il numero 5 rappresenta il Papa. Ma chi è oggi il “Papa” del Movimento?

Grillo, Casaleggio junior, DiBattista?

Da “la polita senza soldi” alla politica dei tanti soldi e dei sussidi e della rincorsa al potere. Il classico dei classici.

Ma, dice Davide Casaleggio che il padre lo aveva previsto, il fondatore lo sapeva che il potere corrompe ed infatti il potere ha corrotto nonché rotto il movimento e un po’ anche chi ne osserva le contorsioni.

Insomma, diciamolo francamente: il movimento ha rotto!  Anche le scatole.

Non vogliono pagare la cifra stabilita per il  mantenimento della piattaforma? Si ribellano al diktat del figlio del fondatore di non diventare Partito?

IL figlio del fondatore non ci sta a scomparire dietro le quinte dopo che il padre ha messo in piedi la Barakka. E Grillo che fa? Grillo pensa a demolire il Parlamento e a tweetare “siamo pazzi” e a farsi crescere la barba per dimostrarsi il saggio della compagnia. Almeno in apparenza. Un comico pazzo saggio insomma, che equivale ad un movimento partito.
Perché loro,i cinquestelle sono nati  movimento ma ora si riposano. Alla grande.

Mah, come finirà non si sa ma finirà…prima o poi dovranno decidere se festeggiare la nascita del Movimento o quella del Partito. Un bel problema!

Io direi una cosa: si dividano, DiBattista e Casaleggio: Movimento, tutti gli altri Partito e chi li ama li segua. E dividano anche la torta, la fetta più grossa a DiMiao che rifonderà i Cinquestelle assieme a Conte, una fettina ai CasaDibba che si spartiranno i dividendi. E a Grillo?

A Grillo niente torta, sta diventando troppo grasso, lo zucchero gli fa male. Meglio che si metta a dieta stretta.

E si tolga per un po’ dai piedi, lasci che i grillini sbaglino da soli alla grande. Lo stanno facendo benissimo. Ormai sono emancipati. Si emancipi anche lui e si divida e fondi il suo movimento privato.

Molto privato. Proprio off limits.

Il giro d’Italia in piena emergenza

Lascio ancora questo spazio ad Alessandro per  commentare un evento sportivo che avrebbe dovuto essere rimandato, ma non ad ottobre, ma fino alla fine della pandemia. Su questo sono in sintonia con quanto scrive Alessandro e  trovo anch’io indecente dare il via libera a questa manifestazione che non può non creare assembramenti magari senza mascherine e pochi o nulli controlli, in questo momento in cui si discute in Parlamento la proroga dello stato di emergenza. Non si capisce come si coniughi uno stato di emergenza con manifestazioni di questo genere. Una spiegazione forse ce l’ho ma, per il momento, lascio la parola ad Alessandro e allo sport.

 

 

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Dopo il Tour de France ecco il Giro D’Italia. Per la prima volta nel mese di ottobre, tra temerarietà e incoscienza, temerarietà perché, in questo periodo, i passi dolomitici e alpini potrebbero essere impraticabili e le discese insidiose, incoscienza perché dopo l’esplosione della seconda ondata del covid-19 in Francia, forse sarebbe stato il caso di trarne insegnamento e cancellarlo.
Ma sembra che anche oggi si ripetano quei periodi di incoscienza che precedono le grandi catastrofi.

Ecco la carta d’identità:
Ventitre giorni, ventuno tappe, di cui ben quattro in Sicilia (ogni tanto il Giro se ne ricorda), un record! Il tutto per un totale di 3.507 chilometri.
Tre tappe a cronometro, 50 gran premi della montagna, salite per un totale di 450 chilometri. Saranno invece 58.309 i metri di dislivello complessivi.

I partecipanti saranno altri di quelli del Tour, salvo rare eccezioni, ormai ci si specializza sempre più per una particolare gara.
Mancherà il vincitore dell’anno scorso Richard Carapaz, che ha tentato l’avventura del Tour senza successo; dei primi dieci classificati al Tour, nessuno è presente.

Favoriti, Geraint Thomas (Maglia Gialla al Tour de France 2018) e Simon Yates (fresco vincitore della Tirreno-Adriatico), da non confondere col fratello gemello Adam Yates, che si è distinto al Tour.
Tra gli Italiani è ancora Vincenzo Nibali, nonostante l’età, ad aspirare alle sua terza vittoria, ma si aspetta alla prova il giovane Giulio Ciccone, vincitore l’anno scorso delle maglia azzurra del migliore scalatore al Giro.

Altri nomi da tenere presente, Jakob Fuglsang, Miguel Angel Lopez, Aleksandr Vlasov, Rafal Majka e il neo campione del mondo della specialità cronometro, Filippo Ganna che vanta anche ben quattro titoli mondiali dell’inseguimento su pista.
Il nostro velocista Elia Viviani se la dovrà vedere con Peter Sagan, il tre volte campione del mondo su strada(dal 2015 al 2017) grande deluso del Tour, al suo debutto al giro.

Oggi Filippo Ganna ha vinto la prima tappa, da Monreale a Palermo, cronometro di 15 km, precedendo Almeida e Bjerg. Male Nibali che perde un minuto da Thomas, uno dei favoriti alla vittoria finale, mentre Lopez è costretto al ritiro per una caduta.

 

Alessandro Stramondo