Non sarà una passeggiata

Il nodo della scuola, dopo mesi di discorsi e di chiacchiericcio, sta per venire al pettine.

Domani 5 milioni e mezzo di studenti torneranno in classe ( o ci si recheranno per la prima volta), finalmente dopo la chiusura imposta dall’epidemia.

La scuola ha affrontato tanti problemi ma questo è, decisamente, il più grande di tutti. Un problema enorme che non è certamente risolto, ma che mi auguro, per loro e per tutti, che si risolva presto e che tutto vada nel migliore dei modi.

Ma le incognite sono tante. Confido nella capacità del personale della scuola che ha sempre lavorato per tenere in piedi un’Istituzione che crolla da tutte le parti, ma che è rimasta in piedi proprio grazie a tanti di loro che con senso di responsabilità e dedizione, si sono adoperati sempre per sostenerla.

Ma domani tutto sarà diverso. La prima campanella dopo il lockdown resterà impressa nella storia italiana.

Non sarà una passeggiata far combaciare tutte le disposizioni anti Covid con l’irruenza di bambini e ragazzi e ci vorrà una dose supplementare di pazienza che dovrà arrivare ad essere pressoché infinita.

Ma confido che ce la faremo. Tifo per loro (e per tutti noi) e gli faccio tanti auguri.

Pensiamo anche a quei bambini che entreranno a scuola per la prima volta, per loro sarà ancora più complicato destreggiarsi tra mascherine e percorsi obbligati, ma impareranno presto con la duttilità e l’entusiasmo che solo i bambini sanno avere e ci sorprenderanno, ne sono certa.

Un pensiero al mio primo giorno di scuola è inevitabile.

Ricordo una grande folla di bambini e genitori davanti ad un grande portone, un cortile pieno zeppo di gente vociante, mia madre che mi teneva per mano, ricordo l’entrata, a gruppetti e poi quell’aula enorme coi finestroni con le tende pesanti,  e tutti quei banchi allineati e un odore particolare che non ha definizione alcuna se non “di scuola” e che sentivo per la prima volta. E ricordo i pianti delle altre bambine alla vista della mamma che se ne andava e le lasciava li, da sole ad affrontare quell’avventura affascinante e sconosciuta.

Io non piansi. Ricordo che ero forse l’unica ad avere gli occhi asciutti, ma forse ricordo male. Certe piangevano a dirotto e invocavano la madre, ma io pensavo che si comportavano con scarsa dignità e che mi sarei vergognata troppo a piangere in quel modo davanti agli estranei.

Ma, ripensandoci, non ero particolarmente coraggiosa, ma già abituata a restare da sola e nonostante fossi piccola già l’avevo sperimentato e in quel frangente mi fu di aiuto.

I ricordi del primo giorno di scuola sono per tutti un passaggio obbligato, il primo timido ingresso nella vita sociale, l’affacciarsi al mondo che da bambini sembra spaventoso e troppo grande e sconosciuto e la prima idea di consapevolezza che non si può tornare indietro e che ci sarà chiesto di ubbidire a delle regole precise che diventeranno via via sempre di più e sempre più complesse tanto da portare molti a rigettarle e a non volerle riconoscere e seguire.

Per tanti ragazzi domani sarà ancora più importante seguire le regole imposte da un evento eccezionale che mai avremmo pensato di dover affrontare e che ci ha colto impreparati, ci ha spiazzato, costretti a fare i conti con la paura, con l’ansia di ammalarsi o di non poter più fare le cose che facevamo prima.

Ma, piano piano, torneremo alla tanto agognata “normalità” che non vorrà dire però che tutto tornerà come prima perché una simile catastrofe non può non lasciare tracce indelebili in tutti noi, ma io spero che ci insegni qualcosa o molto. Per esempio ad apprezzare la vita ogni giorno, a trovare la forza per combattere, per il contributo che ognuno può dare, per una società più equa, più giusta, più attenta all’ambiente e alle persone, di tutte le età, coi loro tanti problemi.

Per questo spero che domani la scuola segni un passaggio importante tra il triste periodo della crisi sanitaria a quello della speranza di sconfiggere del tutto il maledetto virus.

Tanto dipenderà dal senso di responsabilità di tutti noi.

Auguri.

 

6 commenti su “Non sarà una passeggiata”

  1. Credo che la scuola, dal primo giorno in cui vi entriamo all’ultimo giorno in cui, diplomati, la lasciamo, sia, insieme con le famiglie, elemento formativo fondamentale per la formazione delle persone, non solo per quanto riguarda apprendimento e cultura, o formazione professionale, o preparazione propedeutica agli studi superiori, ma anche per la formazione del carattere, di un’etica e di una coscienza civica e come elemento di socializzazione. Più ancora delle famiglie la scuola diventa anche elemento di condivisione di certi valori positivi che caratterizzano una comunità.
    Per questo, occorrerebbe che la scuola fosse posta, con la salute e il lavoro, ai primi posti nelle cure e negli impegni di miglioramento del Governo.

    Finora non si può dire che sia stato così. Oggi, lo stato di emergenza in cui siamo entrati da tempo, e da cui non sappiamo quando usciremo, dovrebbe essere colto come una sfida per una sforzo, mai fatto finora, di miglioramento reale, efficace, definitivo, che riguardi il corpo docente e le strutture tecniche e logistiche.
    Speriamo si possa augurare, mai come in questo caso, “per aspera ad astra”

    Risposta, certo, sono d’accordo e speriamo che sia davvero cosi.
    Il ministro Speranza ha detto che se tutto va bene entro sei mesi dovremmo aver debellato il virus definitivamente, magari…quel giorno berrò un bicchiere di prosecco anche se sono astemia da una vita, cioè, acqua e prosecco, non esageriamo.

  2. x Sra Gazzato : c’é troppa gente in giro che attribuisce alla scuola obblighi e responsabilità che non ha. ( “Più ancora delle famiglie la scuola diventa anche elemento di condivisione di certi valori positivi che caratterizzano una comunità”). La scuola deve fare ( bene !) una sola cosa: prendere dei bambini analfabeti e restituire giovani con un livello culturale e cognitivo degno di un paese civilizzato. Anche coloro che si occupano di agricultura, a differenza di quanto succedeva anni fa, si affidano a sistemi che implicano conoscenze tecniche impegnative. Sapere é vita. Un paese di giovani ignoranti è destinato a finire male. L’aspetto educativo della scuola segue automaticamente se i docenti sono persone preparate ed oneste. Il più formidabile strumento di educazione é l’esempio. Un professore che sa la sua materia e che é intellettualmente onesto è tutto quello di cui abbiamo bisogno. C’é qualché sconsiderato che pensa che la scuola dovrebbe anche occuparsi dell’innegabile disagio, per esempio, di un figlio di separati. Di quel disagio, c’é qualcuno che dovrebbe occuparsene: quei disgraziati dei suoi genitori. E se per esempio anche l’insegnante fosse un separato , che tipo di supporto o terapia potrebbe garantire al povero alunno? Disquisire sui superiori obblighi pedagogici della scuola é un eccellente sistema per scansare il vero problema. Insegnanti preparati e che conoscano il loro lavoro ed i loro alunni e no a neo assunti di Napoli trasferiti a Vicenza e che dopo una settimana si dileguano in malattia.

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    mi trova d’accordo su tutto e, francamente, anche se la materia è vasta, al momento, non saprei cosa aggiungere.

  3. @Bianchi
    “c’é troppa gente in giro che attribuisce alla scuola obblighi e responsabilità che non ha. ( “Più ancora delle famiglie la scuola diventa anche elemento di condivisione di certi valori positivi che caratterizzano una comunità”).

    Dove avrei detto che è un “obbligo e una responsabilità”?
    La suola è vita, luogo dove l’alunno passa gran parte delle proprie giornate e dove socializza, perciò diventa insegnamento spontaneo.
    Tra le cose che invece “dovrebbe” sicuramente insegnare è la comprensione di ciò che altri scrivono.

    Risposta
    spero che non ci siano altre “incomprensioni”, francamente quel virgolettato mi era sfuggito e anch’io penso come Alessandro che la scuola possa essere “elemento di condivisione”, spero troviate un punto d’accordo, una volta tanto, non penso sia cosi difficile, dopotutto, i vostri commenti non sembrano divergere troppo su questo tema.

  4. Io sono d’accordo un po’ con tutti, non posso però vedere quella foto dei bambini in ginocchio, anche no!

    Risposta
    ho visto quella orribile foto postata dal governatore Toti, non ci posso credere! Spero si faccia un’inchiesta, se fossi i genitori denuncerei la scuola e anche gli insegnanti.

  5. Non sarà certo una passeggiata, la scuola e tutti coloro che gli danno vita, dal ministro agli alunni si sono trovati di fronte un problema nuovo, mai visto in tempi relativamente recenti.
    Pericolo di contagio, uso di mascherine, necessità del distanziamento, mancanza di spazi, mancanza di personale, metodi di rilievo per la prevenzione, banchi monoposto etc. necessità di quarantena degli eventuali contagiati, etc.
    Non è una passeggiata, ma penso che pur con le mille difficoltà, giovani(gli alunni) e meno giovani(i docenti) se la caveranno, e al giovane minstro Azzolina dovrà essere riconosciuto il merito di averci creduto.

  6. Neanche a me piace quella foto e meno ancora un presidente di regione che la utilizza a fini elettorali .il preside della scuola scrive che i banchi arriveranno il giorno dopo .Certo si poteva immaginare che tutto non era perfetto , che delle mancanze o criticità ci sarebbero state ,fa parte della vita è della realtà’ e sinceramente non mi sento di gridare allo scandalo guardando la foto, Ma forse una certa mancanza di fantasia da parte dei docenti ,Non sono un insegnante ma avrei preferito vedere degli alunni seduti anche senza banco magari a parlare con loro della questione sentire cosa ne pensavano oppure guardare assieme un filmato su un tema valutato dai docenti e poi aprire una discussione è così via …
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    certo, concordo, mancanza di fantasia è il minimo (come scrivo anche nell’articolo successivo). Ma non sarei tanto d’accordo sull’uso strumentale della foto da parte di Toti che appartiene ad un partito d’opposizione ed ha diritto di denunciare le cose che non vanno (e questa non va proprio) senza contare che Conte non ha rinunciato a presenziare a tutto il presenziabile e autoincensarsi come ha fatto oggi in una scuola di Norcia. Vedremo se la Next generation Ue a cui si è rivolto (quella attuale ormai non conta), se non sarà soddisfatta del governo, lo manderà a casa…cosi si è prenotato per i prossimi 4 decenni.

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