Non apro

Un noto quotidiano in prima pagina oggi titola: “Italia ripartenza col rischio”.

Io direi piuttosto “ripartenza col fischio”, il fischio di ri partenza, ovvio, Oppure per parafrasare una nota gag di un insuperabile Gigi Proietti…”col caschio”.

Faccio un po’ di spirito, mi permetto di ironizzare, ma ovviamente mi sento sollevata anche se…quel “rischio” non mi tiene sospesa a lungo e ripiombo coi piedi per terra.

Perché ce lo hanno detto tutti gli esperti: si riparte ma occhio che il mostro non è domato perciò facciamo attenzione adottiamo tutte le misure precauzionali dovute….

E certo, adottiamole io le ho adottate da subito, ma non posso certo dire che mi ci sono affezionata, diciamo che ancora non ho feeling con le misure, anche perché sono veramente tante e per niente di facile contentatura.

Insomma, ogni volta è un parto podalico al governo, ma alla fine escono rossi in viso e scalmanati dai consigli dei ministri o dalle riunioni di gruppo  dei comitati tecnici oppure da quelle con le varie task force o coi governatori inviperiti o i rappresentanti dei sindaci imbufaliti…e poi cene per tutti come recitava una famosa imitatrice di Lilly Gruber, anni luce fa.

Si perché è tardi e hanno fame, non pare ma anche i ministri hanno uno stomaco. Si fermano all’angolo dove c’è la trattoria che li aspetta, che non ha mai chiuso lavora solo con loro ministri e affini, Lo spazio è poco ma la fame è tanta e allora al diavolo le misure. Un metro? Ma no, siamo tra noi quasi congiunti, ecchisenefrega. L’oste gli serve una matriciana con la mascherina e i guanti mentre le maschere dei ministri sono appesa alle spalliere delle sedie dagli elastici, perché si mangia con la bocca e il virus non può dire niente altrimenti si mangiano pure lui.

Insomma hanno fatto tutto bene ma io non ho capito ancora niente. Dunque riaprono tutti tutto, chi se la sente perché c’è anche chi ha deciso di non aprire, non gli conviene con quelle norme e regole, ha paura che non venga nessuno e poi chi ci capisce qualche cosa?
Un metro e mezzo o due o tre… i tavoli, un metro le persone, disinfettanti sul tavolo, termometri per misurare la febbre ai clienti, guanti e mascherine a volontà, salviette detergenti e divisori di plexiglas,,,,e questa sarebbe la ripartenza?

Vissani non riapre, ha detto, neppure Cipriani. Dice che l’Harry’s Bar si vergogna ad aprire con queste premesse, 80 metri quadrati tra sopra e sotto di lusso e ospitalità con la mascherina e i guanti? Non si può fare. Lui, Cipriani è l’ospitalità fatta uomo e come potrebbe uno come lui farsi vedere dagli ospiti in quello stato? Ma andiamo Harry si rivolterebbe nella tomba!

E poi le mascherine! In Veneto Zaia le vuole dovunque anche all’aperto e sono previste multe fino a tremila euro! E le somme raccolte andranno alla lotta contro il Corona virus, dice il governatore.  Una bella pensata. Ma come mai lui non se la mette mai? Non l’ho mai visto con la maschera quell’uomo. Ma lui dice che ormai ha gli anticorpi con i controfiocchi e non serve tamponarlo gli crediamo tutti sulla parola, basta guardarlo: mette paura!

Dobbiamo levarle all’interno dei bar e ristoranti o solo sollevarle per bere e mangiare  e poi tirarle subito giù? E dobbiamo portarle  anche in spiaggia? E chi ha voglia di andarci in spiaggia? se annego non mi fanno neppure la respirazione bocca a bocca. Li capisco ma intanto…dove finisce la sicurezza? Se non mi becca il virus mi becca una depressione nera, da suicidio.

E dicono che sarà molto calda la prossima estate e noi dovremmo andare in giro con quei cosi sulla faccia sudata?

Mi sa che io restoacasa e non apro neppure ai carabinieri.

 

 

4 commenti su “Non apro”

  1. Aprire si, ma a “rischio calcolato.”
    Quando non si sa assolutamente qual è il rischio che si corre, si usa questa formula rassicurante: “Rischio calcolato”.
    Però i calcoli di questo rischio nessuno li mostra. Perché non ci sono.
    Allora sarebbe meglio dire: “Signori da domani liberi tutti, o quasi, ma alla pelle pensateci voi”. Ma già da più giorni si vedono capannelli, soprattutto di giovani, parlare tra loro senza mascherina e a distanza ravvicinata, non so di che tipo, ma insomma di tipo… molto vicino.

    Sembra che i governatori delle varie regioni si siano messi d’accordo per misura di protezione uniformi: un esperto, interpellato in merito, ha detto: “Tutti d’accordo nel mantenere distanze multiple del metro”. A quanto ho capito, se a Milano va bene un metro, ma a Napoli vogliono essere più prudenti, possono scegliere un’altra misura, ma non un metro e mezzo, bensì due metri, o tre metri, insomma purché siano multipli del metro.
    Delle mascherine, tutti ne parlano, ma nessuno sa dove sono. In farmacia, no di certo, e se chiedi quelle a 0,6 euro, ti guardano come un alieno. E poi, che tipo di mascherina? Se ne vedono di tutti tipi, ma in quantità limitatissima, meno di zero.
    E poi ci sono quelle della Cina, non omologate, e quelle fai da te. Ma non importa con che cosa, l’importante è nascondere il viso.
    E nessuno dice se sono monouso o bi-uso o magari multiuso. Meglio tacere altrimenti la domanda potrebbe decuplicare e l’offerta restare sempre meno di zero. Non parliamo dei guanti, sono diventati materiale di lusso, meglio prendere quelli di pelle, costano meno.
    Ora capisco cos’è il rischio calcolato: la mancanza del materiale essenziale per evitare il contagio. Fortuna che qui comincia a far caldo.

    Risposta
    più che calcolato è un rischio discalculico

  2. Permettetemi una battuta per alleggerire. Quelli (e quelle) che andavano dicendo che “le misure non contano” si sono dovuti ricredere.

    Quanto alle polemiche sulle distanze, su ciò che è permesso e cosa no, ecc… noto una certa miopia da parte degli interessati (ristoratori, baristi ecc….).

    Il problema dei locali di elite troppo piccoli per distanziare e dei gestori che non possono più materialmente sorridere ai clienti, in realtà, non è solo un problema di regole, ma anche un problema di mercato.

    Sarebbero i clienti stessi a rifiutarsi di frequentare un locale obiettivamente pericoloso.

    Giusto quindi che certi gestori, specialmente se hanno “fieno in cascina” come Cipriani e Vissani, si rifiutino di aprire.
    Ul locale semideserto e privato della sua atmosfera sarebbe una pessima pubblicità per loro.

    E scusate se mi ripeto, ma anche i post sono un tantino in sovrapposizione. Bisogna che ci sforziamo di metabolizzare il fatto che ammalarsi e diventare portatori contagiosi non danneggia solo noi, ma soprattutto gli altri. Per questè è legittimo che le autorità ci impongano delle costrizioni.

    E’ come se uno va a 180 all’ora con la macchina. Non rischia solo di ammazzarsi, ma anche a soprattutto di ammazzare gli altri.

    Risposta
    mi spiace Lenzini ma i post non sono in sovrapposizione non ho mai detto che non andavano prese delle misure ma ho sempre affermato che quelle prese erano antidemocratiche (mi riferisco in particolare al lockdown e dintorni) e non esiste nessuna evidenza che siano veramente servite e il lockdown ora viene contestato in tutto il mondo.Un conto è adattarsi un altro è ragionare sull’adattamento e se e per quanto tempo sia giusto farlo. Per questo abbiamo il raziocinio. E anche il senno di poi.
    Ps: andare al bar o al ristorante lo scelgo io se voglio andarci o meno, nessuno me lo può imporre.

  3. The Guardian on line ha dedicato più di un articolo oggi sulla riapertura dei bar e ristoranti in Italia: ho scelto questo pezzo di un lungo articolo dove si dice che la gente racconta che gli sembra di essere usciti da un periodo di lunga dieta e che sentono i sapori molto di più:
    “Along Orvieto’s main thoroughfare only one restaurant, Gallo d’Oro, opened for lunch, and the only customer was the Guardian. Other restaurants are expected to follow suit later this week. Owners need to ensure that tables are at least 1 metre apart and are disinfected between sittings. Customers must pre-book and wear masks as they enter a restaurant and whenever they leave their tables. Staff must wear masks and gloves at all times. Hand disinfectant and plastic gloves are available for customers outside Gallo d’Oro before they enter.

    “After all this time indoors, we just wanted to try and get going again and regain some sort of normality, even though our expectations were not high,” said Titiana Corbi, who manages the restaurant. “A few people have called out of curiosity, but we are yet to take any bookings.”

    Italians may be hesitant about eating out, but they were keen to get back the hairdresser. Anna Paciaccone, who runs a salon a short walk away from Gallo d’Oro, has been busy since she opened. “People booked before today and had to specify exactly what they wanted over the phone. The distancing rules have so far worked really well.”

  4. Cara signora Gazzato, nel mio post precedente mi sembrava di aver detto cose un po’ diverse da quelle che ha sottolineato lei. Forse ero stato poco chiaro.
    “E lei ha fatto finta di non cogliere la mia battutina goliardica.)

    Quanto alla valutazione se le chiusure siano servite o meno, purtroppo è una di quelle valutazioni impossibili da fare perché manca l’esperienza alternativa. Non sappiamo cosa sarebbe successo a non chiudere.

    Le case farmaceutiche e gli istituti che validano i farmaci fanno delle sperimentazioni complicate del tipo “a doppio cieco” per verificare se un farmaco funziona. Si crea un campione, si dà ad una metà (inconsapevole) la medicina e all’altra un placebo e si prendono tutta una serie di precauzioni per non inficiare i risultati.

    Una cosa del genere ovviamente non è stata fatta con l’epidemia e non possiamo affermare seriamente che le chiusure sono state inutili.

    A mio giudizio il rallentamento dei contagi è stato utile quanto meno per permettere al mondo della Sanità di farsi un’esperienza e di migliorare le terapie.

    Risposta
    beh, certo l’esperienza insegna sempre.Ma ne avremmo fatto volentieri a meno.

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