Reinventiamoci la normalità!

Niente sarà come prima, non illudiamoci, questo sarà il nostro 11 settembre.
La politica deciderà quale dovrà essere la nostra vita da questo punto zero in poi.
E non sarà politica democratica. Sarà politica dura.
Non ci sarà concesso tornare alla normalità. Ma quale normalità?
Non esiste la normalità.
Tutto è stato rimescolato, messo sottosopra come quando i ladri entrano di soppiatto in casa e buttano tutto all’aria.
La vista delle nostre cose buttate all’aria rappresenta le nostre certezze saltate in aria anche quelle.
Dovremo reinventarla la normalità perché tutto avrà dimensioni, pesi e misure diversi.
E la politica sarà la misura della normalità che riusciremo, a stento, a recuperare,
a ricucire ma lo strappo è troppo largo e troppo delle nostre” vite normali” se ne è scappato di li.
Tutto quello che sinora ci era sembrato paradossale ci sembrerà normale.
Perché i parametri ai quali eravamo abituati sono saltati. Tutti.
Dovremo reinventarci la vita tutti i giorni e la politica tenterà di farci andare per strade che non vorremo prendere.
E dovremo lottare e ancora lottare per superare le nostre paure, i traumi che questo periodo ci ha lasciato dentro.
Ma forse potrebbe anche essere un nuovo inizio di qualche cosa che non avevamo neppure mai osato sperare.
Potremmo finalmente avere consapevolezza di quanti errori abbiamo commesso e forse capire che la nostra vita merita di più che essere vissuta in maniera “normale”, ma che dovremmo trovare il modo di renderla “eccezionale”.
E allora la normalità sarà vedere finalmente quello che finora abbiamo fatto finta di non vedere.
E che il nemico invisibile ci ha messo brutalmente davanti agli occhi.

4 commenti su “Reinventiamoci la normalità!”

  1. Azzeccatissimo il paragone coi ladri che mettono a soqquadro la propria casa, solo che il ladro, inrtodottosi furtivamente nella nostra vita, stavolta è invisibile.
    Lottare contro l’invisibile è più difficile, un memico che non vedi fa ancora più paura.
    Ma l’Uomo prima o poi troverà il rimedio, perché ha l’uso di ragione, privilegio che il virus non ha.
    Ci reinventiremo la normalità, certo:
    dovrà essere una normalità più attiva e più vigile, non saranno ammessi cedimenti, se la vita è prioritaria, tutto ciò che serve a salvaguardarla dovrà essere normale, niente più manchevolezze, niente più sacrifici di coloro che ci devono proteggere, medici e infermieri, niente più appelli per carenza di personale, niente più difetto di materiali salvavita.
    E se la vita è prioritaria, la ricerca per salvaguardarla a tutti indistintamente, deve essere intensa e duratura
    E se la vita è prioritaria
    deve essere vissuta bene, liberamente, la si deve godere prevenendo ogni causa che la possa limitare, perché Non siamo eterni, è un bene effimero è ancora più prezioso.

    Risposta
    si, dare più importanza a tutto il personale sanitario e trattarlo come merita non come è stato fatto sinora. Finalmente e purtroppo, l’Italia si è accorta di non avere bisogno solo di cuochi e camerieri.
    Ma per —-viverla liberamente, secondo te, non abbiamo bisogno anche di politica che ce lo permetta?

  2. Nessuno s’è accorto che appena pochi giorni fa è giunta la primavera.
    Puntuale come ogni anno, il fenomeno stagionale, dovuto al moto intorno al sole della terra, e al suo asse inclinato, si ripete da sempre, con metodicità ogni compimento del suo giro.

    Nessuno se n’è accorto, è giunta come una clandestina, quasi un’intrusa sotto la cappa di silenzio che inopinatamente chiude le nostre città e le nostre campagne.
    E’ un silenzio artificioso che pare soffocare la vita.
    La gente teme l’uno dell’altro, si parla a distanza, ci si benda in tante maniere, si cammina col foglio giustificativo da esibire alle pattuglie di polizia pronte a richiederlo.
    La libertà personale di movimento, la più elementare dell’uomo libero, viene a mancare perché un’entità sconosciuta, se non nel nome, circola furtiva e rischia di impossessarsi di noi.
    Chiusi nelle nostre case, ci adoperiamo con mille espedienti pur di sentirci attivi, comunichiamo, con parenti e amici per telefono, leggiamo qualche libro in più, ma
    il pensiero, gira e rigira, è sempre là, attratto come da una calamita su questo stato di emergenza opprimente.

    Ma la primavera è giunta, il risveglio delle natura non si può fermare, così la speranza che prima o poi se ne possa godere, forse apprezzandone di più i profumi e i colori, forse col sentimento rafforzato che apparteniamo tutti ad una umanità che s’è illusa di dominare il nostro pianeta, fragile e forte nello stesso tempo, soggetta ai pericoli, ma capace ancora di guardare avanti.

  3. Sono d’accordo. Mi è piaciuto anche l’intervento di Romano Prodi nella trasmissione di Fabio Fazio riguardo alla globalizzazione.
    Non ci possiamo permettere di delegare ad altri Paesi, come la Cina, la produzione di tutto ciò che rende poco sul mercato o che costerebbe molto produrre in Italia, come mascherine e ventilatori polmonari, reagenti e test diagnostici.
    Un minimo di “autarchia” – parola che evoca tempi poco simpatici – la dobbiamo avere. Dobbiamo saper produrre quello che ci serve e, soprattutto, non dobbiamo delegare la tecnologia.
    Bisogna, secondo me, abbandonare il principio del libero scambio e ripristinare i dazi. Bisogna scoraggiare la delocalizzazione della produzione tassandola in qualche modo in modo che sia meno conveniente per gli imprenditori.
    Si deve superare il principio che, se i meloni spagnoli costano il 10% in medo di qualli italiani si comparano dalla Spagna.
    Bisogna impedire che un’azienda che produce in Italia possa trasferire la sede in Olanda per pagare meno tasse.
    In USA, come diceva l’economista Zingales, si pagano le tasse in base a quanto si fattura in un determinato Stato e non in base alla localizzazione della sede aziendale. E questo dovrebbe valere anche per Amazon, Google e facebook.
    Bisogna che anche i sindacati si diano una regolata. Che la smettano con la lotta di clesse e l’atteggiamento aggressivo verso gli imprenditori, che è stata una delle molle della delocalizzazione e della deindustrializzazione.
    Devono abbandonare le velleità politiche e tornare al loro ruolo istituzionale di tutelare i lavoratori, ma cooperando con le azende e non facendogli la guerra.

    Risposta

    ve bene che siamo d’accordo per una volta, ma la sua “visione” ricorda davvero tempi molto bui. Certo molte cose devono cambiare anche secondo me e cambieranno ma spero che cambieranno in meglio considerando le cose fondamentali e lasciando perdere le velleità. In quanto alle piattaforme…Google ad esempio, per ricompensarci delle poche tasse che paga ci ha fornito della Gsuite ,un metodo che consente a professori e studenti di collegarsi da casa e permettere di fare lezione o riunioni via teleconferenza, non una cosa da poco visto che prima di questa emergenza per chi la voleva era costosissima e inarrivabile.

  4. Tempi molto bui? Non lo so. Io non credo che il progresso sia una strada a senso unico. Ci sono oscillazioni, corsi e ricorsi. Quandi ci si rende conto di esserci spinti troppo avanti bisogna averne la consapevolezza e trovare il coraggio e l’onestà di fare un passo indietro.
    In certi casi, certe tutele, certi diritti, certe libertà li abbiamo pagati troppo cari.
    Li abbiamo pagati con l’impoverimento e l’indebolimento del nostro Paese.
    Bisogna correggere la rotta e puntare al benessere reale, non a quello di principio.
    Per esempio, uno dei più grossi limiti alla libertà delle persone è la miseria.

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