Eau d’arrogance

C’è cattiveria nell’aria.

Sembra di moda essere cattivi. Non avere compassione, pensare che gli altri non sono meritevoli di rispetto, credersi superiori a tutti, fare i furbi, cercare di fregare il prossimo…

Insomma Eau d’arrogance che entra dalle finestre e si insinua ovunque.

Tutti sanno tutto e lo devono insegnare a chi, secondo loro, non sa vivere. I “vivologhi” si sprecano. Dovunque.

Basta un giretto in rete e ci sono centinaia di video che insegnano a fare qualunque cosa.

E danno consigli su tutto. L’A e la Z, tutto l’alfabeto del saper vivere.

Natualmente non sarai mai all’altezza di chi si crede di sapere tutto, perché hai sempre da imparare da loro che, al contrario di te, hanno la risposta a tutte le domande. Non hanno alcun dubbio su come si fa cosa e se lo chiedi te lo spiegano e non lesinano particolari e neppure si limitano alle spiegazioni ma ti fanno pure gli esempi.

Sembra che nel mondo attuale non ci sia spazio per l’iniziativa personale, l’originalità o la creatività.

Al contrario, sono mal viste. Chi le possiede e le vorrebbe usare, non può che essere un vanitoso, borioso, superficiale che non sa di essere tale e si spinge, vanagloriosamente, a cercare di sviluppare le proprie potenzialità.

Ma quali?

Qualsiasi. Potenzialità è una parola che il tempo che viviamo, aborre. Se sei donna poi…

In “potenza” siamo tutti capaci di tutto, (o quasi) ma nella realtà c’è chi è buono a niente, ma si crede (e si finge) capace di tutto. Gli esempi, soprattutto in politica, si sprecano.

E  critica. Critica chi, al contrario, vorrebbe tentare altre strade di quelle già segnate e lanciarsi su sentieri indefiniti o quantomeno, vorrebbe cercare di ragionare con la propria testa, anche sbagliando,ma per fare ciò deve sfidare le critiche di chi ha sempre da ridire su tutto e si preoccupa sempre di apparire quello che non è.

E c’è una bella differenza tra apparire e essere. Il criticone ama apparire e per fare ciò deve necessariamente screditare chi è o cerca di essere. Semplicemente perché “essendo” gli dà fastidio.

Ho fatto tante volte esperienza che a voler “essere” si trovano molti che preferirebbero che tu non fossi o, addirittura, che non esistessi.

Potresti fargli ombra. E’ un’eventualità che molti non sopportano.

Una società competitiva come l’attuale non aiuta certo chi ha un desiderio legittimo di esplicare le proprie potenzialità.

Una prova ne è certamente i tanti giovani che emigrano all’estero. Questa è una delle conseguenze più evidenti e nefaste.

Portano altrove la loro voglia di fare ed è distruttivo per un paese che in questo modo non può contare su forze fresche e vitali per progredire.

Si fa di tutto in Italia per scoraggiare anche la più banale iniziativa individuale.

Qualsiasi cosa pur di soffocarla sul nascere.

Cosa spinge tanti a spargere malevolenza e cattiveria nei confronti di chi potrebbe anche alla lontana, farli apparire diversi da quella fulgida immagine che l’egotica e malata tendenza a sentirsi superiori a tutti, gli riflette?

Un’immagine che non corrisponde alla realtà, lo sanno benissimo, tanto che è proprio la paura che gli altri lo scoprano a farli diventare dei calunniatori e diffamatori nei riguardi di chi, involontariamente, ma solo con la propria esistenza, è sempre li a ricordarglielo.

La paura di scoprirsi diversi da quello che in realtà si è, la paura di scoprirsi meschinamente aggrappati ad una falsa immagine della quale ci si compiace senza vergogna pur di mantenersi aggrappati ad essa.

La paura di scoprire che quell’immagine è costruita, quindi, falsa.

E che sia troppo tardi per modificarla.

 

 

Un commento su “Eau d’arrogance”

  1. La creatività è la scintilla del progresso, la metodicità è il motore che ne prolunga gli effetti, la critica distruttiva è quella che corrode, vanifica e ritarda il progresso.
    Il “brain storming”, la tempesta d’idee, è un metodo che serve proprio ad aiutare l’inventiva, a fare scoccare il lampo di genio superando le barriere del convenzionale, del facile ricalco di chi ci ha preceduto, della pigrizia di ricercare.
    Tanti inventori devono le loro idee geniali a questo loro atteggiamento anticonvenzionale.
    Nata l’idea, poi la si sfrutta col metodo, entrano in gioco la codificazione, la ripetitività, i criteri di efficienza, la commercializzazione, la propaganda etc.
    Ma ci sono sempre i bastian contrari per invidia, per falso sillogismo (nego dunque sono), per incapacità intrinseca di vedere oltre, per il rigetto del dover riconoscere un proprio limite, un aspetto spiacevole.
    Meglio la follia del pensiero che la negazione di esso.

    RISPOSTA

    decisamente, sono anch’io di questo avviso e trovo questo tuo pensiero originale e creativo.

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