Il Giro in bici

Pubblico questo articolo di Alessandro sul Giro d’Italia.

Non ne sono particolarmente  appassionata, ma trovo che sia una gara affascinante, soprattutto perché la bicicletta è un mezzo meraviglioso per muoversi in libertà.

Io l’ho amata subito, dalla prima volta che l’ho vista e ci sono salita appena mia madre me lo ha consentito e non l’ho abbandonata per molto tempo. Solo recentemente, a causa del traffico e della scarsità di piste ciclabili, me ne servo molto meno, ma non è detto…

E poi, i panorami, le salite, gli sforzi, a volte veramente immani dei ciclisti, il maltempo che a volte li coglie di sorpresa e li costringe a vestirsi mentre continuano a correre…insomma tutto questo e molto, molto altro, rende il Giro un evento straordinario e straordinariamente interessante.

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A proposito di discriminazioni, di cui si parla spesso in questo blog, oggi è cominciato il Giro d’Italia, anzi per essere precisi di Mezza Italia, ovviamente il Sud scrupolosamente evitato. Tra qualche mese si disputerà pure quello delle donne, e li è ancora più evidente la discriminazione. Si svolgerà tutto al Nord, non solo il Sud, ma anche il Mezzogiorno è escluso.
Ma a parte questo aspetto, il Giro è una gara ciclistica affascinante che richiama sempre una grande partecipazione di gente di tutte le età
Il Giro d’Italia nacque nel 1909, sei anni dopo l’altra grande gara ciclistica di rinomanza mondiale, il Tour de France. Una curiosità, Alfonsina Strada fu l’unica donna a partecipare al Giro, quando ancora non esisteva la versione femminile.

Quest’anno il Giro si svolge lungo un percorso di 3518 chilometri suddiviso in 21 tappe. Parte da Bologna e si concluderà a Verona. Sarà molto duro, si scalerà un dislivello complessivo di 46500 metri. Gli scalatori saranno favoriti(5 tappe di montagna), ma anche gli specislisti del cronometro potranno contare su tre tappe. Il resto sarà appannaggio dei velocisti, i quali potranno ambire alle vittorie parziali di tappa, ma non certo alla vittoria in classifica generale.
Per la classifica generale sono in lizza almeno in quattro, uno è il siciliano Vincenzo Nibali, già vincitore di due Giri (oltre che di un Tour e di una Vuelta). Gli altri aspiranti alla maglia rosa sono, lo sloveno Roglic, fortissimo cronoman, l’olandese Dumuolin, vincitore dell’edizione del 2017, l’inglese Yates, vincitore della Vuelta del 2018.
Ricordo Yates vincitore sull’Etna alcuni anni fa, una delle rare volte che il Giro sia sceso dalle mie parti.
Ma le sorprese sono sempre possibili, in una corsa così lunga nulla è dato per scontato, è sempre possibile una crisi del favorito che ne comprometta la vittoria o l’emergere di un outsider, come avvenne al ventenne Coppi che prevalse sul suo capitano Bartali.
A proposito, appartiene ancora a lui il record del più giovane vincitore del Giro: 20 anni, 8 mesi, 25 giorni.

Intanto oggi prima tappa a cronometro, Bologna-S.Luca, di 8,2 chilometri, con una bella salita, vince Roglic, secondo Yates, bene Nibali, terzo a 23 secondi.”

 

Alessandro Stramondo

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16 commenti su “Il Giro in bici”

  1. Si, si…però i ciclisti, in genere, sono dei gran maleducati, corrono sui marciapiedi, ti investono sulle striscie, sono i padroni di tutto, passano col rosso e se non ti sposti ti asfaltano…
    per non parlare di quelli della domenica, sulle ciclabile in tenuta da astronauti che sfrecciano a testa bassa che se non ti sposti ti fanno il contropelo…o quelli che portano a spasso tre cani al guinzaglio mentre corrono come pazzi in mezzo alla strada
    bella la bici, si certo, i ciclisti però dovrebbero avere la patente di guida e i vigili dovrebbero multarli come fanno in abbondanza per le auto.

  2. Un p’ fuori tema, ma sempre su argomento sportivo.

    Oggi festa della mamma, e qui a Catania, di mamme con i loro bambini, se ne vedono parecchie tra la fitta folla che partecipa alla Corri Catania, questa bella gare non competitiva di primavera. Certo non solo mamme, anche papà, qualche nonno, una miscela di giovani e meno giovani, grassi, magri, atletici, gente con difficoltà deambulatorie bisognosa di bastone, diversamente abili sulle sedie a rotelle. Molti hanno il cane al guinzaglio , anch’esso in maglietta e con numero, tutti ad obbedire ad un richiamo che ha del sorprendente.
    C’è da chiedersi, cos’è questa voglia di socializzare al di là delle convinzioni politiche, della differenza d’idee, delle differenze sociali? Cos’è che unisce tutta questa gente a partecipare, così spontaneamente e festosamente, ad una manifestazione civica di puro svago?
    La metro che porta al centro arriva già strapiena alla stazione vicino casa, a mala pena si riesce a salire sulle vetture, si sta pigiati come sardine in scatola, a stento le porte si chiudono, c’è chi non riesce a salire, una ragazza forza l’ingresso, porta lo zainetto davanti usandolo come ammortizzatore, una cane al guinzaglio familiarizza con un bimbo in carrozzella, una donna tiene il figlio neonato in grembo e non sembra affatto preoccupata.
    Giunti al raduno, in piazza Università, già si fatica a entrare tra le transenne, poi finalmente si parte sotto il sole, i diversamente abili avanti, gli altri a scaglioni via via si muovono per percorrere i cinque chilometri lungo le vie del centro storico, lastricate di basole di pietra lavica, tra la folla incuriosita a fare ala, tra essi anche turisti divertiti.
    Passano le chiese, i palazzi, i monumenti, le piazze: la chiesa delle Collegiata, quella dei Minoriti, piazza Stesicoro col monumento di Bellini, il palazzo del Toscano, piazza Majorana, il Crocifisso dei Miracoli, la piazza del mercato con la chiesa del Carmine, Piazza Teatro Massimo. A un certo punto il cielo si copre, è arrivato d’improvviso un nuvolone, un tuono, poi sembra che piccole pietre mi colpiscano, invece è grandine senza pioggia, ma poi viene giù anche la pioggia. Fuggifuggi generale a ripararsi sotto i balconi e dentro i portoni o i locali, c’è chi decide di tornare anzitempo a casa, altri aprono l’ombrello e proseguono, c’è anche chi prende scorciatoie per abbreviare il percorso.
    Per fortuna dura poco, si riprende, ma sul lastrico levigato per l’usura si rischia di scivolare, qualcuno toglie le scarpe, ma poi rispunta il sole, all’arrivo guardo l’orologio, un’ora a dieci minuti, ma senza sosta forzata ci avrei impiegato un’ore.
    La piazza è gremita di gente, quasi impossibile attraversarla, i posti di ristoro sono presi d’assalto, in un palco si canta e si balla, riesco tuttavia a procurarmi un tè e una fetta di torta al limone.
    La Corri Catania è finita, peccato, la rifarei di nuovo.

    RISPOSTA
    Un bel quadretto variopinto e festoso. E una bella manifestazione che, evidentemente è molto sentita se ha questa partecipazione.Certo, un bel momento di aggregazione sociale. complimenti ai catanesi.
    E in più sotto la grandine!
    Veramente coraggiosi tutti.Ma che l’avresti rifatta anche subito…beh, diciamo che mi sembra una piccola esagerazione.

  3. Serena, la bici è un mezzo meccanico che non preclude l’esercizio fisico dell’uomo, ma ne moltiplica la capacità di movimento.
    Il grande giornalista sportivo e scrittore Gianni Brera la chiamò l’Anticavallo, perché sostituì il cavallo in questa funzione di trasporto, ma ripeto, cambia il tipo di attività fisica dell’uomo, ma non la sostituisce. Per questo è un mezzo meraviglioso e insostituibile.
    Chi la usa purtroppo non sempre lo fa con giusto criterio, e ciò di cui lei ha parlato ne è patente dimostrazione.
    Oggi la bicicletta, anche nelle sue versioni adatte ai terreni scoscesi di montagna, le mountain bike, dopo un lungo periodo di crisi in cui pareva aver ceduto il passo completamente agli attrezzi motorizzati, ha ripreso il giusto posto che le spetta come strumento utile all’uomo, certo non competitivo coi motori, ma rispetto a quelli molto più corroborante per la salute.
    Purtroppo non tutte le città sono attrezzate a dovere, con piste ciclabili e con l’educazione stradale di chi usa questo mezzo, anche in questo campo, purtroppo, il nostro paese è rimasto indietro rispetto ad altri paesi europei.

  4. Al Giro è il momento dei velocisti,
    cioè coloro la cui muscolatura prevalente è composta da fibre bianche anaerobiche (ossia che non consumano ossigeno), capaci di sviluppare grandi potenze per brevissimo tempo.
    Gli scalatori invece hanno muscolatura composta in prevalenza da fibre rosse che hanno bisogno di grandi quantità di ossigeno(e quindi occorrono polmoni capienti) e sviluppano potenza prolungata nel tempo.

    Altra caratteriatica di queste tappe di “pianura” sono le volate di gruppo compatto alla velocità He suoera i 60 chilometri orari, nonché le cadute più o meno rovinose.
    Ieri a Fucecchio ha vinto Ackermann, oggi a Orbetello Viviani, un italiano, ma ahilui, è declassato perché nella volata ha danneggiato un avversario: la vittoria viene assegnata a Daviria.
    La maglia risa è sulle spalle di Roglic.

  5. Altra caratteristica di questo Giro sono le frequenti cadute, causa i finali di gare con gruppo troppo folto, lanciato a forte velocità, soprattutto in prossimità dell’arrivo. Altre cause i tubolari troppo sottili, gonfiati a pressione elevata, e naturalmente la pioggia.
    Oggi a Frascati, due coraggiosi, Frapporti e Maestri, vengono raggiunti a 10 km dall’arrivo, dopo 223 km di fuga, dal gruppo compatto che poi viene frazionato dalle cadute.
    Vince in volata Carapaz (Ecu), battendo Ewans e Ulissi, quest’ultimo vincitore di ieri, poi retrocesso)
    A causa delle caduta di oggi viene compromessa la possibilità di vittoria finale di uno dei favoriti, Dumoulin, giunto sanguinante ad una gamba, con 4 minuti di ritardo rispetto la maglia rosa Roglic. Nibali perde 18 secondi

  6. A Terracina -quinta tappa-
    ancora un finale per velocisti, sotto la pioggia battente.
    Vince ancora il tedesco Ackermann,
    https://images.app.goo.gl/26FGoqjxt7EFJify5
    con una volata lunga tirata allo spasimo, battendo per pochi centimetri il colombiano Gaviria.

    Intanto s’è ritirato, in seguito alla
    caduta di ieri, Dumoulin, uno dei favoriti alla vittoria finale.
    Giustamente gli organizzatori si sono decisi a neutralizzare gli ultimi tre chilometri, per evitare che una caduta potesse pregiudicare la classifica generale di chi ne fosse coinvolto. Ma stavolta non è servito.

  7. Finalmente, alla sesta tappa, Cassino-San Giovanni Rotondo(238 km), affermazione di due italiani:
    In fuga dopo quaranta chilometri dalla partenza, Fausto Masnada e Valerio Conti hanno resistito alla rimonta degli immediati inseguitori classificandosi allo sprint nell’ordine.
    Staccato di più di 7 minuti il gruppo delle maglia rosa, per la qual cosa Conti “strappa” la maglia rosa a Roglic: era dai tempi della vittoria di Nibali che un italiano non indossava la indossava più.
    Anche oggi non è mancata la caduta che ha coinvolto alcuni big del Giro (Roglic, Landa e Yates) stavolta per fortuna senza gravi conseguenze.

  8. Il Giro giunge all’Aquila, la città distrutta dal terremoto del 2009 e ancora non del tutto ricostruita .
    Vince lo spagnolo BILBAO, Valerio CONTI rimane in rosa, mentre si ritira GAVIRIA per un infirtunio al ginocchio.

  9. Ottava tappa con arrivo in discesa a Pesaro, il terzetto di fuggitivi viene ripreso dal gruppo a sei chilometri dall’arrivo, e vince Caleb EWAN su Viviani, ancora una volta battuto in extremis.
    Ackermann stavolta si deve accontentare del terzo posto.
    Classifica generale invariata con Conti maglia rosa.

  10. Nona tappa, Riccione-San Marino, 34 km. a cronometro individuale. Gli ultimi 12 km in salita con pendeza media del 4% e ultime rampe al 10%.

    Sotto la pioggua sferzante vince ROGLIC, specialista del cronometro, che guadagna il secondo posto in classifica generale.
    Bella prestazione di NIBALI, quarto a 1’44”, che limita il ritardo dal vincitore, e gaudagna sugli altri competitori alla vittoria finale, YATES e LOPEZ.
    CONTI mantiene la maglia rosa.
    Domani riposo, poi le montagne.

  11. Decina tappa Ravenna-Modena, piatta come un tavolo da biliardo.
    Gruppo compatto fino a pochi chilometri dall’arrivo, quando scatta un corridore, il nome è tutto un programma, FRANCISCO VENTOSO, sembra potercela fare , ma il gruppo lanciato a 70 km orari lo riprende a meno di un chilometro dal traguardo, mentre la solita caduta mette fuori combattimento alcuni corridori tra cui il velocista più quotato per le vittoria, quell’ACKERMAN già vincitore di due tappe. Ora si rialza dolorante col pantalone stracciato.
    Vince ARNAUD DEMARE, altro nome evocativo di elementi naturali, non per nulla vincitore di una Milano-Sanremo.
    Eterno secondo il nostro VIVIANI, verrà una buona volta il suo momento?
    La maglia rosa Valerio Conti esibsce una bella impronta di labbra sulla guancia, è il bacio che tocca al leader della classifica e ai vincitori di tappa, ancora per pochi giorni, con le montagne la musica cambia e i baci saranno per altri.

  12. La tappa di oggi Carpi-Novi Ligure è dedicata a Fausto Coppi il cui centenario dalla nascita ricorre quest’anno .
    A Novi, il Campionissimo aveva la villa in cui viveva con Giulia Occhini e il figlio Faustino. Qualche anno dopo la morte di Fausto, Giulia vi ebbe un tragico incidente stradale in seguito al quale dopo qualche tempo mori.
    Alcuni anni fa mi recai al museo ciclistico di Novi e vidi la villa di Fausto da fuori e attraverso il cancello chiuso. Tutto taceva, là dove un tempo c’era vita e folla di appassionati. Che tristezza!

    Con questa tappa si conclude la traversata della pianura padana, ultima chance per i velocisti.
    Gruppo compatto, già a 15 chilometri dall’arrivo si cominciano formare i “trenini” delle varie squadre che dovranno tirare la volata ai velocisti.
    La volata è lunghissima, i miglior velocisti sono tutti in testa, parte ACKERMANN, ma troppo presto, quando produce il massimo sforzo il traguardo è ancora “lontano”, cede, lo supera EWAN che vince la tappa, e poi anche DEMARE: lui è solo terzo, ma a sua scusante c’è la brutta caduta di ieri. L’italiano VIVIANI è quarto.

    Il bilancio delle vittorie dei velocisti è Il seguente:
    Due vittorie per Ackermann e Ewan, una vittoria per Demaere, una vittoria con squalifica per Viviani.

  13. Oggi si corre la Cuneo-Pinerolo, la chiamano la tappa di Coppi, ma è una vera e propria bufala.
    Di quella famosa leggendaria tappa (254 km) del 1949, ci sono solo i nomi della città di partenza e di arrivo. Dei cinque colli che il Campionissimo scalò in fuga solitaria di 190 chilometri, ossia la Maddalena, il Vars, l’ Izoard, il Monginevro e il Sestriere, non rimane più nulla, oggi si scala, unico e solo, il colle Montoso.
    Allora, in dieci ore di pedalate, Coppi inflisse al rivale Bartali ben 12 minuti di distacco.
    Oggi si sta in sella per quattro-cinque ore, e i distacchi tra il primo e il secondo sono minimi, in genere, inferiori al minuto. Le velocità però sono notevolmente aumentate grazie alle migliorie del mezzo meccanico e del fondo stradale, nonché ai metodi di allenamento e, non ultima, “l’alimentazione”.
    Ma veniamo alla tappa di oggi.
    Fuggono in sette, nessuno con interesse alla classifica generale,
    sicché il.gruppo con la maglia rosa rimane staccato.
    Il gran premio della montagna sul monte Montoso (1248 m) è appannaggio di BRAMBILLA, che supera per primo anche il muro di Pinerolo, ma al traguardo vince BENEDETTI, un gregario alla sua prima vittoria delle carriera.

    Tra gli uomini di classifica,
    NIBALI prova ad attaccare ROGLIC che lo precede in classifica generale, ma lo sloveno resiste. La sfida è rimandata a domani tappa con tre colli e arrivo in salita.
    CONTI perde LA maglia rosa che passa a JAN POLANC
    Al “Processo alla tappa” , Il “cannibale” Merckx, invecchiato e ingrassato, pronostica Roglic come vincitore del Giro.

  14. Seguo il giro in televisione, ma devo fare qualche appunto a chi gestisce questo mezzo d’informazione di incomparabile attualità e utilità

    Per esempio, quando c’è una volata, la ripresa migliore è la vista dall’alto con l’elicottero. Ebbene, immancabilmente mentre stai seguendo tutte le manovre e le tattiche dei corridori per quadagnare le prime posizioni, il formarsi dei “treni” per tirare le volate, il susseguirsi degli scatti dei vari velocisti, sul più bello, quando c’è lo scatto finale in prossimità del traguardo, ecco che c’è lo stacco dell’inquadratura dall’alto, i ciclisti vengono inquadrati di fronte e sembrano un ammasso di gente che si contorce dove non si caisce più niente, chi supera e chi è superato, chi vince e chi perde, tutti appiattiti dalla mancanza di prospettiva.
    Altra manchevolezza, i cronisti dicono solo il nome di chi ha vinto, mentre del secondo, del terzo etcetera, non si sa più nulla; neppure dopo qualche tempo viene dato l’ordine di arrrivo e nulla si sa della classifica generale, solo viene menzionato chi indissa la maglia rosa.
    infine, durante il percorso, vengono date tante informazioni in sovraimpressione, ma la durata è così breve che non si riesce neppure a capire di che si tratti.
    Questi esperti di riprese e fior di collaboratori e registi, si perdono in un bicchier d’acqua e si fanno prendere dalla fregola di dire troppo e non far capire nulla.
    Insomma ragazzi, calma e gesso.

  15. Oggi prima tappa di montagna, da Pinerolo a Ceresole reale (lago Serrù), 196 chilometri nel Parco del Gran Paradiso.
    Si devon scalare il Colle del Lys (1311m.), il Pian del Lupo (1499m.) e la salita che porta al Lago Serrù con pendenza media negli ultimi sei chilometri del 9%.

    Riuscirà NIBALI a recuperare nelle salite il ritardo da ROGLIC, accumulato nelle gare a cronometro?
    La bagarre si scatena all’ultima lunghissima salita, tra cime innevate e magnifici esemplari di stambecchi inquadrati dalle telecamere.
    Cinque battistrada, tra cui gli italiani CICCONE e MASNADA precedono il gruppetto degli immediati inseguitori guidati dal russo ZAKARIN, mentre il gruppo deila maglia rosa procede più distaccato.
    I tornanti si snodano con pendenze massime del 14% in un manifico susseguirsi di boscaglie.

    A 15 km dal traguardo, LANDA emerge dal gruppo e si lancia all’inseguimento dei fuggitivi.
    Poi scattano anche LOPEZ e NIBALI, ma il siciliano è sempre tallonato da ROGLIC.

    A sei chilometri dall’arrivo, il gruppo dei battistrada si dissolve, raggiunto dagli immediati inseguitori ITURRALDE e ZAKARIN.
    Dietro ROGLIC cerca di sorprendere NIBALI, ma i due procederanno appaiati fino al traguardo.
    Sulle rampe piu dure, rimane in testa ZAKARIN, tra due muri di neve che si scioglie inondando la strada, stringe i denti e vince la tappa sollevando le braccia.
    Con la vittoria guadagna il terzo posto in classifica generale,
    secondo è ITURRALDE, terzo LANDA che corona il lungo inseguimento, mentre va in crisi quel YATES che alla partenza del Giro aveva dichiarato “Se fossi un mio avversario me la farei addosso”. S’è visto, ha perso 5 minuti.

    In classifica generale POLANC è sempre maglia rosa, seguito da ROGLIC e da ZAKARIN.
    NIBALI è quinto, sembra essere in forma, ma difficilmente potrà recuperare sul piu giovane ROGLIC . Vedremo.

    RISPOSTA

    quel Yates…presuntuosetto…un po’ come Groucho Marxs (al contrario) “non mi iscriverei mai ad un club che mi avesse come socio”.
    Comunque, complimenti, io non l’ho vista ma a leggerti sembra davvero di essere nelle prime file e gli stambecchi devono essere una meraviglia.

  16. Anche oggi non posso non criticare i due cronisti della tappa: parlano in due senza una pausa, ma a volte trascurano di dare informazioni basilari.
    Oggi per esempio, dopo l’arrivo del primo ripreso da vari punti di vista e riproposto più volte,
    nessuno dei due cronisti s’è degnato di pronunciare il nome del secondo arrivato, e a conclusione di trasmissione trascurano di fare un riepilogo dei primi classificati e della classifica generale.

    RISPOSTA
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