Il Giro in bici

Pubblico questo articolo di Alessandro sul Giro d’Italia.

Non ne sono particolarmente  appassionata, ma trovo che sia una gara affascinante, soprattutto perché la bicicletta è un mezzo meraviglioso per muoversi in libertà.

Io l’ho amata subito, dalla prima volta che l’ho vista e ci sono salita appena mia madre me lo ha consentito e non l’ho abbandonata per molto tempo. Solo recentemente, a causa del traffico e della scarsità di piste ciclabili, me ne servo molto meno, ma non è detto…

E poi, i panorami, le salite, gli sforzi, a volte veramente immani dei ciclisti, il maltempo che a volte li coglie di sorpresa e li costringe a vestirsi mentre continuano a correre…insomma tutto questo e molto, molto altro, rende il Giro un evento straordinario e straordinariamente interessante.

,.,.,.,..,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.,.

 

A proposito di discriminazioni, di cui si parla spesso in questo blog, oggi è cominciato il Giro d’Italia, anzi per essere precisi di Mezza Italia, ovviamente il Sud scrupolosamente evitato. Tra qualche mese si disputerà pure quello delle donne, e li è ancora più evidente la discriminazione. Si svolgerà tutto al Nord, non solo il Sud, ma anche il Mezzogiorno è escluso.
Ma a parte questo aspetto, il Giro è una gara ciclistica affascinante che richiama sempre una grande partecipazione di gente di tutte le età
Il Giro d’Italia nacque nel 1909, sei anni dopo l’altra grande gara ciclistica di rinomanza mondiale, il Tour de France. Una curiosità, Alfonsina Strada fu l’unica donna a partecipare al Giro, quando ancora non esisteva la versione femminile.

Quest’anno il Giro si svolge lungo un percorso di 3518 chilometri suddiviso in 21 tappe. Parte da Bologna e si concluderà a Verona. Sarà molto duro, si scalerà un dislivello complessivo di 46500 metri. Gli scalatori saranno favoriti(5 tappe di montagna), ma anche gli specislisti del cronometro potranno contare su tre tappe. Il resto sarà appannaggio dei velocisti, i quali potranno ambire alle vittorie parziali di tappa, ma non certo alla vittoria in classifica generale.
Per la classifica generale sono in lizza almeno in quattro, uno è il siciliano Vincenzo Nibali, già vincitore di due Giri (oltre che di un Tour e di una Vuelta). Gli altri aspiranti alla maglia rosa sono, lo sloveno Roglic, fortissimo cronoman, l’olandese Dumuolin, vincitore dell’edizione del 2017, l’inglese Yates, vincitore della Vuelta del 2018.
Ricordo Yates vincitore sull’Etna alcuni anni fa, una delle rare volte che il Giro sia sceso dalle mie parti.
Ma le sorprese sono sempre possibili, in una corsa così lunga nulla è dato per scontato, è sempre possibile una crisi del favorito che ne comprometta la vittoria o l’emergere di un outsider, come avvenne al ventenne Coppi che prevalse sul suo capitano Bartali.
A proposito, appartiene ancora a lui il record del più giovane vincitore del Giro: 20 anni, 8 mesi, 25 giorni.

Intanto oggi prima tappa a cronometro, Bologna-S.Luca, di 8,2 chilometri, con una bella salita, vince Roglic, secondo Yates, bene Nibali, terzo a 23 secondi.”

 

Alessandro Stramondo

Risultati immagini per un'immagine del giro d'italia

23 commenti su “Il Giro in bici”

  1. Si, si…però i ciclisti, in genere, sono dei gran maleducati, corrono sui marciapiedi, ti investono sulle striscie, sono i padroni di tutto, passano col rosso e se non ti sposti ti asfaltano…
    per non parlare di quelli della domenica, sulle ciclabile in tenuta da astronauti che sfrecciano a testa bassa che se non ti sposti ti fanno il contropelo…o quelli che portano a spasso tre cani al guinzaglio mentre corrono come pazzi in mezzo alla strada
    bella la bici, si certo, i ciclisti però dovrebbero avere la patente di guida e i vigili dovrebbero multarli come fanno in abbondanza per le auto.

  2. Un p’ fuori tema, ma sempre su argomento sportivo.

    Oggi festa della mamma, e qui a Catania, di mamme con i loro bambini, se ne vedono parecchie tra la fitta folla che partecipa alla Corri Catania, questa bella gare non competitiva di primavera. Certo non solo mamme, anche papà, qualche nonno, una miscela di giovani e meno giovani, grassi, magri, atletici, gente con difficoltà deambulatorie bisognosa di bastone, diversamente abili sulle sedie a rotelle. Molti hanno il cane al guinzaglio , anch’esso in maglietta e con numero, tutti ad obbedire ad un richiamo che ha del sorprendente.
    C’è da chiedersi, cos’è questa voglia di socializzare al di là delle convinzioni politiche, della differenza d’idee, delle differenze sociali? Cos’è che unisce tutta questa gente a partecipare, così spontaneamente e festosamente, ad una manifestazione civica di puro svago?
    La metro che porta al centro arriva già strapiena alla stazione vicino casa, a mala pena si riesce a salire sulle vetture, si sta pigiati come sardine in scatola, a stento le porte si chiudono, c’è chi non riesce a salire, una ragazza forza l’ingresso, porta lo zainetto davanti usandolo come ammortizzatore, una cane al guinzaglio familiarizza con un bimbo in carrozzella, una donna tiene il figlio neonato in grembo e non sembra affatto preoccupata.
    Giunti al raduno, in piazza Università, già si fatica a entrare tra le transenne, poi finalmente si parte sotto il sole, i diversamente abili avanti, gli altri a scaglioni via via si muovono per percorrere i cinque chilometri lungo le vie del centro storico, lastricate di basole di pietra lavica, tra la folla incuriosita a fare ala, tra essi anche turisti divertiti.
    Passano le chiese, i palazzi, i monumenti, le piazze: la chiesa delle Collegiata, quella dei Minoriti, piazza Stesicoro col monumento di Bellini, il palazzo del Toscano, piazza Majorana, il Crocifisso dei Miracoli, la piazza del mercato con la chiesa del Carmine, Piazza Teatro Massimo. A un certo punto il cielo si copre, è arrivato d’improvviso un nuvolone, un tuono, poi sembra che piccole pietre mi colpiscano, invece è grandine senza pioggia, ma poi viene giù anche la pioggia. Fuggifuggi generale a ripararsi sotto i balconi e dentro i portoni o i locali, c’è chi decide di tornare anzitempo a casa, altri aprono l’ombrello e proseguono, c’è anche chi prende scorciatoie per abbreviare il percorso.
    Per fortuna dura poco, si riprende, ma sul lastrico levigato per l’usura si rischia di scivolare, qualcuno toglie le scarpe, ma poi rispunta il sole, all’arrivo guardo l’orologio, un’ora a dieci minuti, ma senza sosta forzata ci avrei impiegato un’ore.
    La piazza è gremita di gente, quasi impossibile attraversarla, i posti di ristoro sono presi d’assalto, in un palco si canta e si balla, riesco tuttavia a procurarmi un tè e una fetta di torta al limone.
    La Corri Catania è finita, peccato, la rifarei di nuovo.

    RISPOSTA
    Un bel quadretto variopinto e festoso. E una bella manifestazione che, evidentemente è molto sentita se ha questa partecipazione.Certo, un bel momento di aggregazione sociale. complimenti ai catanesi.
    E in più sotto la grandine!
    Veramente coraggiosi tutti.Ma che l’avresti rifatta anche subito…beh, diciamo che mi sembra una piccola esagerazione.

  3. Serena, la bici è un mezzo meccanico che non preclude l’esercizio fisico dell’uomo, ma ne moltiplica la capacità di movimento.
    Il grande giornalista sportivo e scrittore Gianni Brera la chiamò l’Anticavallo, perché sostituì il cavallo in questa funzione di trasporto, ma ripeto, cambia il tipo di attività fisica dell’uomo, ma non la sostituisce. Per questo è un mezzo meraviglioso e insostituibile.
    Chi la usa purtroppo non sempre lo fa con giusto criterio, e ciò di cui lei ha parlato ne è patente dimostrazione.
    Oggi la bicicletta, anche nelle sue versioni adatte ai terreni scoscesi di montagna, le mountain bike, dopo un lungo periodo di crisi in cui pareva aver ceduto il passo completamente agli attrezzi motorizzati, ha ripreso il giusto posto che le spetta come strumento utile all’uomo, certo non competitivo coi motori, ma rispetto a quelli molto più corroborante per la salute.
    Purtroppo non tutte le città sono attrezzate a dovere, con piste ciclabili e con l’educazione stradale di chi usa questo mezzo, anche in questo campo, purtroppo, il nostro paese è rimasto indietro rispetto ad altri paesi europei.

  4. Al Giro è il momento dei velocisti,
    cioè coloro la cui muscolatura prevalente è composta da fibre bianche anaerobiche (ossia che non consumano ossigeno), capaci di sviluppare grandi potenze per brevissimo tempo.
    Gli scalatori invece hanno muscolatura composta in prevalenza da fibre rosse che hanno bisogno di grandi quantità di ossigeno(e quindi occorrono polmoni capienti) e sviluppano potenza prolungata nel tempo.

    Altra caratteriatica di queste tappe di “pianura” sono le volate di gruppo compatto alla velocità He suoera i 60 chilometri orari, nonché le cadute più o meno rovinose.
    Ieri a Fucecchio ha vinto Ackermann, oggi a Orbetello Viviani, un italiano, ma ahilui, è declassato perché nella volata ha danneggiato un avversario: la vittoria viene assegnata a Daviria.
    La maglia risa è sulle spalle di Roglic.

  5. Altra caratteristica di questo Giro sono le frequenti cadute, causa i finali di gare con gruppo troppo folto, lanciato a forte velocità, soprattutto in prossimità dell’arrivo. Altre cause i tubolari troppo sottili, gonfiati a pressione elevata, e naturalmente la pioggia.
    Oggi a Frascati, due coraggiosi, Frapporti e Maestri, vengono raggiunti a 10 km dall’arrivo, dopo 223 km di fuga, dal gruppo compatto che poi viene frazionato dalle cadute.
    Vince in volata Carapaz (Ecu), battendo Ewans e Ulissi, quest’ultimo vincitore di ieri, poi retrocesso)
    A causa delle caduta di oggi viene compromessa la possibilità di vittoria finale di uno dei favoriti, Dumoulin, giunto sanguinante ad una gamba, con 4 minuti di ritardo rispetto la maglia rosa Roglic. Nibali perde 18 secondi

  6. A Terracina -quinta tappa-
    ancora un finale per velocisti, sotto la pioggia battente.
    Vince ancora il tedesco Ackermann,
    https://images.app.goo.gl/26FGoqjxt7EFJify5
    con una volata lunga tirata allo spasimo, battendo per pochi centimetri il colombiano Gaviria.

    Intanto s’è ritirato, in seguito alla
    caduta di ieri, Dumoulin, uno dei favoriti alla vittoria finale.
    Giustamente gli organizzatori si sono decisi a neutralizzare gli ultimi tre chilometri, per evitare che una caduta potesse pregiudicare la classifica generale di chi ne fosse coinvolto. Ma stavolta non è servito.

  7. Finalmente, alla sesta tappa, Cassino-San Giovanni Rotondo(238 km), affermazione di due italiani:
    In fuga dopo quaranta chilometri dalla partenza, Fausto Masnada e Valerio Conti hanno resistito alla rimonta degli immediati inseguitori classificandosi allo sprint nell’ordine.
    Staccato di più di 7 minuti il gruppo delle maglia rosa, per la qual cosa Conti “strappa” la maglia rosa a Roglic: era dai tempi della vittoria di Nibali che un italiano non indossava la indossava più.
    Anche oggi non è mancata la caduta che ha coinvolto alcuni big del Giro (Roglic, Landa e Yates) stavolta per fortuna senza gravi conseguenze.

  8. Il Giro giunge all’Aquila, la città distrutta dal terremoto del 2009 e ancora non del tutto ricostruita .
    Vince lo spagnolo BILBAO, Valerio CONTI rimane in rosa, mentre si ritira GAVIRIA per un infirtunio al ginocchio.

  9. Ottava tappa con arrivo in discesa a Pesaro, il terzetto di fuggitivi viene ripreso dal gruppo a sei chilometri dall’arrivo, e vince Caleb EWAN su Viviani, ancora una volta battuto in extremis.
    Ackermann stavolta si deve accontentare del terzo posto.
    Classifica generale invariata con Conti maglia rosa.

  10. Nona tappa, Riccione-San Marino, 34 km. a cronometro individuale. Gli ultimi 12 km in salita con pendeza media del 4% e ultime rampe al 10%.

    Sotto la pioggua sferzante vince ROGLIC, specialista del cronometro, che guadagna il secondo posto in classifica generale.
    Bella prestazione di NIBALI, quarto a 1’44”, che limita il ritardo dal vincitore, e gaudagna sugli altri competitori alla vittoria finale, YATES e LOPEZ.
    CONTI mantiene la maglia rosa.
    Domani riposo, poi le montagne.

  11. Decina tappa Ravenna-Modena, piatta come un tavolo da biliardo.
    Gruppo compatto fino a pochi chilometri dall’arrivo, quando scatta un corridore, il nome è tutto un programma, FRANCISCO VENTOSO, sembra potercela fare , ma il gruppo lanciato a 70 km orari lo riprende a meno di un chilometro dal traguardo, mentre la solita caduta mette fuori combattimento alcuni corridori tra cui il velocista più quotato per le vittoria, quell’ACKERMAN già vincitore di due tappe. Ora si rialza dolorante col pantalone stracciato.
    Vince ARNAUD DEMARE, altro nome evocativo di elementi naturali, non per nulla vincitore di una Milano-Sanremo.
    Eterno secondo il nostro VIVIANI, verrà una buona volta il suo momento?
    La maglia rosa Valerio Conti esibsce una bella impronta di labbra sulla guancia, è il bacio che tocca al leader della classifica e ai vincitori di tappa, ancora per pochi giorni, con le montagne la musica cambia e i baci saranno per altri.

  12. La tappa di oggi Carpi-Novi Ligure è dedicata a Fausto Coppi il cui centenario dalla nascita ricorre quest’anno .
    A Novi, il Campionissimo aveva la villa in cui viveva con Giulia Occhini e il figlio Faustino. Qualche anno dopo la morte di Fausto, Giulia vi ebbe un tragico incidente stradale in seguito al quale dopo qualche tempo mori.
    Alcuni anni fa mi recai al museo ciclistico di Novi e vidi la villa di Fausto da fuori e attraverso il cancello chiuso. Tutto taceva, là dove un tempo c’era vita e folla di appassionati. Che tristezza!

    Con questa tappa si conclude la traversata della pianura padana, ultima chance per i velocisti.
    Gruppo compatto, già a 15 chilometri dall’arrivo si cominciano formare i “trenini” delle varie squadre che dovranno tirare la volata ai velocisti.
    La volata è lunghissima, i miglior velocisti sono tutti in testa, parte ACKERMANN, ma troppo presto, quando produce il massimo sforzo il traguardo è ancora “lontano”, cede, lo supera EWAN che vince la tappa, e poi anche DEMARE: lui è solo terzo, ma a sua scusante c’è la brutta caduta di ieri. L’italiano VIVIANI è quarto.

    Il bilancio delle vittorie dei velocisti è Il seguente:
    Due vittorie per Ackermann e Ewan, una vittoria per Demaere, una vittoria con squalifica per Viviani.

  13. Oggi si corre la Cuneo-Pinerolo, la chiamano la tappa di Coppi, ma è una vera e propria bufala.
    Di quella famosa leggendaria tappa (254 km) del 1949, ci sono solo i nomi della città di partenza e di arrivo. Dei cinque colli che il Campionissimo scalò in fuga solitaria di 190 chilometri, ossia la Maddalena, il Vars, l’ Izoard, il Monginevro e il Sestriere, non rimane più nulla, oggi si scala, unico e solo, il colle Montoso.
    Allora, in dieci ore di pedalate, Coppi inflisse al rivale Bartali ben 12 minuti di distacco.
    Oggi si sta in sella per quattro-cinque ore, e i distacchi tra il primo e il secondo sono minimi, in genere, inferiori al minuto. Le velocità però sono notevolmente aumentate grazie alle migliorie del mezzo meccanico e del fondo stradale, nonché ai metodi di allenamento e, non ultima, “l’alimentazione”.
    Ma veniamo alla tappa di oggi.
    Fuggono in sette, nessuno con interesse alla classifica generale,
    sicché il.gruppo con la maglia rosa rimane staccato.
    Il gran premio della montagna sul monte Montoso (1248 m) è appannaggio di BRAMBILLA, che supera per primo anche il muro di Pinerolo, ma al traguardo vince BENEDETTI, un gregario alla sua prima vittoria delle carriera.

    Tra gli uomini di classifica,
    NIBALI prova ad attaccare ROGLIC che lo precede in classifica generale, ma lo sloveno resiste. La sfida è rimandata a domani tappa con tre colli e arrivo in salita.
    CONTI perde LA maglia rosa che passa a JAN POLANC
    Al “Processo alla tappa” , Il “cannibale” Merckx, invecchiato e ingrassato, pronostica Roglic come vincitore del Giro.

  14. Seguo il giro in televisione, ma devo fare qualche appunto a chi gestisce questo mezzo d’informazione di incomparabile attualità e utilità

    Per esempio, quando c’è una volata, la ripresa migliore è la vista dall’alto con l’elicottero. Ebbene, immancabilmente mentre stai seguendo tutte le manovre e le tattiche dei corridori per quadagnare le prime posizioni, il formarsi dei “treni” per tirare le volate, il susseguirsi degli scatti dei vari velocisti, sul più bello, quando c’è lo scatto finale in prossimità del traguardo, ecco che c’è lo stacco dell’inquadratura dall’alto, i ciclisti vengono inquadrati di fronte e sembrano un ammasso di gente che si contorce dove non si caisce più niente, chi supera e chi è superato, chi vince e chi perde, tutti appiattiti dalla mancanza di prospettiva.
    Altra manchevolezza, i cronisti dicono solo il nome di chi ha vinto, mentre del secondo, del terzo etcetera, non si sa più nulla; neppure dopo qualche tempo viene dato l’ordine di arrrivo e nulla si sa della classifica generale, solo viene menzionato chi indissa la maglia rosa.
    infine, durante il percorso, vengono date tante informazioni in sovraimpressione, ma la durata è così breve che non si riesce neppure a capire di che si tratti.
    Questi esperti di riprese e fior di collaboratori e registi, si perdono in un bicchier d’acqua e si fanno prendere dalla fregola di dire troppo e non far capire nulla.
    Insomma ragazzi, calma e gesso.

  15. Oggi prima tappa di montagna, da Pinerolo a Ceresole reale (lago Serrù), 196 chilometri nel Parco del Gran Paradiso.
    Si devon scalare il Colle del Lys (1311m.), il Pian del Lupo (1499m.) e la salita che porta al Lago Serrù con pendenza media negli ultimi sei chilometri del 9%.

    Riuscirà NIBALI a recuperare nelle salite il ritardo da ROGLIC, accumulato nelle gare a cronometro?
    La bagarre si scatena all’ultima lunghissima salita, tra cime innevate e magnifici esemplari di stambecchi inquadrati dalle telecamere.
    Cinque battistrada, tra cui gli italiani CICCONE e MASNADA precedono il gruppetto degli immediati inseguitori guidati dal russo ZAKARIN, mentre il gruppo deila maglia rosa procede più distaccato.
    I tornanti si snodano con pendenze massime del 14% in un manifico susseguirsi di boscaglie.

    A 15 km dal traguardo, LANDA emerge dal gruppo e si lancia all’inseguimento dei fuggitivi.
    Poi scattano anche LOPEZ e NIBALI, ma il siciliano è sempre tallonato da ROGLIC.

    A sei chilometri dall’arrivo, il gruppo dei battistrada si dissolve, raggiunto dagli immediati inseguitori ITURRALDE e ZAKARIN.
    Dietro ROGLIC cerca di sorprendere NIBALI, ma i due procederanno appaiati fino al traguardo.
    Sulle rampe piu dure, rimane in testa ZAKARIN, tra due muri di neve che si scioglie inondando la strada, stringe i denti e vince la tappa sollevando le braccia.
    Con la vittoria guadagna il terzo posto in classifica generale,
    secondo è ITURRALDE, terzo LANDA che corona il lungo inseguimento, mentre va in crisi quel YATES che alla partenza del Giro aveva dichiarato “Se fossi un mio avversario me la farei addosso”. S’è visto, ha perso 5 minuti.

    In classifica generale POLANC è sempre maglia rosa, seguito da ROGLIC e da ZAKARIN.
    NIBALI è quinto, sembra essere in forma, ma difficilmente potrà recuperare sul piu giovane ROGLIC . Vedremo.

    RISPOSTA

    quel Yates…presuntuosetto…un po’ come Groucho Marxs (al contrario) “non mi iscriverei mai ad un club che mi avesse come socio”.
    Comunque, complimenti, io non l’ho vista ma a leggerti sembra davvero di essere nelle prime file e gli stambecchi devono essere una meraviglia.

  16. Anche oggi non posso non criticare i due cronisti della tappa: parlano in due senza una pausa, ma a volte trascurano di dare informazioni basilari.
    Oggi per esempio, dopo l’arrivo del primo ripreso da vari punti di vista e riproposto più volte,
    nessuno dei due cronisti s’è degnato di pronunciare il nome del secondo arrivato, e a conclusione di trasmissione trascurano di fare un riepilogo dei primi classificati e della classifica generale.

    RISPOSTA
    Licenziarli!

  17. Oggi si corre la 14a tappa, da Saint-Vincent a Courmayeur, la più  breve del Giro (131km.), ma con cinque colli da scalare, il Verrayes, il Verrogne, il Truc d’Arbe e il San Carlo(1951m.), quest’ultimo veramente selettivo, salita di 10,5 km. con pendenza media del 9,8%, posto a 25 km dal traguardo.

    Nei primi tre quarti di gara, CICCONE consolida il suo primato nella particolare classifica a punti del Gran Premio della Montagna(maglia azzura)

    Poi, un gruppo di 12 fuggitivi affrontano la salita piu dura della tappa, la scalata del Colle San Carlo, tra essi CICCONE, CARUSO, AMADOR, GALLOPIN etc. con un vantaggio di 1’44” sul gruppo.

    Ma, sulle sue rampe, si sovvertono le posizioni, il gruppo dei fuggitivi si assottiglia mentre dal gruppo della maglia rosa, su attacco di NIBALI, si forma un gruppetto di sette inseguitori tra i quali, oltre al suo compagno di squadra CARUSO, lo sloveno ROGLIC, che lo segue come un’ombra, e l’equadoregno CARAPAZ.

    I fuggitivi della prima ora, vengono raggiunti e staccati e, a qualche chilometro dalla vetta, mentre ROGLIC e NIBALI si controllano, avviene l’azione decisiva delle giornata:
    scatta d’improvviso CARAPAZ, nessuno sembra in grado di seguirlo, in vetta ha già un vantaggio di 34″ che mantiene nella lunga discesa e incrementa nella salita finale. All’arrivo il vantaggio è tale da superare in classifica generale NIBALI e ROGLIC
    e togliere la maglia rosa dalle spalle di PLOANC rimasto staccato di oltre sei minuti.

    Secondo a 1’32” si classifica YATES, rinvenuto in discesa sul gruppetto di NIBALI e staccatolo nella salita finale.
    Terzo a 1’56” è NIBALI che regola in volata Roglic & Co.
    Ormai la classifica generale delinea nei primi posti il probabile vincitore del Giro:
    1o.CARAPAZ
    2o.ROGLIC a 7″
    3o.NIBALI a 1’47”
    4o.Maika a 2’10”
    5o.Landa a 2’50”.

    RISPOSTA

    Gallopin..non male per un corridore velocista biciclista..insomma ci siamo capiti

  18. La quindicesima tappa, Ivrea-Como l (232km.), si svolge in parte sul percorso del Giro di Lombardia, con vedute pittoresche del lago di Como e il Resegone di manzoniana memoria sullo sfondo.
    Piatta per 160 km, affronta alla fine tre salite, la prima, dopo Bellagio, è la famosa salita della Madonna del Ghisallo (protettrice dei ciclsti), col santuario a quota 754m, sede di un museo del ciclismo.
    Qui Coppi s’involava nei suoi numerosi Giri di Lombardia vinti quasi sempre per distacco.

    Salita questa,.più famosa che dura, è adatta a passisti-scalatori piuttosto che a scalatori puri, di lunghezza 8,6km e pendenza media 5,6%.
    La seconda salita è la Colma di Sormano(1124m), più dura, la cui successiva discesa è altrettanto impegnativa per le curve e la strettezza della carreggiata.
    Infine, in prossimità dell’arrivo, la salita di Civiglio (613m) breve ma molto impegnativa con pendenza media 9,6%.

    Dopo appena 16 chilometri dal via, fuggono due uomini, CATALDO e CATTANEO, accumulano un vantaggio sul gruppo di dieci minuti, poi via via il vantaggio scema, ma passano per primi su tutte le vette riuscendo a portare a termine la loro fatica fino al traguardo, conservando un vantaggio di appena appena 14″: è Cataldo a battere in volata il compagno di fuga.

    Ma i fatti più interessanti per la classifica generale avvengono
    nel gruppo che insegue, più o meno compatto fino all’ultima salita, quando NIBALI attacca trascinandosi dietro i migliori

    L’evento che si rivelerà decisivo è però la foratura di ROGLIC : lo sloveni riceve in cambio la bicicletta da un compagno di squadra, si lancia all’inseguimento e, approfittando anche della scia dell’ammiraglia, rientra, ma è costretto a correre con una bicicletta non adatta alle sue misure.
    Sulle rampe del Civiglio infatti non tiene più la ruota di NIBALI , e in discesa sbatte contro il gard rail perdendo altro tempo prezioso
    Nibali, si scatena, in discesa sembra poter staccare anche la maglia rosa, ma alla fine è ripreso da CARAPAZ, e all’arrivo entrambi guadagnano una quarantina di secondi sullo sfortunato ROGLIC.
    Il Giro non è ancora finito, domani riposo, poi si lotterà fino a domenica.
    I primi cinque in classifica generale, si contenderanno, salvo sorprese, la vittoria finale:
    1.CARAPAZ
    2.ROGLIC a 47″
    3.Nibali a 1’47”
    4.MAJKA a 2’35”
    5.LANDA a 3’15”

    RISPOSTA

    beh, ora diventa interessante anche per una non appassionata come me. Chissà se poi davvero vince il migliore.

  19. Dopo la giornata di riposo, sedicesima tappa, da Lovere a Ponte di Legno (194 km.), altro tappone di montagna che, prevedeva, tra l’altro, la scalata del terribile passo Gavia (ne so qualcosa avendolo percorso…in auto) che però, a causa delle cattive condizioni meteorologiche, è stata sostituita con la salita dell’Aprica. Percorribile invece la strada che porta all’ultima asperità, una delle scalate più difficili in assoluto, il Mortirolo(1854m), salita di 12 chilometri al 10.9% di pendenza media con punte del del 18%, sulla quale il “pirata” Pantani costruì alcune vittorie memorabili.

    Ma una volta tanto, vorrei esaltare non la battaglia, pure aspra, che s’è scatenata tra gli uomini di classifica, ma la vittoria al traguardo di Ponte di Legno, di Ciccone, un giovane bergamasco, lontano dai primi posti in classifica generale, ma che spesso abbiamo visto scattare in prossimità dei G.P.M.( Gran Premio della Montagna) e passare per primo, tanto da guadagnarsi la maglia blu, segno di questo primato, ma che finora non aveva vinto una tappa.
    In fuga con altrii 21 corridori, sulle rampe del Mortirolo, mentre i compagni via via cedono, rimane in testa in coppia con Hirst, passa per primo in cima, resite in discesa all’inseguimento dei migliori, e stremato batte in volata il compagno di fuga.
    Fa impressione il tremito delle sue labbra, a causa della fatica, inquadrate dalla telecamera.
    Ciò detto, occorre rendere merito a Nibali che, sotto la pioggia, tenta il tutto per tutto per staccare i diretti avversari di classifica. Al suo scatto resiste solo Carthy, poi c’è la reazione della maglia rosa Carapaz: alla fine si compatta il gruppetto dei migliori da cui manca Roglic in leggera crisi. Lo sloveno cede a Nibali 1’ 22” e il secondo posto in classifica generale.
    Fallisce però l’attacco di Nibali alla maglia rosa Carapaz.
    Ecco la classifica generale:
    1 CARAPAZ
    2 NIBALI a 01’ 47”
    3 ROGLIC a 02’ 09”
    4 LANDA a 03’ 15”
    5 MOLLEMA a 05’ 0

    RISPOSTA
    il ciclismo è, credo.in assoluto losport dove gli atleti si devono spendere fisicamente e psicologicamente fino allo stremo delle forze e devono combattere con gli eventi atmosferici. Mai come quest’anno un maggio cosi piovoso, certo non ha aiutato.
    Si, il Mortirolo ricorda il povero Pirata anche a me. E’ tornato nelle cronache anche nella vicenda del fallimento di Mercatone Uno, il suo sponsor e le brutte vicende dei lavoratori lasciati a casa da un giorno all’altro. Anche per loro la vita è una salita, tutti i giorni.

  20. La tappa di Ieri, Commezzadura-Anterselva/Antholz (181km ), con l’attraversamento di tre valli –Val di Sole, Val di Non, Valle di Anterselva- e di quattro colli –Passo della Mandola, Colle Elvas, passo di Terento, e salita finale ad Anterselva, con arrivo allo stadio del biathlon, viene vinta dall’inglese Peters, in fuga solitaria, favorito dal fatto che in classifica generale non costituisce una minaccia per i big.
    Nell’ultima salita, Nibali – in giornata no, per sua stessa ammissione- non resiste all’attacco di Landa e perde una ventina di secondi da esso e una decina di secondi dalla maglia rosa Carapaz.

    Proprio ieri, la maglia rosa Carapaz compiva 26 anni.
    Può essere interessante sapere l’età degli altri corridori ai primi cinque posti in classifica: Nibali ha 35 anni, Roglic e Landa ne hanno 30, Mollema 33.
    La media è 30,8 anni. All’incirca sembra essere questa l’età ottimale per un ciclista, da cui si evince che nell’attuale lotta per il primato, l’età non favorisce certo il campione siciliano.

    Oggi il giro arriva a Santa Maria di Sala, in Veneto, la città che ha dato i natali ad Antonio Bevilacqua, grande corridore passista, vincitore di una Parigi Roubaix, avversario di Coppi nelle gare d’inseguimento su pista.
    Si discende dai 1096 metri di Valdaora ai 62 metri di Conegliano, e dopo una settantina di chilometri, praticamente in pianura, si arriva ai 13 metri della sede di tappa
    L’interesse della gara di oggi è contenuto in una sola domanda: ce la faranno i tre di testa -Cima, Maestri, Denz- a portare a compimento la fuga?
    A Conegliano il loro vantaggio è di più di 4 minuti, ma mentre la gara scorre nella bella terra veneta, il vantaggio inesorabilmente diminuisce.
    Passano il Castello di Conegliano, il Castello di San Salvatore, i bei filari di vite da cui si ricavano i vini veneti famosi nel mondo, la bella pianura dalle strade asfaltate, i bei villaggi ordinati con strade alberate, altre zone con gli inevitabili segni della modernità industriale, e intanto il vantaggio scema.
    Passano Paderno, Castagnole, Quinto di Treviso, il bel paese di Scorzè, con un magnifico campanile svettante, si susseguono le rotonde, gli ultimi attraversamenti dei paesi tra ali di folla plaudente, ma il gruppo è troppo vicino, pronto a divorarli, i tre s’impegnano alla morte, ora il gruppo è là, a pochi metri, guidato dal velocista Ackermann, dei tre, due vengono divorati, il solo Cima resiste e riesce a tagliare per primo il traguardo precedendo il velocista in rimonta, fosse stato il traguardo dieci metri più in là, anche lui sarebbe stato ripreso, sarebbe stata una vera beffa.
    Chi invece si sente beffato è Ackermann che batte i pugni contro il manubrio per la rabbia.
    L’ultima immagine inquadra una bella villa, Sarà Villa Farsetti? I telecronisti non lo dicono, rimarrò col dubbio.

    RISPOSTA
    Si, proprio Villa Farsetti dove si svolge annualmente una famosa gara ippica. Grazie per la bella descrizione che fai della mia regione, dall’alto sembra ancora bella nonostante la devastante cementificazione.Non so se hai notato i surfisti sul Lago di Santa Croce?
    Però hai dimenticato che subito dopo Scorze (famosa per l’acqua minerale San Benedetto), c’è Noale col suo castello e la fortificazione medioevale.
    L’ho vista questa tappa e ho potuto vedere lo sforzo terribile dei due che scappavano inseguiti dalle altre “lepri” che però non li hanno raggiunti, poi uno dei tre doveva vincere perché uno solo arriva primo. Peccato per gli altri, ma cosi è lo sport.

  21. A due tappe dalla fine del Giro, si risale da Treviso a San Martino di Castrozza, tappa breve(151km)con salita finale lungo la Val Cismon, adatta a passisti-scalatori.
    In mezzo, il passo di San Boldo, duro solo negli ultimi cinque tornati, che scorrono su strutture in cemento, arrampicandosi con un continuo entra ed esci da brevi tratti in galleria
    Inquadrati cime di monti e laghetti, fiumi e cascate, ma nessuna sovra iscrizione sullo schermo, o indicazione verbale, da parte dei telecronisti, a indicarne il nome.
    Fuga di un gruppetti di dodici corridori senza interessi di classifica che accumulano un vantaggio di più di nove minuti sul gruppo, a 35 chilometri dall’arrivo.
    Sotto l’attacco del colombiano Chaves il gruppo dei fuggitivi si riduce a quattro, poi Chaves resta solo, mentre a Vendrame salta la catena: costretto all’inseguimento, all’arrivo si getta a terra sfinito.
    Intanto Chavez, tra una folla esultante –qualcuno ha il piacere di rincorrere i corridori rischiando di travolgerli- vince per distacco e viene accolto dall’abbraccio delle madre.
    La lotta tra i big è rimandata alla dura tappa di domani.

  22. L’ultimo tappone dolomitico, da Feltre a Croce d’Aune-Monte Avena(194 km.) con cinque colli da scalare, consacra, con un giorno di anticipo, l’equadoregno Carapaz vincitore del Giro. Non sembra infatti che nelle cronometro di domani lo specialista Roglic possa colmare il distacco in classifica generale, né che altri lo possano scalzare.

    Nibali, è attaccato di sorpresa sul passo Manghem, ma recupera in discesa, ed è col gruppo dei migliori sul Passo Rolle.
    Passa S.Martino di Castrozza, con la magnifica vista delle Pale di San Martino, poi il passo Croce d’Aune, nella cui discesa Nibali prova ad attaccare a sua volta, ma le sue speranze di strappare la maglia rosa a Carapaz si infrangono sulla salita finale, quando al suo ultimo generoso attacco non riesce a staccare il drappello dei migliori e deve cedere anche la vittoria di tappa, nella volata finale, allo spagnolo Bilbao, classificandosi quinto, preceduto anche da Landa, Ciccone e Carapaz.
    Lopez, ostacolato da un tifoso, cade, si rialza e lo prende a scoppole, motivo per cui viene penalizzato dalla giuria. Penalizzato anche Roglic per la spinta prolungata ricevuta da tifoso e da lui accettata.
    Domani il giro si concluderà a Verona, difficilmente la breve tappa a cronometro in salita, riuscirà a cambiare qualcosa in classifica generale.

  23. Finisce il Giro d’Italia con la vittoria di Carapaz, ciclista semisconosciuto, venuto dall’Equador al Giro, non certo da favorito, ma con la determinazione di chi è consapevole del proprio valore, giovane di umili origini, la cui prima bicicletta fu trovata dal padre in un deposito di rottami.
    Nell’ultima frazione a cronometro, che si svolgeva a Verona, sul circuito di 17 km, su cui si terranno i mondiali, Nibali, artefice anche lui di una grande prova, strappa 49” alla maglia rosa, ma non sono sufficienti a colmare il distacco.
    Vince la tappa di Verona, Haga, ripresosi dopo un grave incidente subito nei giorni scorsi, che percede Campenaerts.
    Un bel Giro, duro e spettacolare, conteso tra due corridori entrambi al limite del lasso di età migliore per un corridore, l’uno, Carapaz, al limite inferiore dei 26 anni, l’altro, Nibali, al limite superiore, dei 35 anni.
    Al terzo posto Roglic, che partiva favorito insieme a Nibali, mentre Yates, vincitore della Vuelta dello scorso anno, s’è classificato ottavo, deludendo rispetto alle aspettative da lui stesso alimentate (“fossi un mio avversario me la farei sotto”, aveva dichiarato alla vigilia).
    Questa la classifica dei primi cinque:
    1.Carapaz in 90h 1’47”
    2.Nibali a 1’5”
    3.Roglic a 2’30”
    4.Landa a 2’38”
    5.Mollema a 5’43”

    Una bella sorpresa il giovane Ciccone, classificatosi 16esimo in classifica generale, ma vincitore del Gran Premio della Montagna(maglia azzurra).
    Le altra classifiche minori sono state appannaggio di Ackermann (Maglia Ciclamino, classifica a punti dei vincitori di tappa), Lopez (Maglia Bianca, classifica giovani), Masnada(Traguardi volanti e combattività). Il team meglio classificato è la Movistar che precede l’Astana.
    Hanno concluso la fatica in 142, mi pare anche giusto dare spazio all’ultimo arrivato: il giapponese Hatsuyama, distaccato di 6h,5’56”, poco più di una tappa.
    Bene, è tutto, il Giro è finito, anzi no, il ciclismo continua, fra qualche settimana sarà Giro Rosa, quello femminile.

    RISPOSTA
    grazie Alessandro per queste tue cronache giornaliere dettagliate e interessanti. In poche righe sei riuscito sempre a dare un’idea di una gara appassionante che coinvolge molti sacrifici, molte speranze, molto lavoro.
    Noi vediamo solo quello che le telecamere mostrano, ma dietro c’è il sudore, l’ansia, le aspettative, le speranze di tanti giovani e giovanissimi che amano questo sport bellissimo, che ci porta in giro su due ruote che sono un mezzo fantastico per godere della natura e della sua bellezza.
    Ora tocca alle donne, anche alle calciatrici della nazionale in Francia. Come si sa sono meno seguite ma spero lo stesso che si facciano valere.
    Anzi ne sono sicura.

Lascia un commento