Veniamo, con questa mia…

Non ci dobbiamo più sorbire solo i video su Facebook di Salvini e Di Maio ma ora abbiamo anche quelli di papà Antonio.
Commovente, dico sul serio, il video che il padre di Luigi DiMaio, ha voluto postare sui social per scagionare del tutto il figlio dopo le notizie giornalistiche dei casi di lavoratori in nero e altre anomalie, nella piccola azienda edile di famiglia.
Bisogna dire che papà Antonio si presenta al meglio, sia per come è vestito, sia per il contesto che ha scelto, sia per come legge la lettera che ha scritto perché, ha detto, troppo emozionato per ricordare il testo a memoria.
Ci credo, si vede che è sincero. Parlo dell’emozione. Per il resto, che il figlio non sapesse nulla di come veniva condotta l’impresa, ho qualche dubbio.
Ma che cosa importerebbe che fosse più questo che quello, se “quello” non fosse vicepremier e ministro del Lavoro e Sviluppo della Repubblica Italiana?
Nulla. Non importerebbe nulla a nessuno. Si sa come vanno le cose nelle piccole (e anche grandi imprese) da nord a sud. Il “nero” abbonda, nessuna meraviglia o novità, nessuno che si strappi i capelli.
Eppure il sommerso crea un gravissimo danno alla nostra economia. E, anche se umanamente è comprensibile l’imbarazzo del padre e sono apprezzabili le scuse che rivolge al figlio ed è apprezzabile la presa totale di responsablità per un comportamento che attribuisce solo ed esclusivamente a se stesso, mi dispiace molto dirlo, non è credibile.
Non è credibile che i figli fossero completamente all’oscuro dei magheggi e dei maneggi del padre. Piccolo imprenditore che, certamente ha penato e non poco per mandare avanti la su aazienda, ma questo non significa che il ministro possa essere considerato estraneo a tutta la faccenda.
Quando si assumono incarici pubblcii di quella rilevanza, anche il privato diventa inevitabilmente pubblico.
Le miserie, i sotterfugi, le irregolarità, i vizi e le virtù di un piccolo imprenditore napoletano che si “arrangia”, non possono ricadere sui figli, questo no, ma Luigi DiMaio non può farci credere che non sapeva.
Questo no. Per il resto a me dei secchi, dei rifiuti, dei ruderi, delle stalle abusive, nei terreni di famiglia, non importa, francamente, niente, ma un imprenditore edile che sa che il lavoro comporta dei rischi per i dipendenti e non li mette in regola, dimostra una mentalità, diciamo, piuttosto avventuristica.
E che Luigi Dimaio abbia già dimostrato di seguirne le orme mentendo in più occasioni, mi pare che non ci siano dubbi. Ma dopotutto alle bugie dei politici ci si fa l’abitudine.
Luigi non deve assumere su di sé le colpe di Antonio ma Luigi deve rispodere della sua azione di ministro, di vicepremier e di uomo politico.
E fino ad ora non mi pare che abbia dato prova di quella trasparenza ed onestà di cui si ammanta.

Ma  non posso non ricordare il grande Totò che di “lettere” se ne intendeva e che ne ha lasciate di memorabili nei suoi film…caro Luigi, vengo con questa mia a dirti…

2 commenti su “Veniamo, con questa mia…

  1. Ho visto in Tv la lettura di papà Di Maio della lettera con cui si addossava, in toto, le sue responsabilità, allo scopo di scagionare il figlio.
    A parte che non possono essere le dichiarazioni di un padre a scagionare un figlio, qui non si tratta di accusare Gigi Di Maio di essere complice del padre.
    Si dia pure per scontato che Gigi sia innocente, non è questo il problema.
    I problema è se sapeva o non sapeva degli eventuali illeciti del padre.
    Se sapeva, e ha taciuto (e al limite anche questo gli si potrebbe perdonare, visto che si trattava del padre), non doveva però ergersi a paladino della legalità e della trasparenza, pena la sua credibilità.
    Perciò la lettera del padre non basta, perché non c’è in gioco la colpevolezza o l’innocenza del figlio, ma la credibilità.

  2. Ma tu guarda un po che storia è persino comica. Il padre è un piccolo imprenditore edile che si arrabatta come fanno tutti, tanto nero e niente sicurezza sui cantieri, poi siccome sa mettere una pietra sopra l’altra si fa la casa in campagna, abusiva naturale e come sennò? E quando lo scoprono si mette a frignare in tivvu perché il cocco bello del figlio non deve pagare le colpe del padre. Ma è chiaro che è cosi, ma quando mai non ci pensiamo proprio ma questi ci stanno a piglià per i fondelli. Il figlio non sapeva…ma mi faccia il piacere direbbe ilprincipe. Ma mi facciano il piacere tutti e due!

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