Caro Snoopy

“Era una notte buia e tempestosa”. Cosi Snoopy inizia tutti i suoi romanzi. Seduto sul tetto della sua cuccia, il celeberrimo bracchetto dei Peanuts, batte sui tasti della vecchia macchina da scrivere, la lingua che sporge dalle labbrucce, lo sguardo perso tra le nuvole, mentre cerca la concentrazione per proseguire la sua opera.

Di tutti personaggi dei fumetti,Snoopy è quello che mi ha sempre divertito di più. Con quella sua aria da intellettuale, saggio, filosofo, e sempre riuscito a farmi sbellicare dalle risate o semplicemente a farmi sorridere o ridere e a sollevarmi lo spirito in momenti difficili.

Ne ho una raccolta ponderosa, alcuni li tengo sempre a portata di mano e se capita, gli do un’occhiata e, anche se la maggior parte li conosco a memoria, non posso fare a meno di trovarli esilaranti.

Come cane, inteso come amico fedele compagno dell’uomo, bisogna dire Snoopy non è un granchè.

Il suo attaccamento a Charlie Brown, non sembra essere cosi forte. E’ stranamente indipendente, più gattesco che canino. E sfrutta, spesso, l’affetto del padrone per farsi trattare nel migliore dei modi possibili.

Come, ad esempio, quando pretende di farsi arredare la cuccia come una reggia e non si capisce dove finiscano i quadri e i divani e suppellettili varie, che, via via, vengono trasportati dentro quel minuscolo abitacolo.

E’ l’assurdità di quel cane cosi petulante ma cosi simpatico, cosi pieno di sé ma cosi generoso che evidenzia tutta la peculiarità di un personaggio creato dall’intelligenza sopraffina di Charles Schulz, il quale ha voluto compendiare in quel minuscolo personaggio a quattro zampe, tutte le contraddizioni dell’umanità.

Inutile dire che io lo adoro. Per me è stato un amico, un fratello, una “medicina”, un cardiotonico, un “integratore affettivo” in molti periodi difficili che nella vita tutti abbiamo. E non mi ha mai deluso. Girare le pagine del fumetto o della raccolta in Almanacco e seguire le sue avventure, mi ha sempre comunicato un po’ della gioia creativa che il suo autore deve aver provato nel disegnarlo.

Mi immagino le risate sotto i baffi di Schulz ogni volta che un suo personaggio esprimeva una battuta particolarmente riuscita.  Un cane troppo umano che trascorre la propria vita sdraiato su quel tetto spiovente, in quella posizione scomodissima , da fachiro, ma che sembra rilassarlo molto mentre osserva il volo degli uccelli e le nuvole che gli passano sopra la testa. E mentre pensa e riflette sulle cose della vita, riesce a condensare in una frase tutto quello che gli passa per la testa.

E mentre lo guardiamo un po’ lo invidiamo. Poter passare le giornate a guardare il cielo da quella posizione, magari di tanto in tanto e scordarsi di tutto e vedere solo quanto di bello ci circonda e quanto il cielo e le nuvole e gli uccelli siano, in fondo, sempre cosi a portata di mano da essere troppo spesso dimenticati.

Era una notte buia e tempestosa…ma poi è venuto giorno e la tempesta si è calmata e il sole ha riempito di luce ogni angolo buio. Forse a Snoopy non sarebbe piaciuta questa mia aggiunta, l’avrebbe trovata banale e mi avrebbe freddato con una delle sue freddure micidiali.

Come questa:

va dove ti porta il cuore

 

 

5 commenti su “Caro Snoopy

  1. Mariagrazia questa tua bella “apologia” di Snoopy, va oltre l’apprezzamento di un personaggio riuscitissimo e complesso come il cagnolino simil-uomo di Schulz.
    Evidentemente ti è stato di aiuto, di compagnia e di conforto, come tu stessa lasci intendere, in un particolare momento della vita.
    E i fumetti, come i bambini della bella canzone di Venditti, Campo dei Fiori, “non tradiscono mai”.
    Nulla da aggiungere sul personaggio da te così ben delineato dal punto di vista caratteriale, psicologico e persino nevrotico, se non per quanto riguarda la grafica, semplice ed essenziale come deve essere un simbolo, quello dell’empatia naturale.

  2. A chi non piace snoopy? E’ un grande.
    Oggi ho incontrato una con un cagnolino al guinzaglio che l’aveva fatta proprio in mezzo al viale, stavo per metterci il piede sopra però mi ha preceduto facendo sparire tutto dentro un sacchetto buttato dentro una borsetta. Pensare che devo andare in giro trasportando sotto braccio quella materia organica mi fa passare la voglia di cani.

  3. Hai scritto un racconto fantastico, in senso etimologico e traslato. Io però, ripieno di classici di ogni epoca e paese, sono arrivato tardi a questi fumetti intellettuali, che erano la passione di mia sorella. E mi risultavano estranei alla mia cultura. Comunque, il racconto è veramente adorabile, mette in luce una zona del tuo carattere che rimane spesso in disparte. Mi fai venire alla mente, più che Venezia, certi angoli irrigui della laguna circostante, intorno a Mira e Dolo, tra canali, il Brenta, alberi rigogliosi e sussurranti, come quelli che avevo percorso anni fa nel Parco del Sele.

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