Prima gli ‘taliani

Abbiamo il governo più litigioso della storia ma anche il più opportunista ed ipocrita.

Per chi aveva pensato che i Cinquestelle avrebbero calmierato l’esuberanza leghista in nome della trasparenza e della legalità e di tutte le altre belle fandonie con le quali hanno conquistato la “scatola di tonno”, si possono mettere il cuore in pace: si erano sbagliati e anche di brutto.

I Cinquestelle avvallano  tutte le proposte (oscene) dei leghisti in cambio di briciole che capitan Spaventa gli lancia, mollichelle che loro raccolgono via via sperando di arrivare alla casa di marzapane.

In quatrro mesi non hanno fatto che litigare, sfornato quasi niente salvo il decretino dignità che farà perdere posti di lavoro o li renderà ancora più precari. Ormai è assodato.

Ed ora il decreto sui migranti, fortemente voluto dai leghisti che fanno il bello, il brutto e il cattivo tempo, fino nei supplementari.

La prepotenza e l’arroganza sono sempre state la loro cifra, ma ora si stanno largamente superando.E i Cinquestelle restano con un palmo di naso, nervosi ed irritati, ma pronti a cedere pur di non perdere le poltrone alle quali ormai sono attaccati col bostick.

Ancora un decreto dunque, quando avrebbe potuto benissimo essere un disegno di legge fatto con calma perché l’urgenza è solo nella testa di Salvini che deve fare presto di suo, come la famosa collaboratrice domestica della famosa pubblicità Ma ci sono tante cose che non piacciono a Mattarella, che cozzano contro la carta costituzionale di cui lui è il garante. Ma Spaventa è pronto a fare a pugni, a far diventare il Quirinale il suo privato ring istituzionale, muoia Sansone e tutti gli asilanti.

Lui i migranti proprio non li vuole e mentre Conte va ancora in giro a fare i bei discorsi sulle quote di accoglienza degli altri stati menbri della Ue, lui vorrebbe cacciare anche quelli che già sono qui.

I Cinquestelle sanno che sta tentando un piccolo”colpetto di stato”, un po’ come con la Diciotti, per il quale dovrà rispondere di sequestro di persona aggravato, ma lui se ne fa due baffi e pure due barbe. Si sente anche lui “unto” e sappiamo che chi si sente unto esagera per forza di cose.
Non fanno che scambiarsi favori, poltrone, nomine, gabinetti di regia: io ti do una cosa a te e tu mi dai una cosa a me.

Però: prima gli italiani!

Già, prima gli italiani, prego. Prima gli italiani si accorgeranno di come questi li stanno menando per il naso e meglio sarà.

Ma la vedo molto dura! Presidente,forza e coraggio, sono dalla sua parte (e anche dalla mia).

3 commenti su “Prima gli ‘taliani”

  1. Si, prima gli italiani, e come no?
    Di Maio ci ha tenuto a dirlo, anzi di più “solo gli italiani”(e forse manco quelli)
    Intanto Casalino ha minacciato i tecnici del tesoro: se non mi trovate i quattrini vi licenzio tutti. Siamo alle grandi purghe stalinista, per ora come intimidazione domani come dato di fatto.
    Ma chi l’ho votato questo superpagato burocrate? Verrebbe voglia di chiedere.
    E si, perché l’avallo dei voti, si chiede ai magistrati che fanno il loro dovere, non lo si chiede a chi esorbita dai propri compiti e si comporta come un unto dal popolo.

  2. È corretto e cosa buona, giusta, equa e salutare che si pensi prima agli italiani. Sono poi le modalità che ancora non sono state messe in atto e in opera. Non ci ha mai pensato nessuno agli italiani, dal 1945 in avanti, siamo calati sempre più nei panni dei sudditi, dei plebei, dei servi della gleba. Lavoro, pensioni, stipendi, industria, terziario, agricoltura, disoccupati, esodati, licenziati, dove sono gli aiuti a questi Italiani? I dormitori pubblici e le mense della Caritas sono frequentate più da poveracci nostrani che da immigrati. E non ho mai visto nessun fervente della Sinistra manifestare in favore loro od offrire un sostegno concreto.

  3. Commento inaccettabile quello di Bifani che pone un limite, il 1945, all’inizio della decadenza degli italiani, secondo lui calpesti e derisi, dopo quella data che segna la fine della guera e praticamente la nascita della nostra Repubblica.

    Secondo Bifani, da quella data in poi “siamo calati sempre più nei panni dei sudditi, dei plebei, dei servi della gleba.” Ripeto parole inaccettabili e disonorevoli visto che da una guerra disastrosa siamo alla fine usciti con una pace onorevole, grazie anche alla Resistenza.

    È evidente che alla Repubblica sarebbe da preferire, secondo Bifani, la monarchia dei Savoia, artefice dell’espoliazione del Mezzogiorno, sotto cui l’Italia pati un esodo imponente dal Sud e dal Veneto, incapace di porre freno allo sviluppo della mafia, con le sue velleità colonialiste, e la fuga dal patrio suolo di fronte al memico;  sarebbe da preferire la dittatura del fascismo, col culto del Duce, l’autarchia, gli italiani ridotti a burattini, la vergogna delle leggi razziali e la catastrofe di una guerra disastrosa.

    Di contro La Repubblica, sia pur nelle difficoltà di un paese in rovina e gettato nel caos sociale ed economico della guerra, ha saputo via vai ricostruire il paese grazie anche all’imponente piano Marshall degli Usa, alla manodopera del Sud, e all’intrapendenza del Nord, è riuscita a portare il Paese nel consesso delle maggiori potenze mondiali

    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(nominale)

    e soprattutto è riuscita o preservare la democrazia dalle insidie dell’Urss, prima, da quelle dello stragismo di destra e del terrorismo brigadista, dopo, ed è stata tra le fondatrici del progetto Ue.

    In quanto alla sinistra, quella derivata dal PCI e poi dalla fusione con la Margherita, benché ha avuto pochissime e interrotte occasioni di governare, ha in ogni caso portato avanti la politica del welfare, s’è battuta contro i rigurgiti fascisti, ha perseguito una politica di accoglienza -non sempre al meglio, data le complessità del fenomeno, ma certamente a suo onore- per quei derelitti che fuggono dalla guerra e dalla fame.
    Infine non può  essere ritenuta colpevole, in un paese di stampo prevalentemente conservatore, passato sotto il ventennio berlusconiano, e colpito da un periodo di crisi economico-finanziaria senza precedenti, degli inevitabili disagi sociali ed economici di cui oggi soffriamo.

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