Ricatto

Asia Argento avrà un collegio di avvocati che la difenderanno nelle sedi opportune (se sarà il caso) e non ha certo bisogno della mia arringa ma una cosa mi pare chiara: è vittima di un ricatto, brutto e cattivo.

Il 22enne Jimmy Bennet col quale lei avrebbe avuto una relazione, la sta ricattando, pare da quando lei ha denunciato Weinstein e le ha chiesto un sacco di soldi per tacere sui loro rapporti. Altrimenti spifferava.

Ma lei, Asia dice che non hanno avuto mai rapporti sessuali ma solo un rapporto, prima di lavoro e poi di amicizia. Guarda caso, questo si sveglia una mattina e si sente “molestato” dalla Argento perché, a quanto pare, lei avrebbe preteso di avere un rapporto sessuale con lui, non consenziente quando aveva “solo” 17 anni.

Beh, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate se la cosa non fosse molto seria.

Si conoscevano da lunga data, fin da quando lui era bambino perché era stato interprete in un suo film e poi, secondo la versione di questo “signore”, tempo dopo,  lei avrebbe preteso di ottenere le sue grazie mentre lui pudicamente si opponeva!

Ma non fatemi ridere!

Il problema, grosso, è che lei ha pagato una somma ingente. Dice, Asia, perché le faceva pena, ma con tutta probabilità perchè il tipo le avrebbe potuto creare molte noie in un momento nel quale era già nel’occhio del ciclone per la sua denuncia di molestie a Weinstein.

Mi sembra  chiaro che ne lui ne ha approfittato.

Ora, come sia uscita questa storia e come il New York Times l’abbia conosciuta e pubblicata, non è molto difficile da capire. Il giornale americano dice di averla ricevuta via mail in forma anonima.

Chissà che non ci sia la “manina” di qualcuno che si vuole vendicare?

A me, francamente, non  importa nulla cosa sia successo tra i due ma che mi si venga a raccontare che lei ha costretto il giovane virgulto ad un rapporto (o più di uno) dal quale lui è uscito choccato e che questo abbia influito negativamente sulla sua carriera, perché suona molto, ma molto sospetto.

Piuttosto credo che non bisognerebbe mai cedere ai ricatti, qualunque sia la posta in gioco e bisogna subito denunciare chi li fa. Asia ha sbagliato a pagare e non importa se lo ha fatto, come dice, per salvaguardare la carriera del suo compagno, un noto e ricchissimo chef morto l’anno scorso. Quei soldi provano che lei lo temeva.

E se lo temeva, il signor Jimmy Bennet non può essere del tutto una gran brava persona. Trovo il ricatto uno dei gesti più spregevoli che si possano fare. Credo che a dover essere perseguito penalmente sia proprio il giovane musicista (ora pare dedito alla musica) e forse, bisognerebbe pure trovare i suoi complici.

Non credo abbia agito da solo.

Ora si scateneranno tutti contro di lei “rea” di aver sedotto un povero giovane (reato del quale lei non è indagata), lo stesso movimento Meetoo, nato dopo le sue denunce a Weinstein potrebbe subire danni alla sua credibilità.

Ma io non credo che questa vicenda debba intaccare minimamente il movimento.

Ma ci sarano i bravi moralisti a corrente alternata che getteranno tutto il fango possibile ancora su di lei, maschi e femmine, indifferentemente.

Comunque vada a finire, questa faccenda ci insegna che mettersi contro i potenti è sempre molto pericoloso.

Forse Asia non aveva avuto la percezione di cosa avrebbe dovuto affrontare denunciando le molestie del produttore americano e, forse, se l’avesse avuta avrebbe rinunciato a farlo.  E, forse, se lo ripete più volte al giorno in questi ultimi giorni, che avrebbe fatto meglio a lasciar perdere. Questa cosa le sta complicando la vita oltre ogni previsione, credo.

Ma io spero che lei non si perda d’animo e riesca a dimostrare di essere due volte vittima e non carnefice.

Ma la strada per le donne oggi è più che mai in salita e chi ha architettato questo piano per screditare ancora di più l’attrice, oggi può cantare vittoria.

Il giornale Libero ha titolato : “Asia ora vai a cuccia”.

Mi sembra veramente che non aspettassero altro: con un titolo così possono ben dire di aver dato un grande contributo al giornalismo italiano e di aver tenuto alta la bandiera del maschilismo  dal quale non sono immuni neppure le donne, persino quelle a cui tocca farne le spese.

 

La profezia

Tony… no, dice si, Salvi… ni, dice no.

Salvi tutti? Par di si. Ed allor …restino li.

Non vanno d’accordo che su una cosa la governo: restare li il più a lungo possibile litigando su tutto ma poi facendo patti che salvi -no ai due partiti di maggioranza relativa i rispettivi…sederi.

Si, i sovranisti col portafoglio della Ue. Prima gli italiani, l’Italia ueber alles.., abbiamo il piano B per uscire dall’Euro….e poi piagnucoliamo con la Ue, vogliamo persino sforare il rapporto deficit Pil del 3%,(Giorgietti ) chiediamo a Draghi di proseguire col Q.E., vogliamo fondi europei per le infrastutture…facciamo stare a mollo al porto una nave italiana che ha salvato quasi 200 profughi da morte certa e non diamo il via libera allo sbarco perché attendiamo che la Ue ci dica quanti di quei poveri disgraziati si prenderanno in carico.

Altrimenti, Salvi..no, dice che li rispedisce in Libya, dove hanno già subito atrocità di ogni genere.

Ma gli accordi di Giugno, sulla distribuzione dei migranti, dicono che i paesi membri gli  accoglieranno “su base volontaria”, questi sono gli accordi presi da Conte in una delle sue prime uscite da primo ministro. E questo “grande risultato ” è stato molto sbandierato in una conferenza stampa successiva dallo stesso premier.

Ed ora…

E’ arrivato un bastimento carico di …disperati. E noi che facciamo? Li facciamo disperare ancora di più. Perché vengono dall’Africa, non sono in viaggio di piacere, non portano ricchezza, vengono solo a chiedere aiuto e noi possiamo aiutarli quando abbiamo già tanti poveri italiani?

Non solo Possiamo, ma, secondo me: Dobbiamo. Ministri, UEEE! Diamoci una smossa, litigate meno e chiaritevi le idee, quella gente non può restare li, su quella nave, della nostra fiera ed orgogliosa Marina, ad aspettare che voi vi scorniate a favore delle vostre rispettive tifoserie.

Fateli scendere immediatamente! E smettiamola una buona volta con queste sceneggiate che ci mettono in ridicolo davanti al mondo e comunque anche se li farete scendere tra un minuto , sarà già troppo tardi perché sono giorni che quella nave aspetta di far scendere il suo doloroso carico e quegli uomini e quelle donne e i bambini non ne possono piu. E nemmeno io ne posso più di sentire che il mio paese tratta in questo modo chi ha il diritto di essere trattato come un essere umano che ha bisogno di cure immediate.

Conte, premier Conte, se c’è batta un colpo, oppure dobbiamo pensare davvero che lei sia una pedina manovrabile a piacere dai suoi due vice?

Non può essere, io non lo voglio credere. E allora, forza, su, coraggio, non faccia la bella statuina, si dia da fare e sblocchi la situazione: lei ne ha piena facoltà e , direi anche il dovere essendo lei il primo responsabile di questo rattoppato e litigioso governo. E, anche se nessuno si prende mai la responsabilità di nulla, non dubiti che, alla fine di questa giostra, l’unico ad avere colpe di cui rispondere sarà lei!

E il Papa? Dove sta Francesco? perché non tuona dal pulpito che siamo tutti fratelli e che facendo cosi l’Italia si prenderà la poco nobile patente di paese razzista? Io non ci sto!

E allora, scusa Francesco ma se non tuonerai dal pulpito, forse, quando sarà (anche se ti auguro lunghissima vita), dovrebbe finalmente compiersi la profezia dei Pitura Freska (alla faccia di Salvi…no):

Il muro

Ho notato che, in questi giorni, tutte le autorità: politici, tecnici, amministratori vari, che hanno parlato in pubblico del disastro del ponte, sono tutti maschi, tranne, forse, qualche eccezione (che però mi è sfuggita).

Non che le donne  siano più brave, intendiamoci, o che le donne abbiano le ricette magiche, no, questo no, ma, almeno,qualche donna dovrebbe esserci in mezzo a tanti uomini a decidere del nostro destino.

Invece chi parla in continuazione a ruota libera su tutto è Di Maio. Mette bocca su tutto, persino sui vaccini, è esperto di tutto. Salvini pure, dice anche lui la sua su tutto, mentre Conte è addetto alle pubbliche relazioni e parla col contagocce, bisogna riconoscerlo. (E anche questa è comunque un’anomalia).

Poi ci sono Toninelli e Bonafede, anche loro sempre a pontificare e i vari sottosegretari…tutti maschi.

Anche la foto del consiglio dei ministri tenutosi ieri a Genova, dopo i funerali, rappresenta la realtà del governo del cambiamento: tutti maschi tranne due o tre sparute ministre, tenute ai margini.

Eh già, le donne non si intendono di cose tecniche e, in fondo, meno si intromettono in “cose da uomini” e meglio è.

E questo governo più di altri mostra questa tendenza, leggermente maschilista. ma cosi, poco poco.

Negli altri paesi le parlamentari donne sono il 50% (in molti paesi europei) ma da noi no, noi dobbiamo distinguerci per l’arretratezza.

Insomma, le cose serie, in Italia spettano agli uomini, loro sanno, dispongono, comandano. Le donne, al massimo possono intervenire ogni tanto, ma poco, quel tanto che basta perché non si dica che il governo è maschilista.

Non sia mai!

Eppure ci fossero più donne nelle Istituzioni, forse le cose andrebbero diversamente. Ma non parlo delle amiche dei ministri o dei primi ministri, no, parlo di donne che intraprendono la carriera politica per passione e non per scaldare la sedia e fare un po’ di colore.

Ho l’impressione che ce ne siano sempre di meno e che quelle che ci sono siano già stanche di lottare contro una cultura che le emargina. In tutti i settori e sempre di più.

Eppure le donne si laureano più degli uomini e con voti migliori. E allora? Che cosa succede poi? perché difficilmente, molto difficilmente, raggiungono certi livelli?

Perché arrivano solo fino ad un certo punto e poi pare che si alzi un muro insormontabile tra loro e la catena di “comando”? La casse dirigente italiana è (quasi) tutta al maschile.

Ma non certo perché le donne non saprebbero occupare certe cariche con successo, ma perché spesso, gli uomini non le vogliono tra i piedi.

Un premier donna, da noi, è ancora impensabile.E sempre lo sarà. Ma quando mai da noi ci sarà una Merkel?

Io credo mai. Gli uomini italiani che si facciano “comandare” da una donna, francamente, non ce li vedo.

Ma perché la nostra cultura è ancora troppo infarcita di luoghi comuni difficili da estirpare.

Come ad esempio che la donna deve stare a casa a curare i figli e il marito.Non ci si crede che nel terzo millennio sia ancora così, ma lo è.

L’uomo italiano, in generale, non accetta le incombenze familiari: la casa, i figli, tutto quello che concorre a mandare avanti una famiglia, l’uomo, in genere, tende a lasciarlo sulle spalle delle donne.

Ed è anche per questo che i matrimoni sono in calo e la denatalità in aumento.

Non si tratta solo di questioni economiche. Si tratta anche che di stare a fare gli “angeli” del focolare”come le loro madri o nonne, le donne di oggi non ne vogliono più sapere. Il modello di società che è andato bene sinora (cioè andava bene agli uomini) è saltato.

Le donne vogliono lavorare, intraprendere una carriera e decidere da sé che impronta dare alla propria vita.

Si, questo già c’è, fin dagli anni settanta, dopo che i movimenti femministi avevano ottenuto almeno una parvenza di parità di diritti, qualcosa è profondamente cambiato , ma  le ultime generazioni non ne stanno beneficiando perché la lunga crisi economica ha significato una retromarcia a tanti livelli ed un’involuzione  che ha in buona parte, vanificato quasi tutti i benefici delle lotte femministe.

E il maschilismo di ritorno è peggiore di quello precedente perché ora si considerano le donne che vogliono una piena e totale indipendenza, delle scocciatrici e delle seminatrici di contrasti tra i generi.

Basta guardare l’esecutivo attuale: le donne sono pochissime e quelle che ci sono sembrano essere state scelte per dare pochi “fastidi”.

Io non sono affatto contenta di questo andazzo, lo si nota ovunque, basta soffermarsi in alcuni social per capire quanto le donne siano ancora considerate come un “problema”.Da come vengono trattate a tutti i livelli, sia sul lavoro che nella vita di tutti i giorni, purtroppo, c’è ancora molto da fare perché il diritto dell’essere umano femmina ad autodeterminarsi, venga riconosciuto e accettato come ineluttabile ed imprescindibile.

Ci sono molte resistenze maschili a che ciò si verifichi.

Naturalmente quasi nessuno uomo lo riconoscerebbe, anzi, sono sicura che qualcuno che mi legge penserà che ho torto e che non è affatto come la vedo io e che sono un’ingrata nel non riconoscere come, il maschio moderno, sia evoluto e comprensivo e maturo e come si comporti in maniera irreprensibile nei confronti dell’altro sesso…

si, si, lo riconosco, in linea generale è cosi, però…esistono ancora tante, direi persino troppe eccezioni, le quali, purtroppo, inevitabilmente confermano una tendenza che sta ritornando ad essere regola.

Mi si dimostri che non è vero.

 

Infinito

Il giorno dei funerali di Stato di una parte delle vittime del crollo del ponte Morandi a Genova si è celebrato il giorno18.8.2108.

Ci sono ben tre otto in questa data.

Non sembri superficiale o blasfemo questo riferimento. In numerologia l’8 corrisponde all’Infinito, nel significato cristiano, l’8 corrisponde alla Resurrezione.

E ancora, cito un breve passo ripreso da un sito che parla di numerologia dal punto di vista alchemico:

“l’Otto è il simbolo dell’infinito, dove nulla finisce, ma c’è solo un continuo ciclo che non ha fine è il riflesso dello spirito nel mondo creato, dell’incommensurabile e dell’indefinibile. L’infinito è di natura positiva quando si collega all’illimitato, nel senso di apertura alla trascendenza. Ma è di natura negativa quando l’infinito cade in un circolo vizioso di ciò che non ha fine. L’otto essendo la somma di 4+4, è un numero pragmatico, in quanto esalta la natura concreta e tangibile del numero quattro. Inoltre indica la legge, il rigore e la regola, sempre secondo il suo aspetto concreto.”.

E poi, naturalmente c’è molto altro. Ma mi soffermerei su questo.

Certo, mi viene da pensare che infinito sia il dolore dei congiunti delle vittime, come infinita deve essere la solidarietà e la vicinanza da parte di tutti gli italiani alle vittime e ai loro parenti ed a tutta la città di Genova.

Come infinita deve essere la ricerca della verità.

Il presidente Mattarella, presente ai funerali solenni in maniera composta e commossa ha detto che si tratta di una tragedia inaccettabile.Ha detto bene: inaccettabile è la parola giusta.

Come inaccettabili per me sono le polemiche, gli applausi al governo, i fischi a Martina e ad altri rappresentanti del Pd, nel giorno del cordoglio che dovrebbe unire e non dividere.

Come inaccettabile, sempre secondo me è buttare la croce su un unico colpevole prima ancora che sia stato fatto il processo. Individuato chi ha la colpa ci si può occupare di altro, si può tranquillizzare i cittadini che si sta facendo il meglio che sia possibile fare in questa situazione che ha dell’incredibile ma che, purtroppo, è vera.

Mentre la situazione è molto ma molto più complessa di come si sta cercando di farci credere e i problemi legati al traffico e alla viabilità non hanno un unico responsabile ma coinvolgono molte e variegate responsabilità che si sono aggrovigliate negli anni intorno agli interessi primari del “mercato” ed hanno fatto molta meno attenzione alla cura degli interessi della popolazione.

Un ponte che precipita con tutto il suo carico e provoca decine di morti simboleggia la fragilità dello stato, tutto, nel suo insieme e non è giusto, secondo me, gettare la croce sopra ad un unico colpevole. E’ solo un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità, passate, presenti e future.

Infinita deve essere la pietà verso chi deve sopravvivere ad una tragedia cosi grande, alla perdita dei familiari, parenti, amici o della propria casa e alla perdita di quelle poche sicurezze che essa rappresentava.

Come infinita deve essere la riconoscenza verso i Vigili del Fuoco e tutte le Forze dell’Ordine, medici ed infermieri e volontari e uomini e donne della Protezione Civile che in questi giorni stanno dando il massimo e dimostrando un’umanità ed un senso dello stato (loro si), encomiabile e commovente.

E ci aggiungerei anche i giornalisti e i reporters che fanno spesso il lavoro ingrato di andare sul luogo delle tragedie per fornire delle testimonianze e spesso vengono trattati come dei ficcanaso importuni quando invece svolgono un lavoro importantissimo di informazione.

Li ho visti, i Vigili del fuoco, in un video, con indosso le tute di lavoro, sfilare accanto alle bare. durante il funerale solenne, hanno scavato e si sono incuneati tra le macerie per salvare tutti quanti potevano salvare, a rischio della propria vita e noncuranti del pericolo che correvano.

E infinite ora saranno le polemiche, sugli applausi, sui fischi, sugli annunci dei rappresentanti del governo (spesso intempestivi e talvolta persino irresponsabili), sulla volontà di molti familiari di non partecipare ai funerali di stato, comprensibile e rispettabile.

Facciamo, invece che siano “finite” e facciamo in modo che l’Italia che rappresenta con la sua conformazione, già di per sè un ponte simbolico tra due continenti, sia messa davvero “in sicurezza” contro le insidie di un traffico sempre più intenso ed invadente e di una cementificazione ormai al limite della follia.

E, da ultimo, facciamo che il 18.8.2018 non sia ricordato solo per questa triste cerimonia ma anche per il giorno in cui l’Italia ha iniziato a “mettere la testa apposto”, a fare sul serio, ad impegnarsi a “crescere” sotto molti aspetti.

Lo dobbiamo a loro: alle vittime, tutte di questo disastro italiano infinito.

La forza del talento

Ci sono dei “doni”che le persone hanno, uno di questi è la voce.  Aretha Franklyn, di sicuro possedeva il grande dono di cantare in maniera da farti venire la pelle d’oca.  Io non riesco a sentirla senza piangere.

“Respect”, uno dei suoi grandissimi successi è diventato un inno femminista. Lei stessa del rispetto diceva: “Tutti abbiamo bisogno di rispetto, tutti vogliamo essere apprezzati”.

E “all’inizio non volevo cantare” , dice Aretha in una famosa intervista. Ma poi il suo talento naturale prese il sopravvento e dopo aver cantato nella chiesa del padre il Rev. CL Franklyn, prima nel coro, bambina, poi come solista, decise di intraprendere la carriera di cantante e di affrontare il suo destino.

Ne parlò col padre che le diede tutto il suo appoggio perché aveva capito le grandi potenzialità della figlia e non la ostacolò ma anzi ne promosse la carriera. Lui stesso le propose di studiare canto ma lei non volle perché sentiva che lei era una cantante “naturale”.

Questa parola è contenuta in una delle sue canzoni più amate dal mondo intero: “Natural woman”.

“‘Cause you make me feel like a natural woman”. Questo è il verso principale: ” tu mi fai sentire una donna naturale”.

Che cosa significhi “donna naturale”, non c’è bisogno di spiegarlo perché Aretha lo esprime con la voce e tocca nel profondo: lei è naturale quando canta e lo è stata durante tutta la sua vita dedicata al canto. Ha seguito la sua “natura”, quel dono, quel talento che aveva scoperto di avere e che ha regalato al mondo durante la sua vita e per il quale si è fatta amare da tutto il mondo.

La sua forza era tutta nella sua voce “naturale” che le sgorgava dal cuore e colpiva il cuore di chi l’ascoltava.

La mia canzone preferita è: “Spirit in the dark”. Non saprei dire perché ma quando l’ascolto ho come l’impressione che la canti solo per me. E’ una sensazione strana che ho avuto fin dalla prima volta che l’ho ascoltata molti anni fa e che non mi ha mai lasciato e che riprovo ogni volta che l’ascolto.Ci sento qualcosa che mi appartiene in quel testo e in quella musica, qualcosa che mi arriva all’anima.

E poi c’è “Think”, Pensa! Lo dice una Aretha scatenata nel film The Blues Brothers ed è subito un altro inno alle donne e a quel “rispetto” che meritano da parte degli uomini e che spesso, invece, gli uomini dimenticano:

Donald Trump ha voluto commemorare la regina del soul e l’ho visto in un video dove, tra le altre cose, dice che Aretha “ha lavorato spesso per lui”. Ma figuriamoci se il presidente Usa poteva mancare di dire la sua e fare una delle sue tante gaffes, come se l’avesse assoldata a ore per le sue festicciole danzanti come si fa con un cantante da piano bar. Un’occasione mancata per tacere, una delle tante.

E invece Aretha (nomen omen) continuerà per sempre ad incantare il mondo con la sua voce.

Tanti auguri ai genovesi

Erroneamente, avevo scritto che i palazzi sotto il ponte Morandi a Genova, erano stati costruiti dopo il ponte, invece, sono stati costruiti prima.

Cioè, questo significa che quando è stato definito il tracciato sul quale il ponte doveva essere costruito , non si è tenuto in minima  considerazione o  il fatto che sarebbe passato sopra pochi metri dai palazzi preesistenti: una vera follia!

Capisco che ci saranno stati dei problemi nel definire il percorso più valido, ma non posso pensare che non si potesse deviare di qualche metro, almeno per evitare di passare proprio direttamente sopra dei palazzi che ora, dopo quanto è successo, con tuttta probabilità dovranno essere abbattuti.

E non posso neppure immaginare (io odio il traffico) come si svolgesse la vita di quelle persone sempre con quell’ammasso di cemento e ferro sopra la testa dove transitavano centinaia di auto e camion e Tir e quant’altro, ininterrottamente: il rumore e la puzza dovevano essere tremendi.

Ma ci sia abitua a tutto. Certo, avendo il ponte una cinquantina d’anni è poco probabile che si ci siano ancora i primi proprietari o inquilini ma che le case siano state,nel tempo, vendute ad altri proprietari i quali, al momento dell’acquisto avranno valutato a cosa andavano incontro con quel mostro sopra le teste.

E, probabilmente, i costi rispetto ad altri appartamenti che non hanno quell’impiastro direttamente sopra, saranno stati inferiori.

Tutto quello che vogliamo. Ciò non toglie che ora, quasi trecento famiglie saranno costrette a lasciare la loro casa da un momento all’altro portando via solamente poche cose, le prime che gli vengono in mente nell’angoscia di dover lascire tutto li.

Gli oggetti che compongono la nostra vita: i mobili, i quadri, le nostre cose più private, i libri, le foto, tutto quello che una casa raccoglie nel corso degli anni e che fanno parte, a pieno titolo, della nostra vita, che sono parte di noi stessi.

Tutta la mia solidarietà e vicinanza a quelle persone che stanno per perdere (probabilmente) tutto questo a causa del crollo del ponte che  dovrà necessariamente essere abbattuto (quello che ne resta) e che si porterà dietro le loro case e tutti gli oggetti che fin qui,hanno composto la loro vita.

Immagino (non senza difficoltà perché bisogna trovarcisi in certe situazioni) quali possano essere i loro sentimenti.

Eppure, nelle immagini che ho visto nei vari servizi, ho notato la compostezza di quelle persone,la loro commozione ma anche la dignità che dimostrano nel non farsi prendere dallo scoramento. Nessuna protesta, nessun cenno di perdita di lucidità, al contrario una pacata rassegnazione pur nella speranza che possa succedere il miracolo di mantenere la propria casa.

Purtroppo per loro temo che sarà molto difficile e che dovranno armarsi della pazienza che hanno dimostrato davanti alle telecamere perché la strada sarà lunga e difficile.

Naturalmente gli auguro che tutto vada per il meglio e spero e credo che chi di dovere si prenderà la massima cura di portare a termine l’operazione molto delicata di dare una casa a tutti.

Sono sicura che in cuor loro c’è la consapevolezza di aver scampato un grosso pericolo e anche la gratitudine nei riguardi di chi li sta soccorrendo amorevolmente.

Tanti, tantissimi auguri.

 

Il Salvini di sempre

Il ministro dell’Interno, Vicepremier, leader della Lega: Matteo Salvini è certamente fedele al suo motto: “Prima gli italiani”.

Ma avrebbe dovuto aggiungere una parolina e cioè: “leghisti”. Eh si, perché il signor ministro, la notte del 14 agosto scorso, quando l’Italia era in presa allo sconforto per il crollo del ponte Morandi a Genova, lui, il signor ministro, si trovava al ristorante, a cena, circondato da simpatizzanti della Lega per festeggiare la nascita di una sede del partito in provincia di Messina.

Alcune foto postate sui social e riprese dai giornali, ce lo mostrano sorridente e pasciuto, davanti ad una torta di panna con la scritta: “Vince la squadra”.

Quindi Salvini non ha pensato che il suo ruolo istituzionale gli imponesse quantomeno un atteggiamento sobrio dopo la disgrazia, se proprio non voleva raggiungere immediatamente il luogo del disastro (dove si sarebbe recato l’indomani) almeno, avrebbe potuto chiedere di posticipare quell’evento gioioso dove si è mangiato e ben bevuto e dove si sono fatte (sicuramente) tante battute su quanto sia meravigliosa la Lega e su come stia portando via i voti a Forza Italia e su come sia in ascesa il consenso del leader e su come si stiano impapocchiando, invece, gli “amici”, Cinquestelle, su quanto sia furbo il “capitano”, su come stia conducendo magnificamente il suo doppio ruolo se non triplo (come il suo mento) e su come riesca a stare sempre a pelo d’acqua come l’olio ( ma anche dentro, lo si vede spesso e volentieri in calzoncini da bagno a mollo) con le sue “magnifiche” esternazioni, sui migranti, sui Rom e su tutto quanto fa audience e porta l’acqua al mulino del partito, che veleggia sicuro con il vento in poppa dall’alto del suo oltre 30 e passa per cento nei sondaggi. E anche su come lo spread stia facendo il “lavoro sporco” di affossare il governo del cambiamento per poi (furbo) passare al cambiamento del governo, dove la Lega potrebbe fare il botto.

Quindi, ministro.., prima gli italiani( leghisti), poi vengono tutti gli altri italiani, compresi quelli che finiscono sotto le macerie di un ponte che si sapeva da anni che stava per crollare da un minuto all’altro e nessuno ha pensato di chiudere.

Certo la Lega ha subito inviato il messaggio” di “Salvini Premier Messina. È la notte dell’Italia che si sbriciola, del disastro e dell’angoscia, dello smarrimento per una disgrazia che sembra impossibile, mentre non arrivano informazioni del numero dei dispersi. La Lega Messina twitta un post di cordoglio per le vittime di Genova, ma che non rinunciava ad addossare le prime spicciole responsabilità: «Vicino con il cuore e la mente alle vittime del crollo di genova. Benetton rifletta e paghi». ” (Tratto da La Sampa di oggi).

E Salvini,nelle foto, appare sereno, disteso, lievemente su di giri, come è giusto che sia un uomo di successo che è arrivato ad ottenere ottimi risultati, grazie soprattutto a se stesso e la propria capacità di guidare un partito che stava esalando l’ultimo respiro ed ora punta a vette stratosferiche.

Però…quelle foto stridono, danno da pensare a chi leghista non è (e in Italia, signor ministro, ancora ce ne sono italiani non leghisti)che  non è ancora l’uomo delle Istituzioni che ci vuole far credere, che ha giurato di servire il paese con dignità ed onore sulla Costituzione Italiana.  Forse, ma dico forse, dietro a quella faccia seriosa si nasconde il leghista della prima ora, cresciuto a pane e e cielodurismo becero del bossianesimo più spinto (non dimentichiamo il luogo dove il padre fondatore del partito voleva appendere la bandiera italiana).

E quelle foto in compagnia, a tavola, in un contesto chiaramente festoso, in una delle notti più nere che l’italia abbia attraversato negli ultimi anni, non testimoniano troppo bene sul ministro e sulla sua capacità di coinvolgimento nelle tragedie italiane. E il suo ruolo istituzionale ma non solo, la sua stessa umanità, avrebbero dovuto suggerirgli di salutare gli amici e di recarsi all’Unità di crisi per seguire in prima persona lo svolgersi delle operazioni di soccorso.

In quelle foto c’è la vera faccia del ministro e non quella che indossa per le circostanze ufficiali.

E’ vero, non è molto diversa e non ne sono rimasta sconvolta: sembra il Salvini di sempre, con la piccola ma non trascurabile differenza che il Salvini di sempre, fino a poco tempo fa non indossava i panni del ministro e del vicario del primo ministro.

Tacete!

Mai come in questo momento i politici dovrebbero tacere. lavorare e tacere, riflettere e tacere. Pensare e tacere.

Ma “tacere” è una parola non contemplata dalla politica che vive di parole, mucchi, montagne, macerie di parole su cui sprofonda il paese, giorno dopo giorno.

State zitti! Zitti! Lasciate parlare il sentimento di scoramento  che ci prende tutti nel vedere quelle immagini, lasciate parlare la solidarietà che ci deve accumunare tutti, di qualsiasi fede politica, di qualsiasi credo religioso, in questo momento.

Mai come in questo momento esercitare la pratica del silenzio sarebbe, non solo necessario, ma indispensabile.

Silenzio! Non avete diritto di parola, politici. La politica lasciatela a casa, se volete andare sul luogo del disastro armatevi solo di umiltà e piangete su quelle macerie. Altro non dovete e non potete fare.

La politica è impotente quando si trova a doversi giustificare delle tragedie perché la politica ha il dovere di prevenirle. E lo diventa ancora di più quando da fiato a polemiche. Di qualsiasi tipo.

Ci sono, sul posto, persone che sanno, che conoscono il proprio mestiere e lo svolgono col massimo della diligenza e della passione. Lasciate parlare loro e lasciatele lavorare in pace. E ringraziatele, sempre.

Un ponte di quelle dimensioni crollato vi mette tutti davanti alle responsabilità che la politica ha sinora evitato di prendersi.

Ha giocato sulla vita delle persone, sinora. E’ tempo di smetterla, il tempo dei giochini è finito sotto a quelle macerie.

Ora tocca fare sul serio.

Gli italiani per bene, quelli che pagano ed hanno sempre pagato le tasse si aspettano che i loro soldi siano ben spesi, si aspettano infrastrutture efficenti e sicure,si aspettano servizi degni di questo nome. E non vogliono finire sotto le macerie di un ponte mentre vanno, tranquillamente, per i fatti propri.

Perciò, state zitti, politici vecchi e nuovi. Avete tutti la colpa di quanto è successo.

Ora chi sta al governo, spara sentenze prima ancora che la magistratura abbia potuto fare il sopraluogo, spara sentenze a raffica senza pensare alle conseguenze. Come se spettasse a loro, ai politici, sentenziare.

Non vi spetta sentenziare, vi spetta lavorare, in silenzio, per rendere questo paese, all’altezza della fama che ha ottenuto con molto sforzo, di paese sviluppato e civile e che voi, politici (vecchi e nuovi), state portando alla rovina.

Perciò prima di parlare, se proprio dovete parlare, tacete! Tacete anche di fronte alle domande dei giornalisti: le vostre risposte non mi interessano. Sapete solo creare altra confusione: non ne abbiamo bisogno.

Conte, Salvini, Di Maio: tenete chiusa per qualche giorno quella bocca, non vi farà male, anzi. E non scrivete né su Facebook, né su Twitter, ne abbiamo abbastanza di frasette di circostanza, di sproloqui inventanti sul momento per continuare a propagandare il vostro logo.

Pensate, prima di aprire la bocca, che li sotto a quelle macerie c’è tutta l’Italia che voi rappresentate.

Abbiatene, se ci riuscite, pietà.

 

 

 

L’Italia che si sbriciola

Volevo scrivere di tutt’altro, ma leggendo la cronaca, ho appena scoperto che poco fa è crollato un ponte a Genova, un viadotto dell’autostrada A10, sul quale transitavano molte auto e non si sa quante siano le vittime.

Il ponte Morandi è precipitato per cento metri con tutto il suo carico, qualcuno ha ripreso il momento in cui l’enorme struttura crollava al suolo come un giocattolo, come un pezzo di Lego.

Orribili e devastanti immagini di un paese che si sta sbriciolando, letteralmente.

Ora, inutile prendersela con l’attuale ministro alle Infrastrutture che non ha certamente colpe, ma dobbiamo credere che ci sia stata, sinora, la necessaria attenzione? I necessari controlli?

Sappiamo bene che ultimamente la realtà  é un’altra: abolite le Province (ma non del tutto) si è creata una grande confusione su chi deve fare cosa e, purtroppo, non è il primo viadotto, ponte, cavalcavia, che crolla e, temo non sarà l’ultimo.

Mi viene da piangere al pensiero di chi sta la sotto, magari cercando di farsi strada tra le macerie, spero che lo raggiungano prestissimo e che vengano salvati tutti, ma temo che non sarà cosi e l’Italia dovrà piangere le ennesime vittime dell’incuria della politica e della dabbenaggine di chi prende provvedimenti insensati e non capisce che cosi mette a rischio la vita di molte persone.

Un priorità, un’emergenza nazionale è la messa in sicurezza del nostro territorio, devastato dal cemento. Tutti lo dicono ma nessuno lo fa. E l’ultimo governo lo farà meno degli altri.

Non possiamo e non dobbiamo costruire più nulla: siamo alla copertura quasi totale del terreno della penisola: fra un poco i costruttori vorranno costruire sui corsi d’acqua e sulle spiagge ( non sarebbe neppure una grossa novità).

Consumo del suolo: totale.

Non ci vorrebbe molto, la buona volontà di capire che siamo tutti a rischio, che molte delle nostre infrastrutture non sono manutenute a sufficienza e sono a rischio e che continuare a costruire ci mette tutti a rischio.

Chi ha la responsabilità di questo ennesimo buco nero nella manutenzione delle nostre strade, dovrebbe prendersela.

Il ministero in primis, chiunque lo guidi ora e poi Società autostrade che prende un diluvio di denari dai pedaggi e che dovrebbe prevenire queste tragedie e la politica che non tiene conto del pericolo che ci fa correre a tutti, diminuendo gli investimenti per la cura e la manutenzione del territorio e di tutto quanto ci insiste sopra compreso questo governo dello status quo che nel famoso e tanto osannato contratto non ha messso una sola virgola su questo tema, mi dimostrino il contrario e se anche l’hanno fatto, pensano a tutt’altro, blaterano di tutt’altro.Non è fatalità questa, signori, no! Per nulla: è colpa grave di chi dovrebbe impegnare molti soldi nella manutenzione stradale, delle scuole e degli edifici pubblici, delle strade e dei fiumi etc.etc. e non lo fa o non lo ha fatto.

La mia solidarietà tutta, di cuore a chi è sopravvissuto e un pensiero commosso a tutte le vittime, ignare in un ferragosto anomalo, con temporali diffusi su tutto lo stivale, ma soprattutto con l’incombenza di una politica del non fare, del temporeggiare  e del tanto blaterare che ci sta portando oltre l’orlo del burrone.

Si può fare molto, se si vuole, siamo in tempo, ancora, se vogliamo, per evitare altre vittime di questa insensata irresponsabile corsa a scaricare i barili delle colpe sul destino cinico e baro.

Summer rain

Summer rain is still falling
cheers to the refreshing
sound in the warm night.
Enchanting harmony of
the nature coming through
the wide open windows.
I look out at the tree tops
gently moved by a soft breeze
while the rain falls harder
and my thoughts are
nicely resting.