A mia madre

Le madri non muoiono.

Diventano farfalle, fiori,

nuvole, tramonti.

 

Diventano pensieri d’amore che

ci accompagnano sempre

e sono con noi in ogni istante.

 

Una musica dolce o un vento leggero

che se ascoltiamo attenti

ci riporta le loro voci.

 

E sono dovunque noi siamo

per ricordarci che l’amore

resiste a tutto.

 

 

5 commenti su “A mia madre

  1. Mia madre, una donnina di un metro e cinquanta, quattro figli, l’ultimo a 45 anni, nato di 5,2 kg., era eccezionale, come cultura, intelletto, capacità affettuve e cure materne affettuose. Le devo tutto, il suo ricordo indelebile durerà fino a che scamperò. Mi ha insegnato ad essere fratello, figlio, padre, insegnante, mi ha sostenuto nei momenti più neri, sempre presente, sempre al mio fianco, fiera, energica, coraggiosa. Mi ha dato anche schiaffoni sonori, all’occorrenza, arrivando ai miei 1,83 metri di altezza. Anche mio padre, che con Lei ha vissuto quasi 50 anni di vita coniugale, se la ricordava, fino all’ultimo, per le sua grande forza morale. Ciao, mamma, che io chiamavo, fin da piccolo, Deda, da Adele! Mi ricorda la poesia di Ungaretti, La madre; sono sicuro che mi attenderà, con affetto ed ansia, anche nel mio momento supremo.

  2. Mariagrazia, bellissimi pensieri dedicati a tua madre, ma direi, a tutte le madri del mondo.
    Si, “farfalle, fiori, nuvole , tramonti”, non potevi esprime meglio i tuoi sentienti.
    Mi hai commosso, anch’io pensando a mia madre che morì sulla soglia dei cent’anni ancora lucidissima.
    “Mater dulcissima” è l’incipit di un’altra poesia dedicata alla madre, è di Salvatore Quasimodo.
    Ciao.

  3. A volte sento il desiderio di esserle più vicino e allora vado a trovarla in cimitero ,prima di arrivare penso chissà se troverò tutto secco se la piantina di Roselline rosse è morta ,è tanto che non vado ed è stato molto caldo ,come a prepararmi ancora una volta al fatto che lei non c’è più e mi manca tanto ma poi arrivo e la trovo lì con le sue rose piene di fiori nonostante la mia assenza e mi sembra sentirla dire non preoccuparti io ci sarò sempre e ogni volta che avrai bisogno e allora mi rincuoro e salutandola le dico “ ti voglio bene mamma”

  4. Io non amo affatto andare a trovare madre, sorella, e da poco anche mio padre, al cimitero, luogo spiacevole e tristissimo.. Conservo vivo e perenne il loro ricordo, di decenni passati assieme, nel mio cuore e nei ricordi. Dinnanzi ad una lastra di marmo con foto, mi assale solo una malinconia opprimente. Dai 3-4 anni in su, ricordo tanti piccoli fatti, eventi minimali, dove rivivono i miei cari genitori, di un’epoca quasi favolosa, 1917 e 1919. Chissà come vivranno, ora, e che penseranno di me, miserello loro primogenito, dal 1945, ancora immerso nelle povere vicende di questo mondo, in hac lacrimarum valle, in questa valle di lacrime.

  5. Il culto dei morti è antico come l’uomo e i cimiteri sono segno tangibile dell’amore per chi non è più da parte di chi rimane riscontrabile in di ogni civiltà evoluta.
    Mi sono commosso dinanzi la necropoli di Pantalica, il più grande complesso tombale della Sicilia, risalente al XIII secolo a.C. fino all’VIII sec. a.C. un’immensa vallata nel siracusano, adibita alla inumazione dei propri cari.
    Mi sono commosso nei cimiteri di guerra: migliaia di croci, sotto ogni croce un nome.
    Mi sono commosso nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova.
    I cimiteri sono il luogo dove sono seppelliti i resti dei nostri cari, sono la loro dimora tangibile, invitano al silenzio, al rispetto, al loro ricordo e, per chi ha fede, alla preghiera.

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