Cinque passi dal baratro

La situazione è grottesca, nel senso letterale: siamo dentro alla grotta e vediamo solo ombre aggirarsi e non sono per nulla rassicuranti.

Il nome del premier è uscito, è stato finalmente fatto ed oggi è su tutti i giornali, nome e faccia e cosa scopriamo? Che quel nome e quella faccia appartengono al prossimo candidato premier il quale ha messo nel suo curriculum delle cose non vere, come ad esempio di aver frequentato assiduamente la New York University, ma da una ricerca fatta dal N.Y.Times, non risulta.

A me sembra una cosa gravissima: questo signore del tutto  sconosciuto, un tecnico del Diritto, va a infiocchettare il curriculum di fiabe e noi, con questi presupposti dovremmo farlo Primo Ministro?
Ma primo ministro della repubblica delle nespole, lo facciamo.Smentite ufficiali non ne sono arrivate quindi si presume che la notizia sia fondata.

Il presidente Mattarella si prende ancora tempo. Ma a che cosa gli serve ancora tempo? Ma non sarà che non sa che pesci pigliare? Che vorrebbe non aver mai accettato questo incarico?  Che si ritrova a pelare due gatte che gli scivolano dalle mani ogni volta che tenta di afferrarle? Ma perché non applica alla lettera le sue prerogative e non manda i due giovanotti a quel paese?

Ora, la cosa mi sembra chiarissima: Salvini è il più scafato dei due: ha permesso a Di Maio di riempirsi la bocca col nome del professorone, gli ha consentito di candidarlo premier, di proporlo a Mattarella ed ora che Conte ha fatto flop lui che fa?
Raccoglie i cocci e dice all’amico: senti bello, qui si fa il governo o si muore e tu sei il primo a finire arrostito sulle braci, o mi lasci andare avanti a fare il premier o il presidente farà il suo governo o ci manderà a votare.

In caso di voto la Lega farà il botto e già si è visto nelle ultime elezioni regionali. In caso di governo del presidente la Lega ci guadagna sempre mentre i Cinquestelle fanno la figura dei peracottari che si meritano.

Gli conviene abbozzare anche perché Salvini si è messo d’accordo con Meloni che, se fa lui il premier lei gli da il suo appoggio e 18 senatori, caro Dimiao, non sono bruscolini.Ti conviene mettere da parte la sicumera, la boria e la tracotanza che hai dimostrato sinora, metterti il la coda in mezzo alle gambe e abbozzare.

Quindi Salvini potrebbe guidare questo nascente governo fondato sulla quasi assoluta incompatibilità di due forze contrapposte e sperare che non cada alla prima spintarella.

Un incubo, ma sempre meglio di questo insensato e insopportabile tira e molla.

P.S. Ma se tutto questo tempo è servito solo per i “temi” e non per i “nomi”, viene il dubbio che abbiano sparacchiato un nome a casaccio senza fare le preventive verifiche. Stanno uscendo talmente tante “anomalie” sia sul curriculum, sia sul percorso di vita di questo neo canditato per caso a primo ministro che, forse, ma dico, forse, sarebbe il caso di riflettere ancora un pochino, magari non altri 80 giorni (qualcuno ci ha fatto il giro del mondo) e magari,per non perdere la capra con tutti i cavoli, ri-sedersi a tavolino (spiritico) e valutare l’opportuninità di far partire Il Salvimeloni (beneaugurante in molti sensi). In fondo è l’unica donna leader di partito e può dire la sua con i suoi 18 giannizzeri…ma ci vorrebbe un po’ di più sale nella zucca, q.b.

Ma Dimiao ne possiede q.b.?

Certo che a furia di sedersi avranno il fondo dei pantaloni logoro…come la nostra pazienza.

2 commenti su “Cinque passi dal baratro”

  1. Cinque passi dal baratro?
    Anche tre.
    Non serve un curriculum prestigioso per qualificare un buon politico.
    Il politico deve essere una persona di azione, pratica, un semplificatore, deve avere capacità di sintesi, capire tra le tante variabili quelle che contano e che deve gestire, gli studi specialistici non servono, anzi rischiano di fargli avere una visione ristretta del mondo che lo circonda.
    Un capo di governo deve inoltre avere autonomia e iniziativa, non può avere le mani legate,
    non può essere mero attuatore di un programma.
    L’attività di governo, oltre una strategia da perseguire, presenta mille nuove problematiche che sorgono nella dinamica dei rapporti quotidiani col mondo interno ed esterno. Non può, il Capo di Governo, rendere conto a due Segretari, ma solo al Parlamento che ne valuta i risultati.
    Cinque passi da baratro? Magari no, siamo proprio sull’orlo.

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