Santa ciabatta

Insomma, la cosa è questa: non possiamo fare il governo  se non si trova un partito che si conformi ai diktat di Di Miao.

E chi è Di Miao? Uno che fino a poco tempo fa non si sapeva neppure esistere e che ha fatto una carriera megagalattica grazie a Grillo e a Casaleggio, i due sognatori, visionari che vogliono cambiare l’Italia.

Intanto sono riusciti a cambiare Di Miao: lo hanno trasformato da scugnizzo a Premier in attesa di (pre)giudizio entrato da un buco della Rete dentro il sistema che volevano espugnare.

Ed è davvero un bel successo. ne sentivamo il bisogno. Via Renzi, arriva DiMiao.

Questa ultima proposta di governo tra Pd e Cinquestelle, tra le impossibili alleanze per formare il nuovo governo è decisamente la più impossibile di tutte.

L’ipocrisia è tanta. I Cinquestelle vorrebbero raccontarmi che loro voglio l’intesa col Pd solo per il bene del paese. Un po’ come quei genitori che non vanno d’accordo, si vogliono lasciare e però rimangono assieme per il bene dei figli.

Grazie, ma noi non siamo bambini, siamo cresciuti e se gli italiani hanno deciso alle urne di penalizzare il Pd votando Cinquestelle non credo proprio che avrebbero piacere di ritrovarselo al governo proprio a fianco di quel partito che hanno votato per toglierselo di torno. Sarebbe una pugnalata in pieno petto. Va bene che gli elettori alle pugnalate ci hanno fatto il callo ma questa sarebbe quella che li stenderebbe tramortiti al suolo.

Stai a vedere che ora, dopo che i Cinquestelle hanno preso tutti quei voti proprio per aver insultato, denigrato, svillaneggiato, messo alla gogna, detto le peggio cose contro i democratici, ora, si svegliano improvvisamente tolleranti e ben disposti a dividere il governo con loro per il nostro bene?

Ma, andiamo, ipocrisia al cubo. Diciamo che pensano al proprio di bene ed al fatto che visto che non possono governare da soli (finalmento lo hanno capito) cercano di unirsi al “male minore” per perdere meno consensi possibili. Insomma il classico, per dirla come gli inglesi: cupboard love, che tradotto significa: amore di dispensa.

Rende l’idea, no?.

Allearsi col “male assoluto” li farebbe precipitare nei bassifondi della classifica, non gli conviene e d’altronde, si sarebbero “sposati” più volentieri con Salvini, ma quel “testone” non ci sente di emanciparsi dall’ex cavaliere (è ancora ex, vero? Non è che gli hanno ridato il cavalierato?).

Non rimane che l’odiato nemico, il peggio del peggio ma che, con una ripulita e una lucidatina si può anche far passare per il meno del peggio, sembra un gioco di parole ed è, invece, un gioco di altro tipo, ma sempre gioco e i “giocattoli” siamo noi.

Fico ha detto, tutto trafelato che lasua mission impossible è possible ,il dialogo è avviato tra i due ex nemici si apre uno spiraglio. Che bello, bello, bello…mancava solo che battesse le manine.

Ma il presidente Mattarella che fa? Tollera queste sceneggiate da asilo infantile in silenzio e santa rassegnazione?

C’è tutto un popolo che aspetta da due mesi di sapere che fine deve fare e il presidente fa il santo?

Mi scusi signor Presidente, con tutto il rispetto ma perché non gli tira una santa ciabatta a tutti ‘sti manfrinari d’alto bordo e li manda a prendere in giro gli abitanti di quel paese?

Quale? Ma “quel paese”, no?Il paese dove si fanno passare sotto al naso le peggiori ipocrisie e nefandezze, noi italiani, glielo dico col cuore in mano, non ne possiamo davvero più. Con la massima considerazione ed affetto.

 

4 commenti su “Santa ciabatta”

  1. Come conciliare le dichiarazioni propagandistiche pre elettorali, la repulsa dell’avversario politico, considerato nemico, i programmi che si escludono a vicenda, come conciliarli senza perdere la faccia, dicevo, col forte interesse di un parlamento appena eletto, in parte di neofiti, di rimanere in poltrona per cinque anni?
    Ecco il vero problema dei segretari di partito.

    IL bene del Paese, se è un paese veramente democratico e non partitocratico, è avere un governo stabile che realizzi, se ha i numeri, quel programma che ha riscosso il maggiore consenso: nel caso attuale, quindi flat tax al 15%, indietro gli emigranti clandestini, via la legge Fornero, etc. secondo il programma del centro destra.
    Se non ci sono i numeri si va a nuove elezioni, con una legge che contempli il premio di maggioranza.
    Così i segretari riformuleranno i programmi e sarà l’elettorato a scegliere, non i segretari dei partiti.

    • Già è proprio la “conciliazione” il tema di fondo.
      Ma “i numeri” li avrebbero solo centrodestra e cinquestelle insieme e secondo il tuo ragionamento, che condivido, visto che sono stati votati per fare le cose anche hanno annunciato in campagna elettorale dovrebbero farle insieme (che comunque non faranno mai). Non c’è altra via.
      Ma è una via stretta che Di Miao non vuole imboccare per paura di perdere la faccia e la poltrona o entrambe.
      Più pusillanimi e opportunisti di cosi i cinquestelle non potevano dimostrare di essere. Capaci solo di inveire ma quando si tratta di “fare” è tutta un’altra storia. Siamo allo stallo per colpa delle stelle. Dalle stelle allo stallo.
      Quando insultavano tutti andava tutto bene e prendevano voti a manetta ora che devono per forza allearsi andrebbero bene solo i dem che sono stati finora il loro bersaglio per il tiro a freccette. Che ipocriti!

  2. “Dalle stelle allo stallo”, bella metafora della situazione.
    Intanto il governo Gentiloni ha approvato il Def dimezzato che “non contiene la parte programmatica delle riforme che spettano al prossimo governo”. (parole di Gentiloni).
    Insomma la patata bollente nelle mani di… nessuno.

  3. DiMiao si è preso una santa ciabattata in piena faccia da capitan Renzi ancora timoniere del Pd. E chi lo aveva mai dubitato? Io no e posso produrre le prove.
    Il reggente…come si chiama? ( a proposito ho sentito Travaglio chiamarlo l’auto reggente, ma come Marco, mi copi?) Martina, ecco si Maurizio Martina, poveraccio l’ha presa anche lui la sua santaciabattata. Ma tanto lo sapeva già che la prendeva i manfrinari erano d’accordo: una sceneggiata in piena regola.
    E se qualcuno non l’avesse ancora capito ( mi spiace ma io in mezzo a questi non ci sono, ho le prove) la legge la fa ancora Renzi dentro il partito che ormai è partito per un viaggio senza ritorno al di la del bene e del male.
    E’ in atto più che mai quella che Hobbes chiamava “la guerra di tutti contro tutti”, che tra un po’ diverrà la guerra dei pochi (rimasti) contro i pochissimi (rimasti). Corsi e ricorsi…

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