Per aspera

Dobbiamo guardare in faccia la realtà: ormai (forse, non è mai detto con tutte queste scaramucce in atto tra i due pretendenti al “trono”di Zamunda) si delinea un governo Cinquestelle- Lega, con la benedizione (forse) di Berlusconi e vari ed eventuali.

Prima dell’avvento della terza Repubblica si sarebbe chiamato: la grande abbuffata o ammucchiata per usare un termine caro all’ex cavaliere,noto alle cronache, soprattutto giudiziarie, per il suo alto gradimento di questa forma di “collaborazione”.

Si delinea un ircocervo (come lo ha definito Berlusconi) piuttosto pasciuto, che guiderà il paese verso la meta che tutti gli elettori che hanno votato le due forze preminenti si aspettano: il famoso   obiettivo tanto evocato ma mai pienamente raggiunto: il Burrone.  Erano stanchi morti di sentir ripetere che eravamo sempre sull’orlo, in molti hanno deciso che era arrivata finalmente l’ora di cascarci dentro, una buona volta.

In fondo, ma molto in fondo, solo li ,finalmente l’Italia, può trovare tutte le risposte alle tante istanze  e anche le forze per risalire la china. Stare sempre sul bordo, in attesa di sprofondare era una cosa stressante,sapere di finirci il prima possibile, potrà fornire finalmente nuove energie vitali perché, come tutti sanno e come tutti i più grandi filosofi hanno sempre sostenuto: solo toccando veramente il fondo si può pensare di arrivare al successo. Lo dice un famoso motto latino: “per aspera ad astra”, ed ecco che tutti potremo metterci il cuore in pace: le stelle erano nel nostro destino e le stelle non possono che significare un destino positivo. In fondo.

Per fare questo bisognerà scendere a molti compromessi, calarsi nella mentalità degli eventuali  alleati che possono avere idee anche molto diverse, ma che per il bene del paese e con quel traguardo ormai inevitabile da perseguire, (il Burrone) è assolutamente indispensabile superare i pregiudizi,abbassare le barriere che li dividevano sinora, scavalcare le montagne di insulti che si sono avventatamente scagliati reciprocamente in passato.(Oltre, ovviamente, la montagna di quella cosa che qui non si nomina per decenza).

Tutto si può fare per un traguardo comune, in fondo, quello che conta sono gli italiani, prima gli italiani, facciamo l’Italia grande, di nuovo.

Ma come? Semplice: con la formula che volere è Potere. Nasce la terza Repubblica e subito vengono alla mente grandi ideali, sento già una rinnovata speranza, che sia questa la volta buona?

Ma si, ci voglio credere, sta per nascere una nuova figura di politico italiano. Una figura di cui si sentiva da tempo la mancanza. La chiamerei con un termine che la compendia in tutta la sua dignità istituzionale , l’idea (per la verità non proprio nuova), è quella di un politico di sani principi, coerente ma anche aperto a tutte le possibilità che possano dare quello slancio che occorre in momenti come questo, ossia:… il Calabraghe.

La terza Repubblica sarà all’insegna del calabraghismo. Faranno a gara a chi se le cala prima e meglio degli altri.Finalmente un po’ di soddisfazioni dopo tante frustrazioni.

8 commenti su “Per aspera”

  1. Parlare di terza Repubblica mi pare più azzardato di quando, senza nulla toccare della Costituzione, Berlusconi volle scimmiottare le Repubbliche Presidenziali.
    Diede ad intendere, personalizzando il partito e la campagna elettorale, che il Premier fosse eletto dal popolo, salvo. poi a lamentarsi di avere pochi poteri e di screditare la Magistratura.
    Oggi si parla di terza Repubblica, ma guarda caso, l’unico tentativo di cambiare la Coaituzione è miseramente fallito.
    Allora di quale terza Repubblica si va discutendo, se c’è un ritorno ai proporzionalismo , ai copromessi di un tempo, agli accordi post elettorali che smentiscono i programmi per elettorali, alle pre tattiche fuori dalla sedi istituzionali, al tentativo di far quadrare il cerchio con operazioni impossibili.
    Non siamo affatto alla terza Repubblica, siamo alla resa dei conti della prima Repubblica, con deriva fortemente demagogica. Via gli ideali e le ideologie, avanti le demagogie.

    • Tutto questo cianciare di terza Repubblica, non è che un altro modo di confondere le acque. Un po’come la rottamazione di Renzi che ha avuto l’esito di riportare in “vita” politicamente Berlusconi.
      Si, in effetti il referendum è “miseramente” fallito, e noi paghiamo…(bisognerebbe farsene una ragione e guardare avanti).

  2. Si dice che le vie del Signore sono infinite, e forse Mattarella(anche se non ha poteri divini) potrebbe trovare il modo di mettere d’accordo, per così dire, il diavolo con l’acqua santa
    Non voglio perciò escludere che si formi un governo (dico un governo a pieno titolo, pieni poteri e che non cada al primo inghippo).
    Però, in caso contrario, mi pare ingeneroso dare la colpa a Renzi.
    Renzi aveva previsto questo scenario, aveva proposto e s’è battuto per una legge elettorale con premio di maggioranza.
    Il popolo l’ha bocciata? Ne è responsabile.
    Come correre ai ripari?
    Secondi me con un sistem maggioritario con ballottaggio e premio di maggioranza minimo in caso difficilissimo di sostanziale pareggio: gli italiani sarebbero costretti a decidere e cesserebbe la ricerca affannosa e poco edificante di accordi di vertice.

    • M dispiace ma secondo me gli elettori non hanno colpa di nulla, Renzi aveva fatto una prima legge che prevedeva che fosse abolito il Senato, visto che cosi non è stato ed è stata cassata dalla Consulta si è arrivati a questa legge indecente di cui ha colpa primo in testa proprio Renzi dietro a Gentiloni e sulla quale hannno messo 8 fiducie spodestando completamente il Parlamento.
      E’ stata fatta apposta per creare questo caos ed impedire a tutti di governare nella speranze di avere un po’ più di voti da affiancare a quelli di Forza Italia e Lega che avrebbe dovuto (nella testa di Renzi) rimanere subalterna a Berlusconi. ma aveva fatto i conti senza l’oste ed ha perso una partita che sapeva essere pericolosa. Un giocatore d’azzardo che ci ha messo in questa situazione kafkiana, mi chiedo come si faccia ancora a difernderlo.

  3. Il popolo esercita un potere responsabilmente, a meno che non fossimo in un regime dittatoriale. Non è il caso nostro. Il popolo, o meglio quelle parte di esso che a maggioranza ha votato contro, è pienamente responsabile. Se non mettiamo un punto fisso nelle responsabilità, salta anche il principio di democrazia.

    • Il popolo esercita un diritto- dovere ma sono i politici responsabili di cosa propongono e di cosa viene accettato o meno dal popolo che non può mai essere considerato responsabile delle scelte fatte dalla politica.

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