Fingerbook

Il grande genio, Mark Zuckerber, quello del”libro delle facce”, dovrà interfacciarsi con le Autorità  per spiegare cos’è questa roba del Zuckergate.

Ma tu guarda che faccia!  Insomma, ormai lo sanno tutti, sono convinta che gli italiani ( rotti a tutte le esperienze) conoscono tutti i particolari della vicenda della società Cambridge Analytica e di Facebook.

Basta mettere insieme un po’ di elementi, ma soprattutto focalizzare l’attenzione su questa parola:”manipolare”. La prima cosa che mi viene in mente sono i miei capelli, quando li manipolo per fargli prendere la forma che gli voglio dare. Milioni di utenti Facebook, pare 50, dai quali sono stati vendemmiati dati di ogni genere, da un società di ricerca, che poi li ha venduti alla società inglese per essere utilizzati, pare, nella campagna sulla Brexit in Inghilterra e in quella di Trump in America.
La  faccia di Trump spunta dappertutto come Jack in the Box, non è certo uno che si nasconde, lui, o che si fa manipolare. Ed é anche uno che fa larghissimo uso dei social. Li usa per licenziare tutti, un licenziamento al giorno, toglie i fastidi di torno. Ma, pare, che per arrivare dov’è abbia manipolato molto, un po’ come fa (anche lui) coi suoi capelli.

Ma quello che mi ha colpito di questa storia è una faccia in particolare. Quella di Christopher Wylie lo “spifferatore”, ex dipendente, della Cambridge Analytica, la società inglese che ora dovrà rispondere di manipolazione di un’enorme quantità di dati. Ma guarda che faccia, ho pensato. E che coraggio.

Sembra ancora un ragazzino, questo 28enne canadese col nome, che con una aggiunta di una “h”, sembra davvero un destino: Why lie?  Perché mentire?

Già,  perché mentire?  Questa domanda possiamo farla al mondo intero quello vero e quello virtuale. E perché manipolare? Ci sono molti  motivi. E tra questi c’è far arrivare messaggi che influenzino le idee a chi deve votare perché scelga questo o quel partito o candidato. Le scelte dei cittadini manipolate da gruppi di potere per fini illeciti.

Bella roba! La trasparenza. la  privacy, il controllo, la sicurezza che i nostri dati non finiscano in mano a speculatori senza scrupoli. A quanto pare ci sono molte falle nel sistema, ma ne risponderà chi di dovere o finirà ancora e sempre per girare la faccia dall’altra parte?

Intanto si è formato un movimento per cancellare Facebook. Sarebbe un ottima cosa e io non ne sarei dispiaciuta per nulla visto che non ci ho mai messo neppure un dito.

Al suo posto si potrebbe creare Fingerbook dove si possa puntare il dito verso quello che ci sembra strano e denunciarlo.

Ci metto il mio per primo e lo punto verso quelli che ci vogliono manipolare.

Non bastano, di sicuro, dieci mani.

 

3 commenti su “Fingerbook”

  1. Bella roba la trasparenza, quando Gorbaciov parlò di glasnot, mise i presupposti per la sua caduta.
    Certo un collettore di dati come Facebook (due miliardi di persone) non poteva non ispirare tentativi di manipolazione.
    Zuckerberg ha ammesso candidamente le sue responsabilità sull’ essersi fidato
    di Cambridge Analytica. e ha promesso che entro la fine dell’anno.porterà a 20 mila l’organico degli addetti alla sicurezza e alla reisione dei contenuti. Insomma chiude la stalla dopo la fuga dei buoi.
    Intanto Facebook dovrà fare i conti con la clientela che fugge, mentre negli Usa scatta class action.
    In questa brutta faccenda è implicato pure Alexandr Kogan che attraverso una sua app ha elaborato i dati di 50 milioni di utenti, prelevandoli da Facebook e passandoli a Cambridge Analytica.
    Infine, la talpa Wilie(o più propriamente, come scherzosamente hai scritto, Why Lie ) accusa Bannon, lo stratega di Trump.
    E il discorso cade sempre a lì.

  2. Non so se Trump ha brigato con i social network per essere eletto
    So che è stato eletto e non ci sarà impeachment che lo scardinerà dalla sua funzione.
    Meglio concentrarsi su ciò che sta facendo. Dopo le prove muscolari col la Corea del Nord ora sta cercando di imimicarsi la Cina. Una serie di dazi sull’import per oltre 60 miliardi di dollari scatteranno domani. I cinesi non hanno gradito, ma hanno capito che è il loro vero nemico in campo economico.

  3. Si il discorso cade su Trump. Certamente Facebook raccoglieva dati per mezzo di diverse società per mandare messaggi personalizzati a fini pubblicitari ma un conto è proporre dei beni di consumo, un altro e manipolare l’opinione pubblica per convogliare voti nelle elezioni.
    Certo che Trump non poteva non sapere che cosa stesse architettando il suo stratega o addirittura si può pensare che ci fosse lui dietro. Ma lui se la cava sempre dicendo che sono tutte fake news. E mette tutti a tacere.
    Ma ora Robert Mueller ha un elemento in più per incriminarlo ed eventualmente portarlo davanti alla corte suprema. Non sembra facile, è un uomo furbissimo.
    Ma Zuckerberg non può fare il finto tonto, dopo anni che l’università raccoglieva dati e svolgeva ricerche sui social possibile non gli sia mai venuto in mente che i fini avrebbero potuto essere illegali?
    Il capo della sicurezza si è licenziato, non è un bel segnale, sembra che si sia giustificato dicendo che era un andazzo che andava avanti da tanto tempo.
    Chissà se verremo mai a conoscere la verità ma le associazioni dei consumatori hanno tutte le ragioni di insorgere e chiedere che venga fatta chiarezza ed eventualmente venga chiuso un luogo che sembra vivere di intrallazzi sulle spalle degli utenti ignari.

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